Venti di guerra negli Oceani. Il punto

Dall'Ucraina a Gaza. Ma aria di conflitto anche dall'Oceano Pacifico a quello Atlantico

di Raffaele Crocco

Ci sono le navi da battaglia nelle acque a Sud dell’Oceano Atlantico. Battono bandiera argentina e statunitense. Sono il segno del nuovo patto politico militare fra Stati Uniti e Argentina di Milei, il Presidente che ha scelto con chi schierarsi uscendo dal Brics ancora prima di entrarci. In cambio ha avuto nuovi aerei da combattimento F16 e manovra con la marina statunitense per ribadire il controllo di quella strategica fetta di Mondo.

Un Oceano più distante, nel Mar della Cina, Taiwan gioca col fuoco di Pechino, ribadendo la propria voglia di indipendenza e ricevendo le nuove forniture militari da Washington. L’assedio cinese è immediato, con 49 aerei da guerra, 19 navi da battaglia, 16 unità della guardia costiera, 35 aerei militari ad incrociare nelle acque e nei cieli dell’isola. E’, questo scontro senza combattimenti, una specie di timer sulla pace mondiale. Nel Risiko mondiale fra “filoamericani” e antagonisti” la tensione sale ad ogni, quotidiano, getto dei dadi. Ipnotizzati dalle guerre in Ucraina e a Gaza, non guardiamo al resto del Mondo. Al Myanmar in fiamme per la rivolta contro i generali golpisti sostenuti da Russia e Cina. O all’Africa del neo nazionalismo dei colonnelli golpisti, alimentato anche dalle stragi create dal cambiamento climatico.

La pace è quello che tutti dicono di volere. I fatti non lo dimostrano. Sarà interessante vedere cosa accadrà a Lucerna, in Svizzera, il 15 e 16 giugno. Parte della comunità mondiale ha convocato una riunione per indicare quale potrà essere il percorso per una pace giusta e duratura in Ucraina, o almeno ad una possibile tregua. Peccato che al tavolo non potrà sedere anche la Russia: Mosca ha declinato l’invito, sostenendo non vi siano le condizioni, in quell’appuntamento, per ragionare in modo corretto sulla pace. Così, l’incontro perde subito uno dei due protagonisti e viene da chiedersi come e con chi sarà possibile trovare un accordo.

Molti osservatori concordano su alcuni punti, rispetto all’appuntamento di Lucerna. Il vero problema del negoziato è che la pace non sarà fra Ucraina e Russia, ma fra “filoamericani” e Russia e nessuno dei contendenti si fida dell’altro. I primi, dopo tutto questo spreco di armi e di vite umane, non possono perdere la faccia nei confronti di Mosca. Quindi, l’ingresso dell’Ucraina nella Nato resta al centro delle scelte e questo compromette qualsiasi accordo. Putin, da parte sua, teme che la Nato punti alla fine della federazione Russa e allo smembramento dello Stato, per renderla ininfluente. Se questi sono i presupposti, difficile immaginare si possa arrivare da qualche parte.

La cosa più tragica, è che nessuno sembra avere imparato dalla storia: nessuna guerra – e tutto il ‘900 lo insegna – ha avuto come seguito una pace giusta senza la risoluzione reale del problema che l’aveva generata. Tant’è: capiremo cosa accadrà a Luserna. Intanto, la conferenza viene preparata gettando benzina sul fuoco, nella confusione degli alleati di Kiev e nel dibattito interno all’Alleanza Atlantica se consentire o meno a Zelensky di usare le armi della Nato per colpire Mosca. Il panico per una sconfitta dell’Ucraina sta diventando sempre più palpabile.
La confusione, assieme alla tragedia, sta diventando anche la misura esatta della guerra nella Striscia di Gaza. Lo dimostra l’ambiguità della Corte Suprema delle Nazioni Unite, che ha ordinato a Israele di fermare la sua offensiva a Rafah, per il “rischio immenso” per la popolazione civile. Tuttavia, non ha chiesto la fine della più ampia offensiva israeliana nel territorio. A Israele è stato ordinato a “fermare immediatamente la sua offensiva militare e qualsiasi altra azione nel governatorato di Rafah, che rischia di infliggere ai palestinesi di Gaza condizioni di vita che potrebbero portare alla sua distruzione fisica totale o parziale”.

Il Governo israeliano ha risposto che tutto andrà avanti, perché non ci saranno “attività militari nell’area di Rafah che creino condizioni di vita che potrebbero portare alla distruzione della popolazione civile palestinese, in tutto o in parte”. Quindi, tutto come prima. A Gaza, come in ognuna delle altre 30 guerre del Pianeta, si continuerà a morire senza ragione.

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