I costi della sorveglianza digitale in Africa-1

Miliardi in telecamere, software, sofisticatissimi sistemi di spionaggio al posto di ospedali, ambulatori, farmaci

di Stefano Bocconetti

Un miliardo di dollari. Spesi, buttati. Telecamere, software, sofisticatissimi sistemi di spionaggio al posto di ospedali, ambulatori, farmaci. E stavolta la cosa più impressionante sono i numeri. Sì perché quelle spese sono state “tradotte” dal lavoro fatto sul campo da tante associazioni no profit. Ed ecco le cifre: il costo della gestione annuale di mille e seicento ospedali. O la costruzione di nuove 550 strutture. Delle quali ci sarebbe bisogno come il pane. Ma tanti, troppi governi africani, hanno scelto di spendere molta parte delle loro risorse in altro. Nel controllo, nella sorveglianza digitale.

Sì, si parla di Africa. Perché da anni, movimenti ed associazioni “occidentali” denunciano la deriva orwelliana dei loro governi, dei loro Paesi. Ma nessuno si era mai preso la briga di indagare su quello che avviene in quell’immenso continente che ancora paga le conseguenze del colonialismo europeo. Un vuoto riempito ora da un dettagliatissimo studio, curato dall’Ids, Institute of Development Studies inglese, che è disponibile nella sua biblioteca telematica pubblica. Un lavoro che non ha potuto abbracciare proprio tutte le aeree del continente perché molti governi non consentono l’accesso ad alcun tipo di informazione. Un lavoro coordinato da una equipe di dodici ricercatori di otto Paesi ma che si è basato sulle ricerche “in loco” di altri studiosi, professori, militanti nigeriani, ghanesi, zambiani e via dicendo. Un lavoro pericoloso, al punto che in alcuni Stati, l’indagine è stata sospesa, perché metteva a rischio l’incolumità dei ricercatori.

Uno studio che comincia con una premessa: che lo spionaggio in Africa esiste fin dall’inizio del ‘900. Un altro regalo del dominio coloniale. Solo che fino a poco tempo fa, “la sorveglianza” avveniva con metodi artigianali: presenza massiccia e spropositata di polizie, controlli fisici, “soldi in cambio di notizie”. Un processo che “richiedeva molto tempo e molto lavoro”. Poi, la digitalizzazione.

Della quale, tanti regimi e tanti Paesi hanno subito approfittato. Uno sopra agli altri: la Nigeria. Che nel settore vanta un record difficilmente raggiungibile: in meno di dieci anni, dal 2013 al 2022, il paese ha speso due miliardi e 700 milioni di dollari in tecnologie di sorveglianza. E si parla solo di contratti che più o meno – più meno che più – sono consultabili. Miliardi spesi per il controllo del traffico su Internet, per le intercettazioni telefoniche, per la sorveglianza sui social, per le telecamere piazzate nelle piazze e nei centri urbani. Soldi, spesi anche per i progetti che un po’ ipocritamente chiamano “città sicure”. Capitolo quest’ultimo che comprende tante cose: monitoraggio del traffico, col rilevamento delle targhe, identificazione biometrica delle persone collegata all’intelligenza artificiale, e via così. Chi sono i fornitori?

1 – continua

In copertina: foto di freestocks su Unsplash

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