Elezioni in Bangladesh: l’ombra dell’islam radicale

Con il lancio della Lia, un cartello elettorale di partiti islamici moderati e costituzionali il prossimo 21 ottobre, molti temono un’infiltrazione degli estremisti filo-pachistani del partito della Jamaat-e-Islami

di Subir Bhaumik

Mentre ci si avvicina alle elezioni parlamentari previste per il gennaio 2024, in Bangladesh si avverte il pericolo di una rinascita del radicalismo islamico in entrambi i principali partiti, la Lega Awami al governo e il Partito Nazionalista del Bangladesh (BnpP), attualmente maggior partito di opposizione, entrambi in cerca di alleanze con piccoli gruppi pescati nella destra di matrice islamica. Il Paese, nato nel 1971 da un’aspra e sanguinosa guerra civile con l’allora Pakistan Occidentale, ha adottato il nazionalismo laico e la lingua bengalese, finora sostenuti dalla Lega Awami, che fu leader della guerra d’indipendenza con il sostegno indiano. Prevedendo una dura sfida alle prossime elezioni da parte del Bnp, la Lega Awami sta ora cercando un’intesa con l’Alleanza islamica liberale (Lia), una nuova formazione moderata che comprende sei partiti politici islamici e affini formatasi il 1° settembre, perché partecipi come partito di opposizione alla tornata elettorale.

Intanto, il Bnp e la Jamaat-e-Islami (il partito filo pachistano) si sono uniti ai principali partiti islamici per boicottare le prossime elezioni, a meno che non si svolgano sotto la tutela di un governo provvisorio neutrale di vigilanza. Dal canto suo la Lega Awami vuole l’Alleanza islamica liberale (Lia) alle elezioni per poter affermare che il partito è stato inclusivo. I sei partiti islamici, appena registrati alla Commissione elettorale che compongono la Lia sono il Bangladesh Supreme Party guidato da Syed Saifuddin Ahmed Maizbhandari, il Bangladesh Islami Oikya Jote guidato da Misbahur Rahman Chowdhury, il Krishak Sramik Party guidato da Farhanaz Haque, l’Aashiqeen-e-Awlia Oikya Parishad guidato da Alam Noori Sureshwari, il Bangladesh Janodal e il National Awami Party (NAP Bhashani).

Il lancio ufficiale della Lia avverrà con un comizio il 21 ottobre, alla porta Sud della Moschea nazionale di Baitul Mukarram, dove l’alleanza islamista moderata prevede di radunare più di 300.000 persone, come hanno detto alcuni suoi membri. Ma tra le loro dichiarazioni c’è anche che l’alleanza si aspetta la partecipazione attiva di un gran numero di leader di gruppi islamisti più radicali come l’Islami Andolon Bangladesh (IAB), il Bangladesh Khelafat Majlish, il Khilafat Andolan, il Jamiat-e-Ulama-e-Islam e il Bangladesh Nezami Islami Party. Al momento, i partiti registrati alla Commissione elettorale, condizione necessaria per partecipare a qualsiasi elezione, sono 44 di cui 14 islamisti. La partecipazione di alcuni di loro alle elezioni dovrebbe aiutare la Lega Awami al potere a mostrare al mondo elezioni partecipate, anche in assenza dell’opposizione del Bnp e degli altri partiti a favore del boicottaggio.

Ma alti funzionari dell’intelligence del Bangladesh sospettano che la Jamaat-e-Islami possa separarsi dal Bnp, fermo nell’opposizione al voto senza che si sia prima formato un governo provvisorio di vigilanza, e inserire i suoi candidati nelle liste della Lia. Finora un’infiltrazione da parte della Jamaat non è stata provata. “Per ora non siamo a conoscenza di un’intesa. Il mese scorso i leader dell’alleanza dei 14 partiti si sono riuniti. Hanno deciso di non allargare l’attuale compagine della coalizione”, afferma Shahriar Kabir, storico leader antifondamentalista, tra i principali sostenitori del processo per crimini di guerra contro i dirigenti della Jamaat che si erano uniti all’esercito pachistano nei massacri del 1971.

La Jamaat-e-Islami, rea di aver appoggiato l’esercito pachistano nelle sue orribili atrocità, si è rivelata un attore marginale sulla scena politica anche dopo aver ottenuto il sostegno dei regimi militari del generale Ziaur Rahman e di Hussain Mohammad Ershad. Ma il BNP guidato da Khaleda Zia, l’ha scelta per stringere un accordo e attingere così al suo pur quanto piccolo bacino di voti islamisti. Dal canto suo, rendendosi conto dell’enorme vantaggio politico che potrebbe ottenere se scendesse in campo a fianco del Bnp in caso di boicottaggio elettorale, la Jamaat punta da una parte a far confluire gli elettori del BNP nel proprio “pollaio” mentre dall’altra fa di tutto per partecipare alle elezioni. Una decina di anni fa, fu estromessa dalla scena politica istituzionale, dopo che la Corte Suprema aveva giudicato la formazione del partito “incompatibile con la Costituzione del Bangladesh”. Ora, con un ricorso in tribunale, tenta di riottenere il riconoscimento della Commissione elettorale, ma finora ha ottenuto in risposta solo un contro ricorso e la sospensione della pratica.

