Dittatura Turca

di Tommaso Andreatta

La Turchia non smette di stupire. Nuovi arresti di massa da parte del regime di Recep Tayyip Erdogan. La vendetta presidenziale, dopo il tentato golpe del 15 luglio 2016, prende varie forme. Il cappio più grande è quello che stringe il collo dei giornalisti. Lo denuncia lo Stockholm Center for Freedom (SCF), che parla di un sistema fatto per silenziare sistematicamente ogni voce critica, che faccia o non faccia riferimento politico all’opposizione. Ma ci sono semplici cittadini, non necessariamente militanti, che sono finiti nella rete del governo.

Sono 982 le persone finite in manette nell’ultima settimana con accuse di “terrorismo”, secondo il ministero degli Interni. «La maggior parte (664) è sospettata di legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Altre 246 persone sono state arrestate in operazioni contro supposti affiliati al Pkk curdo, durante le quali, riferisce sempre Ankara, sono anche stati “neutralizzati” 32 combattenti, di cui 11 uccisi. Detenuti anche 69 sospetti affiliati all’Isis e 3 a gruppi illegali di estrema sinistra» scrive l’Ansa.

«Erdogan – si legge su Rights Reporter – è ossessionato dai social media e dal controllo sul web. I primi di novembre l’agenzia di stampa svedese Arbetet ha riferito che i dipendenti statali in Turchia erano stati costretti a dichiarare le password dei loro account social e di quelli dei loro familiari. Secondo il rapporto, i 22.000 dipendenti della State Hydraulic Works (DSI), l’agenzia turca responsabile delle risorse idriche nazionali, sono stati obbligati a condividere i dettagli sui loro abbonamenti ai giornali, dei conti bancari, dei contributi di beneficenza e affiliazioni sindacali. I dipendenti sono stati inoltre costretti a firmare una autorizzazione che consente ai loro datori di lavoro di accedere ai loro account personali sui social media».

Dal tentato colpo di stato si contano più di 50.000 arresti, una media di 104 persone arrestate ogni giorno.

Il problema Turchia – quella Turchia che periodicamente torna a bussare alle porte dell’Europa chiedendo l’accesso al club dei Paesi dell’Unione Europea – è scomparso (o quasi) dalle pagine dei giornali, salvo qualche apprezzabile eccezione. Ma il problema si ripropone periodicamente.

E la politica di Ankara, vista da Bruxelles, rischia di apparire schizofrenica. Pensiamo ad esempio alla gestione dei capitali. La France-Presse fa notare che il presidente ha chiesto al governo di limitare i movimenti di capitali verso l’estero, dopo aver definito il giorno prima «tradimento» lo spostamento di beni fuori dal Paese. «Non è questione di chiedere o di ordinare di limitare i movimenti di capitali – ha detto – ciascuno è libero di spostare i propri averi all’estero, se lo vuole». Le dichiarazioni della vigilia avevano allarmato i mercati.

Poi la retromarcia: «Non c’è nulla e non può esserci nulla da rimproverare a coloro che piazzano fondi all’estero per investire, per esportare, per fare commercio».

La Turchia si allontana dall’Unione Europea e anche dall’Alleanza Atlantica. Il segnale è arrivato forte e chiaro a fine settembre, quando Erdogan ha fatto sapere di avere acquistato dalla Russia il più sofisticato sistema anti-aereo.

Si tratta del sistema S-400, considerato fra i migliori al mondo, ritenuto persino superiore al Patriot americano. «Può individuare e “ingaggiare” 80 obiettivi allo stesso tempo, sia aerei che missili balistici, fino a 400 chilometri di distanza. E li può abbattere a un’altezza di 30 chilometri. Un osso duro per i cacciabombardieri occidentali, che soltanto quelli ”invisibili” di ultima generazione sono in grado di bucare» scrive La Stampa.

Una scelta politica, prima che strategica. Che spinge la Turchia sempre più lontana dalla bandiera stellata su sfondo blu. Giordano Stabile enumera le mosse di Erdogan, scelte che hanno avvicinato la Turchia alla Russia, guadagnandosi così lo stigma anti-Nato: «Prima il divieto ai parlamentari tedeschi di visitare la base Nato di Incirlik, poi il braccio di ferro sui comizi dei politici turchi in Germania, l’invito del raiss alla minoranza turca perché non voti i partiti della Merkel e di Schulz, gli arresti di reporter con cittadinanza tedesca per i loro reportage sui curdi, compreso quello del corrispondente della «Welt» Deniz Yucel».

Un’escalation che ha avuto come conseguenza, fra le altre, il blocco delle esportazioni di armi dalla Germania alla Turchia.

http://www.rightsreporter.org/turchia-regime-fascio-islamico-stringe-ancora-cappio-sulla-liberta-stampa/
http://www.lastampa.it/2017/09/13/esteri/turchia-schiaffo-alla-nato-il-sistema-antiaereo-sar-russo-e93pWib6xnsINbd3M7TlvM/pagina.html
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/12/04/turchia-982-arrestati-per-terrorismo_1ccb2821-631d-472f-91bd-b99f7ec6583c.html
http://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2017/11/03/turchia-erdogan-prepara-loffensiva-in-siria-contro-la-rojava/215226/

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