Europa: evitare un nuovo conflitto

Agire con "neutralità attiva" per dissinnescare la bomba ucraina. L'analisi e la proposta del Presidente emerito di Intersos

di Nino Sergi*

Ancora una volta l’Europa rimane senza voce. Eppure siamo di fronte ad un pericoloso gioco politico-militare intorno all’Ucraina tra Russia e Stati Uniti che rischia di sfuggire di mano, con conseguenze difficili da governare. La debolezza dell’Ue in materia di politica estera appare in tutta evidenza ma le preoccupazioni nazionali dei singoli stati membri, dettate tra l’altro dalle periodiche scadenze elettorali, ritardano l’assunzione di decisioni in merito che sarebbero invece non più rinviabili. In attesa che questo cammino di maggiore assunzione di responsabilità comune in materia di politica estera e di sicurezza si compia, le istituzioni comunitarie hanno comunque la possibilità e quindi il dovere di dire qualcosa, di proporre soluzioni che allontanino con il dialogo internazionale qualsiasi forma di soluzione armata. In fondo, è innanzitutto la sicurezza in Europa che è in gioco. Ed è l’Europa che deve farsi sentire.

L’Ue ha la cultura politica, grazie anche al proprio cammino comunitario degli ultimi settant’anni, per riscoprire e poter fare primeggiare la forza potente del dialogo come base di ogni civile convivenza. Sulla questione ucraina il tempo è ora. La tensione tra USA/Nato e Russia è infatti giunta a livelli preoccupanti e pericolosi. Il dialogo permette di capire le ragioni altrui, scoprendo spesso che non sono né banali né infondate. E’ una scoperta che, se vissuta in buona fede, può illuminare le parti in contrasto. L’ho sperimentata personalmente in tanti contesti di conflitto di fronte a opzioni ben diverse della politica, dimostratesi troppo sbrigative e superficiali. Se gli USA e la Nato hanno le loro ragioni, anche la Russia ha le sue e l’Ue è nella giusta posizione per potere essere lo strumento istituzionale politico-diplomatico per indentificarle e trarne elementi utili ad approfondire e rafforzare il dialogo.

La questione ucraina dovrebbe innanzitutto essere affrontata nell’interesse dell’Ucraina. Gli interessi europeo, russo o atlantico, pur rimanendo il motore delle scelte politiche, dovrebbero rimanere sfumati. Nell’immediato essi appaiono infatti antitetici e inconciliabili, alimentando la crisi piuttosto che la soluzione. Dalla logica dell’interesse di parte è indispensabile passare alla priorità dell’interesse del paese in crisi che, in prospettiva, potrebbe anche rappresentare un interesse comune. Esiste infatti ormai una significativa interdipendenza tra Ue/Occidente e Russia e sarebbe insano un ritorno a forme di cortina di ferro del secolo scorso, con in più una Cina che non rimarrebbe certo inattiva.

Ger van Elk: Symmetry of Diplomacy, 1975, Groninger Museum

La situazione dell’Ucraina dovrebbe aiutarci a ripensare le relazioni internazionali nei contesti di tensione che riguardano Paesi a cavallo tra due aree geopolitiche in competizione economica, politica e culturale, divisi all’interno e nei rapporti esterni. I paesi-cerniera dovrebbero essere accettati come sono – cerniera, appunto – e visti come possibile elemento di collegamento e dialogo tra blocchi politici, senza spingerli a scelte di campo laceranti o portatrici di timori destabilizzanti. L’Ucraina ha un piede ad ovest e l’altro ad est, in una duplice e contrapposta tensione. Non diventando membro della Nato né dell’Ue né dell’Unione eurasiatica trainata dalla Russia ma vivendo una neutralità attiva riconosciuta, aperta a rapporti politici, economici, culturali con entrambe le entità, l’Ucraina potrebbe più facilmente garantire la propria unità territoriale, la convivenza delle diverse nazionalità, il proprio sviluppo radicato nella storia sia europea che russa, con ampie collaborazioni nelle due direzioni. Converrebbe in prospettiva anche a tutti i paesi confinanti ed al rafforzamento della stabilità e della pace in tutta l’area.

Se l’Ucraina continuerà ad essere considerata terra di conquista europeo-atlantica o russa, per interessi che rimangono tra loro contrapposti e inconciliabili, indebolendone l’iniziativa propria e il rafforzamento del proprio cammino democratico, sarà difficile ogni soluzione pacifica della crisi, che tenderà anzi a crescere, con ripercussioni globali. Un’Ucraina neutrale e aperta a cooperazioni a trecentosessanta gradi potrebbe perfino rappresentare un punto magnetizzante tra Ue/Occidente e Russia e potrebbe rafforzarne il rapporto politico e la fiducia reciproca. Le crisi tendono a moltiplicarsi. Occorre quindi uno sforzo di creatività politica, che sappia ripensare le relazioni ed inventare e codificare nuove forme di convivenza tra stati, regioni, alleanze, in particolare nelle aree di confine per renderle fattore di cooperazione piuttosto che di divisione. Vediamo sempre i confini come linee di divisione mentre in realtà sono o potrebbero essere linee di unione.

Non è nell’interesse immediato dell’Ucraina un cammino di adesione ad alleanze euroatlantiche o euroasiatiche. Mentre è interesse di tutti che l’Ucraina possa, mantenendo la propria integrità territoriale e la plurale convivenza della comunità, rimanere aperta a rapporti politici ed economici ed a cooperazioni con entrambe le parti, a partire dai paesi più vicini. L’Ue e in particolare l’Italia hanno la cultura politica per proporre forme nuove di convivenza pacifica, nell’attuale complessità del mondo, che non si basino sull’opzione ‘o con me o contro di me’, né sugli interessi di parte, né su fantasiose minacce militari o opinabili sanzioni, ma su principi nuovi che tendano ad impedire le ferite, le morti, le distruzioni, le disperazioni che le crisi irrisolte producono con la guerra. Una politica che non crede più nella forza del dialogo e nell’iniziativa diplomatica è una politica cieca, senza speranza, senza futuro.

 * Presidente emerito INTERSOS

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