“Visto che non può più candidarsi autonomamente alle elezioni, potrebbe convenire ai leader islamisti più radicali della Jamaat schierare i propri candidati nel maggior numero di seggi possibili nelle liste della Lia, così come sarebbe gradito anche ai leader moderati della Lia non invisi alla Lega Awami competere alle elezioni con la Jamaat come alleato occulto”, ha dichiarato Sukharanjan Dasgupta, editorialista di lungo corso e autore di libri sul Bangladesh. “Uno scenario del genere sarebbe sicuramente un vantaggio per la Jamaat-e-Islami, ma anche la Lega Awami pensa di trarne profitto. Se, infatti, la Lia, con al suo interno numerosi membri della Jamaat, esce dal voto forte, come partito di opposizione, potrà porsi come futuro candidato di governo con un programma islamista.

La Lega Awami, dal canto suo, è fiduciosa perché la partecipazione alla tornata elettorale da parte di un partito islamico la aiuta a rivendicare elezioni eque e inclusive e a mettere così a tacere le nazioni e le Ong occidentali che dubitano della correttezza di Hasina (a capo della Lega ndr)”, conclude Dasgupta. Molti temono, però, che, nel tentativo di neutralizzare la sua bête noire Khaleda Zia (Bnp), Hasina possa tirarsi la zappa sui piedi o “attirare a sé un coccodrillo mentre scava un canale” (come dice un proverbio popolare bengalese), se la sua lega Awami lascerà che la Lia si aggiudichi un numero considerevole di seggi.

“La Jamaat-e-Islami è il vero nemico di tutte le forze democratiche laiche e liberali del Bangladesh, il nemico della nostra indipendenza. Se otterranno legittimità, qualsiasi siano i vantaggi a breve termine della Lega Awami, il futuro del Bangladesh come nazione musulmana moderata sarà messo in discussione”, ha dichiarato l’ex alto funzionario dell’intelligence Benu Ghosh.

Un altro fattore che preoccupa la maggior parte dei liberali bengalesi è che la Jamaat-e-Islami è riuscita a stringere un accordo con gli Stati Uniti attraverso i suoi mentori pachistani, che ora spingono per un’alleanza islamista che riunisca tutti i gruppi che la pensano più o meno allo stesso modo, ma che spesso sono in competizione tra loro, e che si contendono una fetta di voti.

La Jamaat-e-Islami sta giocando d’astuzia. Da un lato, è probabile che schieri centinaia di candidati dirottando la Lia, ma dall’altro ha intenzione di unirsi al Bnp e ad altri gruppi islamici dell’opposizione in violente proteste di piazza a sostegno della necessità di un governo provvisorio di vigilanza. Se la lega Awami avrà la meglio sulle rivolte e si confermerà al governo, la Jamaat potrà comunque contare su una consistente presenza parlamentare sotto la copertura della Lia. Se Hasina cede, può invece sperare di salire al potere con il Bnp passando per un governo provvisorio.

La maggior parte dei liberali bengalesi non ritiene più che la Lega Awami possa difendere i valori nazionali fondamentali del laicismo, del liberalismo e della democrazia partecipativa, perché la corrente islamista moderata del partito ha una presa potente sull’Amministrazione Hasina. “È giunto il momento di lanciare una piattaforma di ampio respiro, che lotti per riportare la Costituzione laica del 1972, promuova una guerra totale contro la corruzione e l’aumento dei prezzi e risani l’economia che sta soffrendo a causa del libero corso di un capitalismo clientelare che ha portato a un enorme riciclaggio di denaro e a fallimenti bancari”, ha dichiarato un alto dirigente della Lega Awami, fra gli organizzatori della guerra di liberazione del 1971, che non ha voluto essere identificato per timore di ritorsioni.

Un altro dirigente punta invece il dito sul gruppo Beximco, noto per la sua rapacità, e il cui fondatore Salman F Rahman è consigliere privato della premier Hasina per gli investimenti. “Nonostante le enormi inadempienze bancarie che ammontano a migliaia di milioni, Beximco ha appena ottenuto un prestito di 22000 crore (220 miliardi) di Taka. Com’è possibile senza l’autorizzazione dei vertici?”, ha notato il funzionario. Rahman è così potente che, durante una recente intervista, un canale televisivo gli hanno persino chiesto se si ritenesse un “super ministro”.

L’influenza di Rahman su Hasina è perniciosa perché la sua azienda è al centro delle accuse di corruzione che la premier deve affrontare, ma anche perché sta spingendo per una versione “puritana” dell’Islam wahabita di tipo pachistano nella politica dello Stato, che non si concilia con la tradizione sincretica dell’Islam bengalese”, ha dichiarato infine un ministro del governo di Hasina, sempre a condizione di stretto anonimato.

Nella foto di copertina, traffico nell’arteria stradale Mirpur di Dhaka, capitale del Bangladesh © Sk Hasan Ali/Shutterstock.com

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