Gaza/Italia: cessate il fuoco e vendita di armi

Storia di un rapporto complesso: dall'equidistanza alla stretta collaborazione Roma-Tel Aviv. Il cambio di passo nel 2003

di Luciano Bertozzi

Fermare i combattimenti e le vendite di armi italiane ad Israele. Lo chiedono all’Italia Amnesty International, Rete Pace e Disarmo ed altre associazioni. Per non essere complici di chi sta bombardando il popolo palestinese, che non è Hamas, vanno vietati gli aiuti militari. Si tratta di attuare l’articolo 11 della Costituzione, ma anche la legge 185 del 1990 che vieta le esportazioni verso i Paesi belligeranti. L’Italia, invece, si astiene sul cessate al fuoco in Palestina, chiesto dall’Assemblea Generale Onu e appoggia incondizionatamente la vendetta di Tel Aviv. E se le atrocità di Hamas non hanno scusanti, ma non va dimenticata la continua repressione del popolo palestinese.

L’Assemblea Generale Oni ha approvato molte risoluzioni di condanna di Israele per la continua occupazione dei Territori e ha anche “chiesto a tutti gli Stati di desistere dal fornire ogni aiuto militare ed economico fintanto che continua ad occupare territori arabi e nega i diritti inalienabili del popolo palestinese” (risoluzione n.31/61 del 9.12.1976 e successive). Per vent’anni i governi italiani, hanno mantenuto una politica di equidistanza verso il Medio Oriente e pur mantenendo buoni rapporti con Israele, hanno attuato una politica rigorosa sulle forniture di armi a Tel Aviv, che fino ai primi anni 2000 erano irrilevanti.

Nel 2003 fu firmato dal Governo Berlusconi un accordo di cooperazione militare con Israele, ratificato con la legge n.95 del 2005. L’intesa è finalizzata a favorire l’interscambio fra i due Paesi, L’Accordo è coperto dal segreto, neanche il Parlamento conosce le attività effettuate in base a tale accordo. L’intesa prevede anche la lotta al terrorismo, su tale aspetto il senatore Malabarba (Misto-Rifondazione Comunista) nel dibattito sulla ratifica dell’Accordo aveva sottolineato che esisteva “…un’altra clausola centrale nella nuova intesa (che) riguarda una non meglio precisata “collaborazione nel combattere il terrorismo”. Visto che Israele considera “terrorismo” qualsiasi forma di resistenza palestinese e libanese, con l’approvazione del Memorandum, il nostro Paese rischia di entrare in guerra coi movimenti arabi che cercano di liberare le loro terre dall’occupazione”. In particolare l’Accordo prevede lo scambio di informazioni in materia di difesa, esercitazioni congiunte, l’invito di osservatori, lo scalo di unità navali ed aeromobili e si incoraggiano le rispettive industrie per la ricerca, lo sviluppo e la produzione nel settore militare.

Nel 2012 il Governo Monti, in base al predetto Accordo, firmò il contratto per la vendita di 30 velivoli da addestramento M-346, un affare da un miliardo di dollari. L’aereo può anche essere equipaggiato con armi e bombe. I primi aerei sono stati consegnati nel 2014. In cambio l’aeronautica militare italiana ha acquistato due velivoli spia Gulfstream 550 (costo complessivo 800 milioni di dollari circa) e il sistema satellitare OPTSAT-3000 (245 milioni di dollari). Da allora ci sono state altre forme di collaborazione, dai droni subacquei ai veicoli blindati da combattimento e sono aumentate le esercitazioni delle rispettive aviazioni. Gli israeliani hanno utilizzato Decimomannu, in Sardegna mentre quelli italiani hanno partecipato a manovre in Israele. L’aviazione italiana addestra, secondo il blog di Antonio Mazzeo, i piloti di Tel Aviv a Pisa e ciclicamente i nostri si recano nella base di Palmachin per addestrarsi nella guida di velivoli a controllo remoto. Nel 2019, i ministeri della Difesa dei due Paesi hanno firmato un accordo per l’acquisto di sette di elicotteri AW119Kx d’addestramento avanzato per le forze aeree israeliane, del valore di 350 milioni di dollari, in cambio dell’acquisto da parte dell’Italia di un valore equivalente di tecnologia militare israeliana: nel settembre del 2020 l’accordo è stato ampliato, con altri cinque elicotteri AW119Kx, in cambio l’Italia ha acquistato altri missili anticarro israeliani. Il ministro della Difesa Benny Gant ha così commentato, l’accordo “riflette l’importante e stretta collaborazione con il ministero della Difesa italiano che va avanti da anni.

Anche l’allora Ministro della difesa, Lorenzo Guerini, in visita a fine 2020 in Israele era dell’idea di rafforzare la cooperazione nella Difesa. Nel gennaio 2023 il nuovo Ministro della difesa, Guido Crosetto, ha incontrato l’ambasciatore israeliano a Roma, Alon Bar, nel corso dell’incontro è emersa la volontà di intensificare la collaborazione fra i due Paesi, ma come dimostrano i massacri del 7 ottobre, la sicurezza non è data dalle armi bensì dalla soluzione politica al problema palestinese.

In copertina in una foto diffusa dalla Presidenza del Consiglio,  la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni incontra a Tel Aviv in ottobre il Premier Benjamin Netanyahu.

 

 

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