Conflitti dormienti

Tra Transnistria e Moldavia, tra Tiraspol e Chisinau tira un’aria apparentemente tranquilla. Lo status quo fa comodo a tutti in questa odissea di nazionalità lunga settanta chilometri. Reportage

di Daniele Dei

Tiraspol (Transnistria) – ‘1990-2018’: dei grandi manifesti pubblicitari stradali lungo le vie principali di Tiraspol ci ricordano che l’autoproclamata Repubblica Moldava di Pridnestrovie, ai più conosciuti come Transnistria, ha raggiunto i 28 anni di età. Il momento della grande festa, come tutti gli anni, sarà la parata del 2 settembre per le strade della capitale, nel giorno in cui si celebra l’indipendenza.

Già, dopo quasi sei lustri qual è la situazione della conflittualità tra questo lembo di terra ‘al di là del fiume Nistro’ e la Moldavia, lo stato che per il diritto internazionale ingloba la Transnistria? Il sangue versato nel 1992 sembra ormai un lontano ricordo e l’aria che si respira oggi è quella di una ‘calma apparente’, di un problema tuttora irrisolto come se la polvere fosse stata buttata sotto il tappeto.

Negli ultimi anni sono cambiati gli attori principali di questa contesa. Sul lato transnistriano il presidente Igor Smirnov ha lasciato ufficialmente il timone nel 2011. dopo venti anni, a Yevgeny Vasylyevich Shevchuk, a sua volta sostituito nel 2016 da Vadím Nikoláevič Krasnosél’skij. Sul fronte moldavo, da fine 2016, alla guida politica del paese è salito il filorusso Igor Dodon. Non è un caso che il 4 gennaio 2017, solo dopo undici giorni dal suo insediamento, il presidente moldavo abbia incontrato subito Krasnosél’skij.

Da allora molti alti e bassi fino al summit più recente, lo scorso 25 aprile nella città di Bender, o Tighina, una scelta non casuale: ceduta dalla Moldova alla Transnistria al termine dei conflitti del 1992 pur essendo sulla sponda ovest del Nistro, è probabilmente un pegno da pagare ai russi che si erano ‘scomodati’ in difesa di Tiraspol. Ancora una volta le tensioni non sembrano risolte ma, se non altro, non si sono acuite. I colloqui si sono principalmente concentrati sulla presenza delle truppe militari sulle due sponde del fiume, nell’ottica, secondo Dodon, di migliorare la circolazione stradale sui due confini.

Nodo da sciogliere anche quello dell’accordo tra Moldavia e Ucraina al fine di controllare congiuntamente il confine a est della Transnistria, decisione assai poco gradita da Tiraspol. Su questo tema non solo non è venuto fuori niente dall’incontro del 25 aprile, ma nemmeno da un summit che si è tenuto a Roma lo scorso 30 maggio alla presenza di Osce, Russia, Ucraina, Moldavia e Transnistria, con emissari dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. Al palo anche la questione della gestione delle telecomunicazioni, in cui Chisinau e Tiraspol avanzano diverse posizioni.

Era il 2008 quando un trasmissione televisiva italiana mostrava al grande pubblico la Transnistria in un’ottica di ‘stato canaglia’ in cui comprare un kalashnikov era un gioco da ragazzi. All’epoca il video mostrava come si fosse costretti, così almeno appariva, a pagare infinite tangenti in entrata e in uscita dal confine moldavo/transnistriano. Oggi, magari accompagnati da una guida russofona, questo tipo di problema non si pone. Venendo dalla capitale della Moldavia in direzione di Tiraspol (settanta chilometri circa) a un certo punto appare la dogana ufficiale.

Ovviamente siamo ben prima dell’Ucraina e, addirittura, a qualche chilometro dal fiume Nistro, proprio perché Bender è stata annessa alla Transnistria. Nessun problema. Ci sono poi i soldati russi, i ‘pacificatori’ come vengono chiamati da queste parti. Tutto fila liscio. Dogana della Transnistria, con grande falce e martello in bella vista e i colori della bandiera della Rss Moldova ante caduta dell’Urss. In questo caso si scende dalla macchina, si va all’ufficio immigrazione e ci si registra. Viene fornito uno scontrino di transito per dieci ore, il tempo sufficiente anche per visitare Tiraspol e tornare indietro. Anche qui nessuna mazzetta richiesta, né all’andata e tanto meno al ritorno.

I cittadini della Transnistria oggi hanno la possibilità di prendere fino a cinque cittadinanze diverse. La transnistriana, non riconosciuta al di fuori dei patri confini eccetto in pochissime e rare eccezioni, la moldava, quella russa, l’ucraina e la romena, le ultime tre a seconda delle discendenze genealogiche. I transnistriani non hanno limiti di ingresso in Moldavia, non vale invece per i moldavi che hanno, rispetto agli stranieri, 24 ore di tempo per attraversare di nuovo il confine, salvo il registrarsi all’ufficio immigrazione per un tempo maggiore.

La Farnesina raccomanda “… particolare cautela nei viaggi nella regione della Transnistria. In ogni caso è essenziale tenere presente che, in caso di necessità, l’Ambasciata ha possibilità di intervento limitate…”. Una frase ancora oggi crea un’immagine del conflitto moldavo/transnistriano come se fosse ancora nel suo vivo.

La situazione della frontiera prima descritta e la condizione generale che si percepisce sul posto è invece molto diversa. Addirittura, sono gli stessi moldavi a riconoscerlo, Tiraspol è molto meglio tenuta di Chisinau: aree verdi e strade curate, nessun segnale di pericolo. Una passeggiata per il centro, di una capitale che non esiste per il diritto internazionale e in cui l’Italia ti sconsiglia di andare, è una possibilità assolutamente normale, al di là delle manifestazioni politiche post sovietiche che sanno quasi di folklore. In un clima di calma forse solo apparente, si percepisce più che il conflitto l’assurdità di un paese dove le monete sono di plastica e di forme diverse e dove viene adottato un rublo transnistriano che non è quotato da nessuna borsa del pianeta: proliferano le state di Lenin ed esistono ancora i Domsoviet.

Una città dove si trovano le ambasciate dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, altri due ‘stati canaglia’ che si riconoscono a vicenda e che sono accomunati dal guardare verso Mosca piuttosto che verso Ovest. Per non parlare delle targhe: curioso vedere che qualche macchina transnistriana ha anche l’adesivo MD a fianco, probabilmente necessario per uscire dalla Moldavia anche se, già al confine tra Transnistria e Ucraina, Kiev sta imponendo un divieto alle auto di Pridnestrovie di entrare nel proprio territorio nazionale.

Lo status quo al momento giova del resto a tutti. La Moldavia, che nel 1992 attaccò gli indipendentisti transnistriani per poi arrendersi di fronte all’arrivo dei russi in soccorso di Tiraspol, preferisce puntare su problemi interni maggiori come corruzione, debito e crisi bancarie.

La Transnistria, dal canto proprio, si gode lo stato di ‘terra di nessuno’ dove lo ‘sceriffo’ Igor Smirnov e i suoi familiari detengono di fatto un potere oligarchico tramite il marchio Sheriff (supermercati, editoria, stazioni di servizio, persino una squadra di calcio che partecipa regolarmente alle coppe europee e con un centro sportivo da fare invidia a tutte le provinciali della serie A italiana) e il brandy Kvint, che viene esportato con la dicitura ‘Made in Moldova’.
Insomma, il conflitto resta silente ma, alla fine, ne traggono vantaggio tutti, almeno per ora.

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