Grecia: barriera in mare contro i migranti

Dirottati 500mila euro dai fondi umanitari europei. La crisi nelle isole greche

di Maurizio Sacchi

Il governo greco ha annunciato che costruirà una barriera galleggiante per dissuadere migliaia di persone dall’intraprendere la  pericolosa traversata dalla Turchia alle isole del Mar Egeo, periferia dell’Europa. L’amministrazione di centrodestra ha svelato la misura il 29 gennaio, a dimostrazione del suo impegno a prendere una posizione più severa sui migranti privi di documenti che accedono al Paese.

La barriera, lunga 2,7 km, sarà eretta al largo di Lesbo, l’isola investita al culmine della guerra civile siriana da un’ondata di quasi un milione di rifugiati, diretti in Europa, e sbarcati sulle sue spiagge. Il baluardo sorgerà da piloni ancorati 50 metri sotto il livello del mare,  e sarà dotato di luci lampeggianti, per delimitare i confini marittimi della Grecia. Evelien van Roemburg, responsabile della Campagna europea per le migrazioni di Oxfam, ha dichiarato che si tratta di “uno sviluppo estremamente preoccupante, che costituirebbe una violazione del diritto umano fondamentale di cercare protezione, e metterebbe a rischio ancora più vite. Le persone sarebbero costrette a fare attraversamenti più pericolosi attraverso acque profonde e insidiose. Molti di coloro che hanno attraversato lo stretto sono fuggiti da violenze, torture e sofferenze incredibili e non dimentichiamoci che un gran numero di coloro che tentano di raggiungere le isole greche sono bambini”.

“Il budget di 500.000 euro proposto per questo progetto sarebbe molto meglio speso – continua la responsabile di Oxfam – cercando di migliorare le terribili condizioni nei campi delle isole greche dove migliaia di persone sono stipate in condizioni insalubri, insicure e disumane”. E questi denari provengono da un Fondo europeo, creato con tutt’altro fine”.

Soldi da un Fondo con un altro obiettivo

Gli aiuti allo sviluppo dell’UE vengono sempre più spesi per chiudere le frontiere, soffocare la migrazione e spingere per i rimpatri dei migranti in Africa, rivela una ricerca pubblicata da Oxfam subito dopo l’annuncio: “Questo approccio sta danneggiando la posizione diplomatica dell’UE e distogliendo gli aiuti dal vero scopo, di aiutare le persone bisognose, a volte persino peggiorando la situazione delle persone che dovrebbe sostenere”.

Il rapporto, “Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa: intrappolato tra la politica di aiuto e la politica migratoria“, mostra come i fondi di sviluppo nell’ambito del Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa (EUTF) siano sempre più legati alle priorità di politica interna degli Stati membri dell’UE per frenare la migrazione, con un miliardo di euro destinati al sostegno allo sviluppo dirottati verso il blocco delle immigrazioni. Al contrario, solo 56 milioni di euro sono destinati a finanziare regimi migratori regolari, che rappresentano meno dell’1,5% del valore totale dell’EUTF.

Il fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa (EUTF per l’Africa) è stato lanciato dai partner europei e africani al vertice sulla migrazione di La Valletta nel novembre 2015, “per affrontare le cause profonde dell’instabilità, degli sfollamenti forzati e della migrazione irregolare e per contribuire a una migliore gestione della migrazione”. L’accordo costitutivo  è stato firmato il 12 novembre 2015 dai 25 Stati membri dell’UE, più Norvegia e Svizzera. I programmi nell’ambito del Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa sono attuati in ventisei paesi partner in tre regioni dell’Africa: il Sahel e il Lago Ciad, il Corno d’Africa e il Nord Africa.

Fondi dirottati

UETF sostiene che : “Le attività si concentrano su quattro obiettivi strategici:

• Maggiori opportunità economiche e occupazionali

• Rafforzare la resilienza delle comunità

• Migliore gestione della migrazione

  • Miglioramento della governance (nei Paesi d’origine)

Ma il dirottamento della gran parte dei fondi alla terza voce della lista fa comprendere che al momento si tratti di una grande ipocrisia. O che un fondo, nato da propositi umanitari, è stato dirottato nel senso esattamente contrario: facendo intendere che le migrazioni di massa non siano causate dalle condizioni insostenibili di vita, ma dal business dei trafficanti di uomini. 

L’ex ministro della migrazione della Grecia, Dimitris Vitsas, ha descritto la barriera come una “idea stupida” destinata a diventare inefficace. “L’idea che una recinzione di questa lunghezza funzionerà è totalmente stupida”, ha detto. “Non fermerà nessuno durante il viaggio.”

La Grecia ha visto più arrivi di rifugiati e migranti rispetto a qualsiasi altra parte d’Europa nell’ultimo anno, mentre i trafficanti di esseri umani lungo la costa occidentale della Turchia prendono di mira le sue isole periferiche dell’Egeo con rinnovato vigore. Più di 44.000 persone sono nei campi sugli avamposti progettati per contenere non più di 5.400 persone. I gruppi per i diritti umani hanno descritto deplorevoli condizioni nelle strutture. A Moria, il principale centro di accoglienza di Lesbo,vi sono circa 19.000 tra uomini, donne e bambini stipati in tende e container.

Tra le crescenti tensioni con la Turchia sulle risorse energetiche nel Mediterraneo, la Grecia teme un ulteriore aumento degli arrivi in ​​primavera, nonostante i numeri siano calati radicalmente da quando l’UE ha stretto un accordo di riferimento con Ankara per frenare i flussi nel marzo 2016.

Il ministro della Difesa greco, Nikos Panagiotopoulos, ha detto alla radio Skai, riferendosi al recinto sormontato da filo spinato che la Grecia ha costruito lungo il confine settentrionale con la Turchia nel 2012: “A Evros, le barriere hanno dato risultati relativamente buoni nel contenere i flussi”, per scoraggiare i richiedenti asilo. “Riteniamo che si possano ottenere risultati simili con queste barriere galleggianti. Stiamo cercando di trovare soluzioni per ridurre i flussi. ”

Problemi nelle isole greche

Amnesty International ha attaccato il piano con queste parole: ”Questa proposta segna un’allarmante intensificazione degli sforzi in corso da parte del governo greco per rendere il più difficile possibile per i richiedenti asilo e per i rifugiati arrivare alle sue coste”, ha dichiarato Massimo Moratti, direttore della ricerca del gruppo per l’Europa. “Il piano solleva gravi problemi sulla capacità dei soccorritori di continuare a fornire assistenza salvavita alle persone che tentano la pericolosa traversata marittima verso Lesbo. Il governo deve chiarire con urgenza i dettagli operativi e le garanzie necessarie per garantire che questo sistema non costi ulteriori vite. “

Intanto le isole del Dodecaneso, le più vicine alle coste turche, sono sommerse dai migranti, che in alcuni casi arrivano a superare in numero gli abitanti. Questo ha già causato uno sciopero di protesta di tutti i sindaci dell’arcipelago. E ora il governo greco sta varando un decreto, che permetterà la confisca di terreni nelle isole, sia municipali che privati, per costruire d’urgenza centri di reclusione per i migranti che non abbiano diritto all’asilo, e quindi sottoposti a regime carcerario.

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