Ucraina: nuove armi in arrivo. Il punto

Oltre a Europa e Stati Uniti anche Israele potrebbe inviare nuova strumentazione militare, ma le speranze di Kiev sono minime. La situazione al 343esimo giorno

di Raffaele Crocco

Fra i molti luoghi, i russi hanno bombardato anche Kramatorsk. Un palazzo è crollato in un istante, allungando di due l’elenco infinito dei civili morti in questi 343 giorni di invasione russa dell’Ucraina. I feriti, alcuni molto gravi, sono almeno sette. Nulla di nuovo in questa guerra che non vede la fine. il presidente ucraino Zelensky promette che i colpevoli saranno individuati e puniti: come se in guerra, in tutte le guerre, non fossero sempre i civili ad essere massacrati. La guerra chiama vendetta, da sempre. E l’esercito ucraino le proprie vendette potrebbe averle dalla nuova arma in arrivo. Se, infatti, il presidente statunitense Joe Biden ha definitivamente detto no a cedere all’Ucraina gli aerei da combattimento F16, Washington ha comunque fornito a Kiev i missili Glsdb. Sono moderni e in grado di colpire fino a 150 chilometri di distanza: potrebbero quindi colpire obiettivi sul suolo russo e la Crimea.

Immediata la protesta del Cremlino, che accusa gli Stati Uniti di aver ormai soggiogato l’Europa e parla di “pericolo sempre più concreto di una escalation”. Nel  frattempo ha dato l’ok ad una taglia sui temuti tank Abram, che dovrebbero essere consegnati, fra qualche mese, all’esercito ucraino. In pratica, ci sarà un premio – messo a disposizione da alcune aziende private – per chiunque li distrugga. “I carri armati occidentali bruceranno e grazie alle ricompense dal mondo imprenditoriale e dalle regioni crescerà il numero degli entusiasti pronti a distruggerli”, scrive una nota dell’agenzia Ria Novosti. 

Mentre si incentivano i soldati, gli esperti suggeriscono l’ipotesi di una nuova offensiva russa entro le prossime 2 settimane. Kiev invoca per questo gli aiuti militari. L’Unione Europea, con la commissaria Ursula van der Leyen, in visita nella capitale ucraina, fa la sua parte. Da un lato si affronta il tema dell’ingresso del Paese nell’Unione Europea, dall’altro si parla di armi. Oltre a fornirle, la Ue prevede di addestrare 30mila soldati ucraini, tra cui anche i futuri carristi. A fianco di Kiev, per altro, potrebbe schierarsi un nuovo alleato, Israele. Lo ha spiegato il premier Benyamin Netanyahu. Nel pacchetto di aiuti potrebbe esserci il sistema di difesa Iron Dome: il fiore all’occhiello dell’antiaerea israeliana.

Gli arsenali si riempiono, ma le speranze per Kiev di riconquistare militarmente tutti i propri territori restano minime. Ne sono convinti quattro alti funzionari del Dipartimento della Difesa statunitense, ascoltati in audizione dai parlamentari della Commissione per i Servizi Armati della Camera. Il Pentagono, in pratica, non crede che l’Ucraina abbia attualmente – né l’avrà presto – la capacità di costringere le truppe russe alla ritirata dalla Penisola. Al briefing erano presenti la vice assistente del Segretario della Difesa per la Russia, l’Ucraina e l’Eurasia, Laura Cooper, e il tenente generale Douglas Sims, direttore delle operazioni dello Stato Maggiore. Insomma, nessuno vede una possibile vittoria alle porte e nessuno sa quali soluzioni diplomatiche proporre. In Ucraina la pace resta lontana.

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