Afghanistan: scongelate quei fondi

Il gruppo di advocay United against Inhumanity lancia un appello perché i 9 miliardi di dollari congelati negli Usa e in Europa siano restituiti alla legittima proprietaria: la Banca centrale afgana

“Occorre agire immediatamente per evitare ulteriori danni e l’intensificazione del disastro in Afghanistan dove la povertà ha raggiunto livelli senza precedenti da quando le riserve finanziarie sono state congelate nelle banche americane ed europee lo scorso agosto”. E’ l’appello urgente che ieri è stato lanciato dal gruppo di advocacy United against Inhumanity (Uai). La Lettera Aperta, firmata da più di 50 persone a lungo legate alle vicende dell’Afghanistan (dagli ex Onu Philip Alston e Carol Bellamy alla parlamentare italiana Laura Boldrini) è stata inviata al presidente Biden, al Cancelliere tedesco Olaf Scholz e ai primi ministri Mario Draghi e Boris Johnson di Italia e Regno Unito.

Si tratta di oltre 9 miliardi di dollari, per la maggior parte congelati in banche americane (ma anche in istituti di credito europei e arabi) bloccati dopo la caduta di Kabul il 15 agosto. Nel dettaglio, si tratta di sette miliardi di dollari “congelati” negli Usa e di altri 2 miliardi congelati altrove mentre il contante “fisico”, stampato su ordine della Banca centrale afgana, si trova invece, congelato anch’esso, in Polonia. L’11 di febbraio il presidente Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo di spezza in due gli asset congelati in America: parte del denaro – 3,5 miliardi che dovrebbero essere affidati a un Trust Fund sempre gestito dal tesoro americano – tornerebbe in Afghanistan ma non nelle casse del regime che ha vinto la guerra, semmai condizionato al rispetto di alcuni punti decisi da Washington. Gli altri 3,5 miliardi resteranno congelati in attesa che la magistratura americana decida sulla richiesta di 150 familiari delle vittime dell’11 settembre (attentato cui gli afgani sono estranei) che vogliono che quel denaro li ripaghi della loro sofferenza.

“C’è un drammatico bisogno di invertire le politiche che hanno precipitato l’Afghanistan in una catastrofica spirale discendente che ha schiacciato l’economia, impoverendo enormi segmenti della popolazione, spingendo un quarto della popolazione sull’orlo della carestia e mettendo in discussione la sopravvivenza di milioni fa loro”, sostiene Uai che ha lanciato una petizione (che si può firmare qui) affinché tutti i cittadini indignati dalla decisione di congelare miliardi di dollari in capo alle attività finanziarie afgane nelle banche statunitensi ed europee possano mostrare la loro indignazione.

Il congelamento di questi beni, che legalmente appartengono al popolo afghano e sono proprietà della Da Afghanistan Bank (DAB) – la banca centrale dell’Afghanistan – fa si che l’afghani (la divisa afgana) sia crollato sotto il peso di un’inflazione su cui non si può agire per mancanza di liquidità: un’inflazione vertiginosa che ha già prodotto il rincaro di prodotti di base come cibo e carburante. I politici americani ed europei – sostiene il gruppo di advocacy – devono prendere la decisione etica e salvavita di smettere di punire i cittadini afgani.

La fine della guerra e le vittime

Michelle Bachelet intanto, l’Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha detto lunedì a Ginevra che dal 15 agosto 2021 al 15 febbraio 2022 UNAMA (la missione Onu a Kabul) e l’Alto Commissario dell’Ufficio per i diritti umani (OHCHR) hanno documentato almeno 1.153 vittime civili, tra cui 397 morti in Afghanistan. “Sebbene il calo delle ostilità abbia visto un forte calo delle vittime civili, la situazione dei diritti umani per molti afgani è fonte di profonda preoccupazione”, ha affermato Bachelet. “Diversi attacchi suicidi e non suicidi sono stati perpetrati dall’ISKP (la costola dello Stato islamico nel Paese ndr) contro i musulmani sciiti, per lo più del gruppo etnico Hazara”. Ha inoltre aggiunto  che sono state registrate anche più di “50 uccisioni extragiudiziali” di individui sospettati di essere collegati a Daesh, inclusi casi di decapitazioni nella provincia orientale di Nangarhar con corpi lasciati in luoghi pubblici.

(Red/Em. Gio.)

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