Il Cile al voto: scontro fra estremi

In testa ai sondaggi le due anime opposte del Paese. Quasi certo il ballottaggio

di Maurizio Sacchi

Domenica 21 novembre i Cileni sono andati alle urne per eleggere il nuovo  presidente della Repubblica per i prossimi quattro anni, 27 dei 50 membri del Senato per un mandato di otto anni, tutti i 155 membri della Camera dei deputati e 302 membri dei consigli regionali. I due candidati in testa ai sondaggi sono José Antonio Kast  di estrema destra e Gabriel Boric del Partito comunista. Quasi certamente il 19 dicembre si andrà al ballottaggio, poiché nessuno dei due dovrebbe raccogliere il 50 percento al primo turno. Yasna Provoste, della Democrazia cristiana, unica candidata donna, rappresenta la Concertación di centro-sinistra, che ha guidato la transizione democratica dopo l’uscita dal potere di Pinochet nel 1990.

“Oggi i cileni non hanno libertà”, ha detto Kast nel comizio di chiusura, “perché gli unici che camminano impunemente per le strade sono i criminali, i vandali, i terroristi”. Kast ha fatto anche della lotta all’immigrazione -dal Venezuela, dall’Ecuador, dalla Bolivia- uno dei suoi cavalli di battaglia. E  ha prospettato un Cile in preda al caos se il candidato comunista dovesse avere il sopravvento. Il candidato di destra ha scelto per il comizio un parco nel comune di Las Condes, nella zona ricca di Santiago, e erano presenti alcuni nostalgici di Pinochet che hanno lanciato slogan  a favore del dittatore, “viva Chile, Pinochet“, anche se questi slogan non sono stati raccolti dal resto dei presenti.

Boric ha chiuso la sua campagna a Casablanca, una zona di vigneti a 80 chilometri da Santiago. Il candidato, alla guida di un’alleanza di sinistra, si é fatto portabandiera delle proteste dei giovani che nell’ottobre 2019 hanno dimostrato con marce e proteste, represse con grande violenza. “Non [credete a chi vi dice] che tutto deve rimanere come ora, perché altrimenti arriverà il disastro”, ha detto Boric, con chiaro riferimento alla minaccia del  caos che il suo principale rivale sta evocando.

La democristiana Provoste  ha promesso di ricostruire il Cile “dopo il peggior governodella storia cilena, quello del presidente uscente Sebastián Piñera, che ha visto crollare il consenso dopo la gestione repressiva delle proteste, che hanno portato alla Costituente, la cui Assemblea è stata eletta con grande maggioranza alle forze di sinistra.  Nelle prossime ore si saprà chi andrà al ballottaggio del 19 dicembre. E poi la mappa politica del Sudamerica potrebbe ridisegnarsi, specie dopo la sconfitta evidente del Peronismo nella vicina Argentina. E in attesa delle elezioni in Brasile, che dovrebbero vedere un duro scontro fra Jair Bolsonaro, e il rinato Ignacio Lula da Silva.

nell’immagine, uno scatto di Guido Coppa per Unsplash

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