Una Festa senza divisa

Nel silenzio dei Fori Imperiali, il Coronavirus e le incoerenze di un normale 2 Giugno che celebra la Repubblica. Quest'anno senza  parata militare

di Raffaele Crocco

La questione è capire perché una Repubblica che ha una Costituzione come la nostra, il giorno della propria festa abbia scelto da sempre di far sfilare i carri armati. Lo scrivo proprio oggi, nel giorno in cui il Coronavirus ferma almeno per un anno la parata militare, tenendo in caserma uomini e mezzi. Ci saranno solo le Frecce Tricolore – la pattuglia acrobatica dell’Aeronautica Militare – a sfrecciare nel cielo di Roma Il problema è sapere cosa rimane dell’idea di “ripudio della guerra per risolvere le controversie internazionali” scritto nella Costituzione e mai cambiato.

Credo si debba far attenzione, perché il passaggio è fondamentale. Non è legato esclusivamente a idee pacifiste. E’ piuttosto un passaggio di sostanza democratica, di coerenza rispetto alla Carta fondamentale che regola la nostra vita, la nostra quotidianità, i nostri rapporti di forza e la nostra rappresentanza.
Noi, cittadini della Repubblica Italiana, per norma costituzionale siamo contrari non solo alla guerra, ma anche “all’uso della guerra”. La ripudiamo, in qualche modo – anche se non è scritto – la riteniamo immonda. Di qui, l’idea di Forze Armate coordinate da un ministero che si chiama “della Difesa”, non “della Guerra” e nemmeno “delle Forze Armate”.

La parola Difesa, però, negli ultimi anni appare falsa come una banconota da 25 euro. Il nostro Esercito – l’11mo al Mondo per efficienza, armamento, logistica e capacità d’impiego – ha ormai una struttura vocata “all’uso esterno”. E’ costruito cioè per difendere quelli che il nostro Governo – qualunque Governo, a prescindere da colore e appartenenza – ritiene gli “interessi vitali del Paese”, ovunque si trovino. Lo fa spesso sotto la bandiera di missioni di pace. Altre volte sventola lo stendardo dell’alleanza Atlantica. La sostanza non cambia: siamo in 36 missioni militari nel Mondo. Tante, troppe per una Repubblica che il 2 giugno festeggia una Costituzione “che ripudia la guerra”.

D’altro canto – e si torna all’inizio – nella Repubblica d’Italia da sempre abbiamo avuto il 2 Giugno la parata delle Forze Armate. Questo perché le consideriamo il simbolo dell’Unità nazionale. Attenzione: data la nostra Costituzione, dovremmo più coerentemente considerare simbolo dell’Unità nazionale la Protezione Civile, le Associazioni di Cooperazione internazionale e di solidarietà, anche i vari corpi di Polizia e persino le squadre nazionali sportive. Invece no: da sempre sono gli uomini – e più recentemente le donne – in armi a rappresentare la nostra unità.
Già il fatto che “l’unità” degli italiani sia rappresentata dalle armi dovrebbe farci riflettere. Tant’è. E’ solo un’ombra che si aggiunge alle nostre incoerenze, nate dalla storia di un Paese, l’Italia, che la guerra è sempre andato a farla a casa degli altri, tentando invasioni, occupazioni, conquiste.

E’ un’incoerenza che discende da una specie di complesso d’inferiorità che da subito, dal 1861, anno di nascita del Regno d’Italia, ci porta a volere un “posto al sole”, una sedia al banchetto dei Grandi, conquistato non con la forza e la solidità delle istituzioni, della diplomazia, dell’economia, ma con le armi, “virilmente”.
Ostinarci a far sfilare le Forze Armate il 2 Giugno, giorno di festa di una Repubblica con la Costituzione contraria alla guerra, serve solo a dimostrare che la Pace non è nella storia, nella pancia e nei desideri di questo Paese. Serve a ricordarci che siamo abili a scrivere le norme più belle e a disattenderle con una naturalezza disarmante. Serve solo a rendere la Costituzione uno strumento vuoto e da svuotare pericolosamente.

Quest’anno il Coronavirus ha fermato le parate. E’ un evento eccezionale, certo. Ma il silenzio dei Fori Imperiali, senza il rombo dei motori dei carri armati o delle fanfare, rotto solo per qualche minuto dallo sfrecciare dei jet delle Frecce, potrebbe aiutarci a riflettere su cosa davvero significhi il 2 Giugno.

Oggi alle 17 Raffaele Crocco condurrà un incontro sui temi del taglio della spesa militare con Giorgio Beretta di Opal, Francesco Vignarca di Osservatorio Milex e Lisa Clark per l’International peace Bureau. Per collegarsi: https://us02web.zoom.us/j/83240411154?pwd=Ukh0Vlc4VXAwVHZzWlMwMktUN1dVZz09

Se viene richiesto, utilizzare questo Meeting ID e Password:MEETING ID: 878 3649 1511
PASSWORD: 541768

In copertina il tempio della Pace ai Fori Imperiali di Roma. Quest’anno nel silezio di un due giugno senza parata militare (Credit: Jordiferrer)

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