Colombia: fallito il dialogo, la protesta continua

Tra sindacato e Governo nessuna intesa. Le richieste del Comitato dello sciopero.

di Maurizio Sacchi

“Aspettavamo una risposta alle nostre richieste di garanzie per la protesta e il Governo ha detto no a tutto e su una serie di questioni non ha detto nulla”, ha dichiarato il Comitato nazionale per lo sciopero in un comunicato. Questo il risultato del secondo incontro fra i leader della protesta che da un mese scuote la Colombia, e il governo di Ivan Duque. Al fine di stabilire un negoziato, il Comitato chiede  al governo di impegnarsi a ritirare l’esercito e la squadra antisommossa dalle strade delle città colombiane. Arrestare la violenza della polizia, identificare i colpevoli degli omicidi, demilitarizzare le strade, sono le condizioni minime che vengono richieste per una trattativa. Per il momento, la risposta non è tale da far cessare le proteste.

La Procura ha identificato che “15 delle 42 morti violente” sono “direttamente correlate alle manifestazioni”. Il procuratore Barbosa ha detto nel suo rapporto al Congresso che: “Abbiamo quattro omicidi chiariti. In un tempo molto veloce. Tre omicidi sono stati commessi da agenti di polizia nel contesto delle proteste, e un omicidio è stato commesso contro un capitano di polizia.” Molte critiche si sono subito sollevate contro il rapporto, poiché nessuno dei responsabili delle poche morti su cui si è indagato è stato arrestato, e già sorgono conflitti di competenze anche per questi casi, contesi fra la giustizia ordinaria e quella militare.

Il Commissario per la pace, Miguel Ceballos, ha intanto invitato il Comitato nazionale per lo sciopero a condannare i blocchi dei manifestanti sulle strade. “Il Comitato nazionale per lo sciopero deve condannare esplicitamente i blocchi e l’uso della violenza nelle manifestazioni”.  Dopo il fallimento della riunione di lunedì, il presidente Ivan Duque ha ulteriormente irrigidito i toni e ha ordinato alle autorità delle diverse giurisdizioni colombiane di porre fine ai blocchi con ogni mezzo. Da parte sua, il Comitato ha dichiarato il proseguimento dello sciopero generale, mentre il tentativo da parte della gran parte della stampa colombiana è di dipingere come vandali le centinaia di migliaia di manifestanti che hanno invaso le strade di Bogotà, Medellin e Cali. In quest’ultima città, nel Valle del Cauca, si sono verificati gli scontri più aspri, e anche qui la protesta è tuttora in corso.

Cosa chiede il Comité del paro?

Una delle bandiere del movimento è il reddito basico di emergenza, equivalente a un salario mínimo per “trenta milioni di persone in condizione di povertà, vulnerabili e colpiti dalla crisi”.Un reddito di cittadinanza della durata minima di sei mesi.Secondo Francisco Maltés, presidente della Central unitaria de trabajadores, tale importo è stato determinato sulla base del fatto che, secondo il DANE, il numero medio di famiglie colombiane è di 3,2 persone e che per sopravvivere una persona ha bisogno di almeno $ 330 al mese. “Questo moltiplicato per tre dà un salario minimo”, dice Maltese. María del Pilar López, professoressa di economia dell’Universidad de los Andes, afferma che “le virtù di un reddito di base garantito sono molto valide”. Tuttavia, López stima che il costo sarebbe di circa 7 punti di Pil (circa $ 7,5 miliardi al mese). “Questo è quasi il triplo di quello che doveva essere raccolto dalla riforma fiscale [che è stata abbattuta dalle proteste]. È estremamente problematico”.

Un’altra richiesta del Comitato riguarda la cosiddetta “matricola zero”, ovvero la gratuità dell’istruzione superiore  e sovvenzioni per la continuità degli studi negli istituti di istruzione superiore privati. Un altro costo che dovrebbe essere sostenuto dallo Stato. L’istruzione privata ha un ruolo quasi esclusivo nella formazione di qualità in Colombia. Un altro punto riguarda la violenza e sfruttamento delle donne. Sul fatto che il Comitato ne tenga conto, Maltés ha dichiarato: “Nella dichiarazione d’emergenza chiediamo la cessazione della violenza contro le donne nell’ambito domestico, e la non discriminazione sul lavoro. Nella pandemia hanno subito una maggiore discriminazione, hanno subito licenziamenti a causa del loro ruolo di caregiver; non ci deve essere alcuna discriminazione e che ci sia protezione statale contro la violenza domestica”.

La difesa della produzione agricola nazionale, industriale, artigianale e contadina è un altro dei cardini della protesta. Si menziona, tra le altre proposte, il perdono dei crediti agricoli, la creazione di sovvenzioni per i piccoli e medi produttori e un programma di appalti pubblici per la produzione agricola. Su come finanziare queste petizioni, il Comité del Paro propone varie soluzioni. Maltés fa notare  che “le fonti  di finanziamento devono essere prestiti del Banco de la República, o emissioni  di valuta. In seconda istanza, monetizzare parte delle riserve internazionali, circa 60.miliardi di dollari”.

La reazione dei mercati finanziari non si è fatta attendere: Standard & Poor’s (S&P), ha abbassato i rating del debito del Paese, sia a lungo che a breve termine. Il rating a lungo termine in valuta estera è stato portato a BB+, da BBB-, che è l’ultimo livello all’interno del livello dell investment grade della firma finanziaria. Che ha così commentato gli eventi: “Ci aspettavamo che la riforma fiscale sarebbe stata diluita durante il dibattito del Congresso, ma che avrebbe portato ad alcune entrate correnti aggiuntive e permanenti. Invece, ha incontrato una forte opposizione politica e proteste da parte di alcuni segmenti della popolazione”. Ha osservato che “mentre le proteste più importanti dal 28 aprile sono state per lo più pacifiche, ci sono stati anche eventi di violenza

.Tuttavia, S&Pha osservato che le prospettive del Paese sono stabili, e ha valutato che la ripresa economica, insieme ad alcune misure fiscali, stabilizzerà il livello del debito pubblico nei prossimi due o tre anni. Sempre che la protesta trovi risposte soddisfacenti, e che il Paese, duramente colpito dalla pandemia, possa rimettersi in marcia. Date le enormi risorse naturali di cui è dotata, una soluzione ai tremendi squilibri sociali, e una umanizzazione e modernizzazione diella Colombia potrebbe davvero portare propsperità per tutti, se la classe dirigente e i ceti dominanti accettassero di cedere parte dei loro privilegi in cambio di un Paese più giusto e pacifico.

Ma la resistenza al cambiamento è forte: si cerca di tacciare tutti i manifestanti come “vandali”; o di etichettarli come filocomunisti . Un attivista ha commentato su facebook: “Ecco gente che non ha mai letto Marx che chiama marxisti gente che non sa nemmeno chi sia Marx”.

Nell’immagine, uno scatto di Ricardo Arce per Unsplash

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