Colombia al voto, il Paese dopo le Farc

Il diverso approccio con gli accordi di pace divide i due sfidanti alle presidenziali. Il commento di Alfredo Somoza

di Alice Pistolesi 

Per la Colombia le elezioni presidenziali del 27 maggio 2018 sono state le prime dopo la firma degli accordi di pace tra il Governo  e le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia).

Il primo turno di elezioni ha decretato un testa a testa tra l’esponente che potremmo definire di centro destra, delfino dell’ex presidente Uribe, Ivan Duque e il progressista Gustavo Petro, già sindaco di Bogotà con un passato nelle file del gruppo antigovernativo M19.

Il terzo e inaspettato arrivato è stato Sergio Fajardo, esponente di una colazione più orientata a sinistra.

Mentre si attende il 17 giugno, quando i colombiani torneranno per il ballottaggio, abbiamo rivolto qualche domanda ad Alfredo Somoza, giornalista e presidente istituto cooperazione economica internazionale di Milano, per capire gli scenari che si aprono.

Nonostante gli accordi di pace il Paese resta un osservato speciale che deve fare i conti con un conflitto interno pluridecennale.

Come stabilivano gli accordi alle Farc è stato permesso di esprimere propri candidati alla elezioni amministrative.

“Il risultato delle Farc – ha detto Alfredo Somoza – è stato molto al di sotto delle aspettative. Hanno ottenuto i cinque parlamentari garantiti dagli accordi di pace ma senza di questi non sarebbero nemmeno entrati in parlamento”.

Lo scarso risultato delle Farc è, secondo Somoza, sintomo di buona salute per la democrazia.

“Questo voto significa che in democrazia le Farc non rappresentano nulla e che non c’entrano nulla con il resto della sinistra che è stata spesso ostaggio nello scontro tra Stato e Farc”.

Al centro della campagna elettorale c’è stato e con ogni probabilità ci sarà anche per il ballottaggio il comportamento che i due presidenti terranno nei confronti degli stessi accordi di pace firmati alla fine del 2016.

“Sul processo di pace c’è stato un vero e proprio spartiacque: da una parte Duque che prometteva riforme penalizzanti alle Farc, mettendo in discussione lo stesso accordo, dall’altro Petro che si è invece presentato come il garante degli accordi raggiunti”.

Qui sotto vi offriamo un’anteprima dell’intervista che Alfredo Somoza ha rilasciato ai microfoni di Caravan. Nei prossimi giorni pubblicheremo la versione integrale. ASCOLTA

 

Tags:

Ads

You May Also Like

Yemen, la Pace fallisce ancora

Gli houthi lasciano il negoziato mediato dall'Onu a Ginevra. Riprendono, serrati, gli scontri: oltre 80 vittime in un giorno

In Yemen la guerra procede senza sosta e anche il tenue tentativo negozialen che ...

La schiavitù Made in Europe che indossi

di Andrea Tomasi Ti allacci le scarpe e non ci pensi. Indossi una felpa ...

Non vincerà la paura

Di Raffaele Crocco Non può essere la paura ad arginare la libertà di idee, ...