USA-Iran: il costo di una guerra

Se è un nuovo conflitto quello che sta  per cominciare, sarebbe il più costoso del millennio per gli USA. Lo dice una ricerca del progetto  Costs of War

di Lucia Frigo

Una possibile guerra americana in Iran costerebbe agli Stati Uniti una cifra che potrebbe arrivare a  2mila miliardi solo per i primi 3 mesi di ostilità secondo una stima  del Watson Institute for International and Public Affairs della Brown University.

Una guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran appare sempre più possibile, dopo la drastica azione militare americana che ha ucciso il generale Iraniano Qassim Suleimani all’aeroporto di Baghdad lo scorso 3 gennaio. Un conflitto tra USA e Iran non sarebbe del tutto una sorpresa nell’agenda di Donald Trump: la possibilità di una guerra era emersa già nella primavera del 2019, quando gli USA si erano ritirati dall’accordo sul nucleare iraniano, esponendo Teheran a nuove sanzioni economiche. È proprio in quel periodo che Neta Crawford ed altri collaboratori del progetto americano “Costs of War” hanno pubblicato un articolo sui costi che una guerra iraniano-americana potrebbe provocare: vi proponiamo qui i principali risultati del loro studio, assieme ad analisi e commenti più recenti.

“Effetti economici disastrosi”

L’avvertimento è chiaro: se gli Stati Uniti andranno in guerra contro l’Iran, il conflitto costerà ben di più dei 6mila miliardi sborsati dagli USA per le guerre in Iraq e Afghanistan: secondo gli esperti, il costo di una campagna in Iran si aggira tra i 60 miliardi e i 2mila miliardi solo per i primi 3 mesi di ostilità.

Come farà Washington ad accumulare tutto il denaro necessario? Le ultime guerre in Medio Oriente sono state finanziate dal Congresso Americano non aumentando le tasse, ma ottenendo prestiti: una mossa che ha portato gli USA ad avere un debito pubblico da record – un numero superato solo durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma il debito pubblico prima o poi va ripagato, e il momento è arrivato – 18 anni dopo. A sopportarne il costo sono le generazioni nate dopo il 1980, e in particolare quelle a reddito medio-basso, alle quali sarebbe impossibile chiedere ulteriori tasse per finanziare un’ulteriore guerra. Lo ha ricordato anche il candidato democratico alla Casa Bianca, Bernie Sanders, che su twitter ha dichiarato: “sono raramente i figli dei miliardari a pagare il prezzo di politiche estere avventate: a subirne gli effetti sono sempre i figli delle classi lavoratrici”.

Ma anche se gli USA riuscissero ad ottenere nuovi prestiti per finanziare la guerra in Iran, il costo di una guerra non sarà limitato ai cittadini americani. Una rapida crescita dell’inflazione non danneggerebbe solo l’economia americana, ma anche quella dei tantissimi stati che ne dipendono, paesi europei inclusi. Tra i primi effetti, il prezzo del petrolio: se la guerra in Iraq ha sestuplicato il prezzo del greggio al barile, un’invasione in Iran causerebbe un incremento nei prezzi mai visto prima, a causa degli effetti del conflitto sulle spedizioni di petrolio nei mari internazionali.

Il costo in vite umane

Sebbene Trump, nel corso del suo primo mandato, abbia a più riprese rimosso truppe dal Medio Oriente, riportando in America soldati stanziati in Afghanistan e Siria, durante la crisi delle sanzioni tra Iran e USA del 2018, i piani riguardanti una possibile invasione dell’Iran erano stati rivisitati: il risultato, 120 mila truppe sul suolo Iraniano già dall’inizio delle ostilità. In previsione, questo conflitto porterebbe all’impiego di molti più soldati americani di quanti erano stati dispiegati in Iraq e Afghanistan: un costo in vite umane, in feriti e veterani che l’America non sembra pronta a gestire. Ma la presenza di così tanti soldati sul suolo iraniano avrà anche un altro, devastante effetto: porterà inevitabilmente ad esacerbare i sentimenti anti-americani che già popolano il paese, e che sono stati chiaramente espressi dopo l’uccisione del generale Suleimani.

L’anti-americanismo in Medio Oriente è un fattore che gli USA hanno imparato a non sottovalutare: più civili sono contrari alla presenza di “invasori” sul territorio, più è facile per i gruppi terroristici ingrossare le proprie fila e reclutare nuovi estremisti.

Ma il costo in vite umane non coinvolgerà soltanto gli eserciti: come sempre, la popolazione civile si dovrà preparare a perdite ingentissime. Da un lato, gli attacchi con droni aerei continuano a causare vittime civili, innocenti che si trovavano semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Dall’altro, i civili iraniani stanno già facendo i conti con fame e povertà anche senza una guerra contro una superpotenza: è dal 2011 che la popolazione iraniana sopporta il costo delle sanzioni economiche imposte sul paese dalle Nazioni Unite, volte a punire il governo per le gravi violazioni dei diritti umani e per il possesso di armi di distruzione di massa – sanzioni che alla fine si sono ripercosse solamente sulle fasce più povere della società civile.

foto: AlJazeera

I costi ambientali

Infine, gli autori di Costs of War propongono un’analisi dell’impatto ambientale di un possibile conflitto in Iran: una guerra nel paese ruoterebbe attorno alla distruzione di elementi chiave dell’economia iraniana, come le piattaforme petrolifere e le infrastrutture per il trasporto del greggio.

Come dimostrato dalla guerra del golfo, ma anche dai più recenti scontri con ISIS, questo tipo di combattimenti causa livelli di inquinamento altissimi nella regione, con rischi per la salute dei civili e per il futuro del territorio. Senza dimenticare che l’esercito americano è già noto per essere il più “sporco” dal punto di vista ambientale: dal 2001, l’esercito produce circa l’80% del gas serra emesso da tutti gli organi governativi americani. Un vero mostro nero, il cui costo non ci possiamo permettere.

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