Confini incandescenti

Venezuelani in fuga  e scontri al confine con il Brasile. Uno sguardo alle frontiere americane. Dal  Paese di Maduro  alla stagione pre-elettorale brasiliana con la forte e discussa presenza di Lula

 

I  confini incandescenti del Venezuela, la situazione del Paese sempre sull’orlo della crisi interna e internazionale e il Brasile che si prepara alle elezioni. La situazione vissuta nei due Paesi sudamericani è al momento diversa ma, da confinanti, condividono alcune delle questioni principali. Una su tutte la gestione della migrazione dei venezuelani. In molti dal Venezuela stanno fuggendo in Colombia, Ecuador, Perù e Brasile, provocando, secondo alcuni, una vera e propria crisi migratoria in America Latina. Al 1 agosto 2018, secondo l’Unhcr sono state 298mila le persone che hanno lasciato il Venezuela.

L’Alto Commissariato per i rifugiati attribuisce le partenze alla “situazione economica, aggiunta al difficile contesto sociale e politico”. L’agenzia  della Nazioni Unite ha poi rilevato che c’è stato un aumento della popolazione venezuelana passata dagli stati dell’interno del paese alle zone di confine, nonché un aumento dei movimenti pendolari o transfrontalieri di cittadini venezuelani e colombiani nella zona di confine con la Colombia.

Dal quadro stilato dall’Unhcr, si evince poi che nel 2017, l’accessibilità del cibo nel paese è diventata più difficile, principalmente a causa dell’inflazione elevata e dei relativi prezzi elevati. “Il programma statale di assistenza alimentare – si legge nella scheda di Unhcr – attraverso sacchi di cibo alle famiglie con bisogni specifici critici, sebbene importanti, non è sufficiente. La situazione pone un maggiore rischio di malnutrizione, in particolare tra i bambini. La capacità del settore sanitario è anche di crescente preoccupazione a causa della scarsità di farmaci, attrezzature e operatori sanitari”. Per far fronte alla situazione ai confini del Paese dal 18 agosto, l’Ecuador ha reso più dure le regole per l’ingresso di cittadini venezuelani sul proprio territorio. La crisi umanitaria scatenata dall’arrivo di oltre 4mila persone al giorno ha portato infatti l’Ecuador a dichiarare lo stato di emergenza.

Tensioni con il Brasile

L’esercito brasiliano è schierato al confine con il Venezuale dopo le tensioni che si sono verificate negli ultimi mesi a causa degli attraversamenti. Gli abitanti della città di Pacaraima, nello Stato settentrionale di Roraima, si sono scontrati violentemente lo scorso fine settimana con 1.200 migranti venezuelani. I brasiliani hanno bruciato il campo profughi che li accoglieva, costringendoli a fuggire.Le autorità brasiliane hanno per questo schierato le truppe verso il confine settentrionale e chiesto alla Corte Suprema di fermare l’ingresso dei venezuelani.

Le mosse di Maduro

Dopo lo sventato attentato il presidente del Venezuela Nicolas Maduro continua le sue mosse e nei giorni scorsi ha annunciato un aumento del salario minimo di circa 35 volte rispetto al livello attuale e una nuova valuta. Il valore della criptomoneta nazionale, il Petro, sarà di 3.600 bolivar sovrani (360.000.000 di vecchi bolivar). I vecchi bolivar, secondo lo stesso Presidente, coesisteranno con i nuovi fino alla loro progressiva estinzione.

Brasile pentola a pressione

Dalla difficile situazione venezuelana a una da monitorare. Le elezioni presidenziali di ottobre in Brasile meritano un’attenzione particolare. Con il leader del partito dei lavoratori (Pt) Lula in carcere da aprile con l’accusa di corruzione e riciclaggio, la situazione rischia di degenerare. Sulla questione della legittimità della candidatura del leader e ex presidente si è espresso anche il Comitato dell’Onu per i diritti umani che ha chiesto che Lula venga ammesso alle elezioni presidenziali. La sua candidatura, depositata formalmente lo scorso 15 agosto è stata impugnata dalla procura generale del Paese in base alla cosiddetta “legge della scheda pulita”, che dispone che una persona condannata in seconda istanza da un tribunale collegiale non possa presentarsi come candidato. Secondo l’Onu, invece, finche’ i suoi processi sono in corso Lula può esercitare i suoi diritti politici. Gli avvocati dell’ex presidente brasiliano avevano chiesto la mediazione delle Nazioni Unite lo scorso 27 luglio.

Migliaia di manifestanti avevano accompagnato i leader del Partito dei Lavoratori che si sono recati alla sede centrale del Tribunale Supremo Elettorale per registrare la candidatura di Lula. Scontri e manifestazioni di protesta si erano levate in tutto il Paese dopo l’arresto del leader in aprile.

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