Yemen: la pericolosa deriva del conflitto

Bombardamenti della Coalizione a guida Saudita e attacchi missilistici degli Houthi sugli Emirati Arabi. L'escalation della guerra entrata nel suo settimo anno

I recenti, sanguinosi, atti della guerra in Yemen (qui la scheda conflitto) fanno pensare ad una pericolosa nuova fase del conflitto, entrato nel suo settimo anno. In due giorni (il 21 e 22 gennaio) la Coalizione a guida saudita contro le milizie del Nord Yemen, gli Houthi, sostenute dall’Iran, ha scatenato un violento bombardamento sulla capitale Sana’a, su Hodeida, città portuale molto importante dal punto di vista strategico e su Sa’ada, città situata nel Nord del Paese e roccaforte degli Houthi. Tutto questo come risposta ai due attacchi missilistici che gli Houthi avevano sferrato pochi giorni prima contro gli Emirati Arabi Uniti, colpendo la capitale Abu Dhabi e uccidendo tre lavoratori pakistani dell’aeroporto.

L’escalation del conflitto è iniziata negli ultimi mesi del 2021. Secondo lo Yemen Data Project, il portale web che raccoglie dal 2015 vari dati sulla guerra in Yemen e in particolare sui bombardamenti della Coalizione, rivela che da ottobre a dicembre 2021 sono stati 648 i raid, ovvero il 43% in più rispetto a tutti i dati raccolti dal 2018 a oggi. Una recrudescenza del conflitto che gli osservatori imputano, tra le altre cose, alla battaglia per il controllo delle regioni ricche di petrolio Shabwa e Marib.

Il bombardamento su Sa’ada

I target dei raid sono stati, oltre a porti e aeroporti, anche centri abitati strutture ospedaliere e la prigione di Sa’ada. Un carcere, che secondo quanto raccontato dalla giornalista Laura Silvia Battaglia, conteneva sia mercenari stranieri, soprattutto sudanesi, che rappresentanti delle tribù locali al confine tra Yemen e Arabia Saudita (area della cosiddetta battaglia della valle Jabara) catturate dagli Houthi in più di un raid su quelle colline, nell’agosto del 2019, perché alleatisi con i sauditi. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha negato di aver preso di mira il centro di detenzione, aggiungendo che, in ogni caso, non si trovava nelle liste di divieto concordate con le Nazioni Unite e non soddisfaceva gli standard stabiliti dalla Terza Convenzione di Ginevra per i prigionieri di guerra.

I morti nel carcere, secondo Al Jazeera, sono stati almeno 80, mentre avere un numero esatto delle vittime totali dei raid è pressoché impossibile dal momento che molti risultano ancora dispersi. La ong Medici senza Frontiere stima il numero dei soli feriti a “circa 200”.

La richiesta dell’Onu

Antonio Guterres, il segretario delle Nazioni Unite, ha condannato i raid aerei della coalizione a guida saudita sulla città di Saada e ha chiesto un’indagine sugli attacchi. Le Nazioni Unite hanno chiesto “indagini tempestive, efficaci e trasparenti su questi incidenti per garantire la responsabilità” ha affermato il portavoce di Antonio Guterres, Stephane Dujarric. Venerdì, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha ancge condannato gli “efferati attacchi terroristici” negli Emirati Arabi Uniti e in altri siti dell’Arabia Saudita rivendicati dagli Houthi e ha sottolineato la necessità di ritenere gli autori “responsabili e assicurarli alla giustizia”.

La condanna dei raid delle ong

Molte delle agenzie umanitarie che operano in Yemen hanno diffuso il 21 gennaio un comunicato di condanna ai raid sui civili. “Questi attacchi aerei – si legge – arrivano dopo che tre strutture mediche e un serbatoio d’acqua sono stati attaccati solo questa settimana. Le agenzie umanitarie che operano in Yemen invitano le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale sui diritti umani e a proteggere i civili e le infrastrutture civili durante le ostilità”.

“Chiediamo inoltre – conclude l’appello – alla comunità internazionale di garantire la responsabilità per tutte le violazioni e gli abusi contro bambini e civili, attraverso il ripristino urgente di un meccanismo internazionale di monitoraggio e segnalazione indipendente sullo Yemen e l’istituzione di un meccanismo investigativo internazionale con risorse adeguate e personale sufficiente per il paese”.

Dopo quattro giorni torna internet

Durante il raid (anche al fine di evitare la diffusione sui social e sui siti delle emittenti degli Houthi immagini di bombardamenti e vittime), la Coalizione saudita ha bombardato le infrastrutture di comunicazione nella città di Hodeida, gestita dal monopolio delle telecomunicazioni TeleYemen, controllata dagli Houthi.

Le comunicazioni, secondo quanto riferito da Reuters, sono state in gran parte ripristinate ieri, dopo un’interruzione di quattro giorni. “A tutti gli amici e le persone care: ci siete mancati”, ha detto su Twitter il viceministro degli esteri degli Houthi, Hussein al-Ezzi. Intanto il ministero delle comunicazioni, secondo quanto diffuso dall’agenzia di stampa Saba, gestita da Houthi, ha chiesto alle Nazioni Unite di inviare apparecchiature per garantire che il servizio torni a pieno regime.

di red/Al.Pi.

*In copertina foto via Twitter

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