Giustizia climatica e pace: la voce di Friday for Future

I passi del movimento giovanile per unire le istanze pacifiste a quelle ambientali. L'intervista
Unire le istanze del movimento pacifista e di quello ambientalista è un tema all’ordine del giorno per molti attivisti e Friday for Future non fa eccezione. Per capirne i risvolti e come si sta muovendo oggi il movimento per il clima che è riuscito a coinvolgere milioni di giovani in tutto il Mondo abbiamo rivolto alcune domande ad Agnese Casadei, di Friday for Future Italia.
 
Il movimento Friday for Future si sta interrogando su come unire gli argomenti pacifisti a quelli ambientali?
 
È in corso da molto tempo, e in maniera molto pronunciata da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, una riflessione su quanto i combustibili fossili, oltre a causare la crisi climatica, siano anche alla radice di molti conflitti nel mondo. Nel caso specifico dell’Ucraina, tra l’altro, l’importazione europea di gas ha finanziato ampiamente l’economia russa, permettendo anche di destinare risorse economiche all’aggressione in Ucraina. Dall’altro lato, gli effetti della crisi climatica e il loro impatto sulle popolazioni più esposte e vulnerabili hanno causato conflitti nel mondo che perdurano da anni, come nel caso della guerra in Siria, o instabilità e aumento del terrorismo, come nel caso della regione del Sahel. Il legame tra emergenza climatica e conflitti è evidente, e rappresenta un ulteriore motivo per cui chiediamo giustizia climatica e lo stop a ogni nuova estrazione di combustibili fossili.
 
Come il Movimento riesce a mettere insieme le istanze del Nord e del Sud del Mondo?
 
Non c’è una vera e propria differenza di istanze. La lotta è la stessa, semplicemente si svolge in luoghi del mondo diversi tra loro. Ciò che conta è dare visibilità e portare in primo piano le persone che ora sono in prima linea nel subire gli impatti climatici più severi. Giustizia climatica significa anche questo, far avvenire un passaggio di microfono dai Paesi occidentali, che per decenni hanno tenuto tutta l’attenzione mediatica per sé e parlato di crisi climatica come di un fenomeno lontano nel tempo, ai Paesi del Sud del Mondo che invece subiscono da molto tempo siccità, inondazioni, ondate di calore anomale e crisi idriche e alimentari sempre più gravi.
 
Come state provando a coinvolgere gli adulti?
 
Gli adulti si mobilitano ormai da anni al nostro fianco nel movimento Parents For Future. Stanno portando avanti importanti campagne di sensibilizzazione su cosa un adulto possa fare per essere parte della soluzione, per esempio coibentando la propria casa o cambiando fornitore di energia elettrica. Di fatto, quello che era nato come un movimento giovanile e di riscatto per la nostra generazione si era rinvigorito anche con una certa insistenza attorno al sentimento, comune tra i giovani, di tradimento da parte delle generazioni precedenti. Ora invece non è più così, e si è spostato il focus sui reali responsabili di questa crisi: governi lenti e inadeguati e compagnie fossili criminali.
 
Quali sono i prossimi passi della vostra protesta?
 
Sciamo scesi in piazza il 5 novembre convergendo a Napoli insieme ai lavoratori e alle lavoratrici di GKN, come già abbiamo fatto a Bologna il 22 ottobre. Si stanno creando convergenze tra le lotte e questo mi dà molta speranza per il futuro dell’attivismo, anche perché se esiste una battaglia che comprende sotto al proprio cappello tante altre rivendicazioni è proprio quella per la giustizia climatica.
 
*In copertina lo sciopero per il clima del 23 settembre 2022
 

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