Una piccola morte racconta la tragedia della Bosnia di oggi

Di Edvard Cucek

Mahir Rakovac 2001-2015

E’ come se si fossero accesi i riflettori su quello che accade in Bosnia Erzegovina. E ad accenderli è stato un ragazzino. Si chiamava Mahir,  è morto a 14 anni.

E’ la vittima di un sistema che non vede più i propri cittadini come il principale motivo della propria esistenza. E’ vittima della transizione nella peggior forma immaginabile, di un sistema scolastico non adatto ad un paese come la Bosnia ed Erzegovina nel duemila. Un sistema importato come un format non adatto alla Bosnia, con insegnanti altrettanto importati da  paesi che non hano la storia della Bosnia odierna.

E’ una storia triste, di cui siamo stati testimoni nel dicembre scorso. Mahir era un giovane studente che frequentava una delle scuole che si fanno chiamare “scuole internazionali”. La Sarajevo di oggi ne conta tante. Lui ha deciso di farla finita, ma la sua ha le caratteristiche   di una vera  esecuzione.

La storia inizia quando la sua madre, ormai separata, decise di lasciare la città di Tuzla e di trasferirsi a Sarajevo,  Mahir passa da una “scuola internazionale” ad un’altra. La madre  ha deciso di cambiare la vita e di ricominciare con un altro uomo, un professore, ex ministro della cultura della Federazione della Bosnia ed Erzegovina, una delle due entità create dopo gli accordi di Dayton. E’ uno storico medievalista,  fra i più apprezzati

Le donna racconta che Mahir in questo suo nuovo uomo ha trovato un nuovo padre. Ma il professore con le sue opere sta rompendo le vecchie credenze e i miti costruiti dalle elite che governavano il Paese. E’ un uomo “contro” e per questo inviso. In più, nella società bosniaco erzegovese  una donna emancipata, professoressa e filologa, ma di religione mussulmana che decide di ricominciare con un altro uomo, storico apprezzato, esposto molto nei media, ma di religione cattolica, è quasi insopportabile.

La coppia non rispetta le regole, non sta negli steccati creati dopo la guerra, con gli “orticelli etnici” fuori dai quali non si esce per non commettere sacrilegi. La sfortuna vera, però, è che Mahir è finito in una delle “ scuole internazionali”. Lì viene riconosciuto come il “figlio di chi sbaglia” e quindi  conosce i maltrattamenti, la pressione psicologica, il bullismo degli studenti. Si arriva alla violenza sessuale eseguite davanti al pubblico studentesco, con i filmati, pubblicati , utilizzati per ricattarlo.

“Bosna Sema”, questo il nome dell’istituto scolastico privato, impropriamente chiamato scuola internazionale, in cui  si insegna seguendo il programma del predicatore islamico il turco di nome Fettullah Gùlen. Il direttore- manager è un turco, che non parla bosniaco. La situazione è agghiacciante. I ragazzi appartengono alla elite del paese e condizionano il lavoro dei professori. Sulla vicenda di Mahirm, sulle violenze che ha subito è calato il velo dell’omertà. Gli unici a parlare sono i pochi professori bosniaci, ma l’unico provvedimento preso è stato convocare un’assemblea dei genitori, per cercare di nascondere lo scandalo. Così sono i genitori a dare l’allarme.

Eppure è tutto chiaro:

Mahir era di Tuzla e anche per questo non era ben visto dai figli dei ricchi “neosarajevesi”. Questo perché spesso loro, i nuovi cittadini, non hanno radici nella Bosnia ed Erzegovina e questo fa male, ricorda le radici scomode.

Mahir piaceva a tutte le ragazze della scuola, era bello e intelligente, ma era venuto da un’altra città.

Mahir aveva un nuovo padre, che lo amava, ma che era “scomodo”.  Con la sua opera ha letteralmente smontato  il mito della islamizzazione della Bosnia, tagliando alla radice le ragioni storiche sostenute dalla nuova elite di governo.

Mahir è stato attaccato, brutalizzato, è rimasto senza difese e senza speranza.

Per questo è salito all’ottavo piano dell’edificio in cui abitava, ha bruciato la cartella con i libri scolastici e si è buttai giù. E’ morto sul colpo. Come era morta la sua speranza di poter vivere in un paese normale.

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