Sulla pelle della gente. Il caso Barcellona

di Raffaele Crocco

È su Twitter. È un filmato breve: due poliziotti, vestiti di nero, tutti di nero, inseguono un tizio per le strade di Barcellona. Quanto potrà avere? Trentacinque, quarant’anni, al massimo. Cade sul marciapiede. Una donna, lei sui cinquanta, con gli occhiali e la borsetta, lo abbraccia, quasi lo protegge. I due poliziotti arrivano e cominciano a pestarlo con il manganello. La donna prende anche lei delle botte, urla, li caccia via. Una ragazza lì di fianco, in jeans, una felpa grigia e i capelli lunghi, interviene e urla qualcosa ai poliziotti. Loro la guardano un istante. Poi cominciano a picchiarla sulle gambe. Lei cade, si appoggia al muro, piange.

Dura tutto 35 secondi. Sono una manciata di vita che dobbiamo spendere per capire che così proprio non va. Il dato oggettivo, che nessuno al mondo può contestare perché è lì, visibile, sul video, è che non c’è alcuna ragione per picchiare quelle persone. L’uomo, qualunque  cosa abbia fatto fuori dalla scena girata, era ormai a terra. La donna che lo proteggeva passava di lì, non manifestava, non agiva, non tirava pietre o parole. La ragazza protestava contro una palese ingiustizia,  commessa da uomini che di mestiere dovrebbero proteggere i cittadini.

È un corto circuito clamoroso, questo di  Barcellona. Un corto circuito della democrazia.

Il governo di Madrid ha la ragione del diritto e del rispetto delle regole democratiche. Un pezzo di Paese non può, in modo unilaterale, decidere di andarsene. La Costituzione spagnola, come quella italiana, dice che il Paese è uno, unitario e che si riconoscono forme ampie di autonomia.  La Catalogna è regione largamente autonoma, da decenni. Lo sono anche Andalusia, paesi Baschi e Canarie.

Barcellona, da parte sua, sente di avere la ragione della libertà e della politica. La voglia di indipendenza è vecchia almeno quanto la democrazia spagnola ed è appoggiata da molti catalani.  Ma quando ai primi di settembre del 2017 il governo autonomo di Barcellona ha deciso di forzare la mano, trasformando la consultazione prevista in un referendum per l’indipendenza, ha assunto la responsabilità politica di ciò che faceva. Ha di fatto dichiarato guerra a Madrid. Doveva dare per scontata la reazione.

Invece, come sempre, nessuno ha tenuto conto di quello che sarebbe successo. Madrid ha schierato uomini in armi, Barcellona ha continuato a sfidarli. Tutti e due i governi lo hanno fatto sulla pelle della loro gente.

Nessuna democrazia al mondo dovrebbe permettere ai propri poliziotti di picchiare in quel modo. Nessun governo democratico dovrebbe creare le situazioni di pericolo per i propri cittadini. Una democrazia protegge, discute, convince. Certo, si difende da chi è armato o è criminale, ma non picchia ingiustamente, non incarcera senza ragione, non uccide. Se lo fa, è malata ed è malato chi la guida senza intervenire. Anche questa volta, come altre, ci sono video, foto, testimonianze.  Nelle democrazie non ci possono essere extra territorialità dal diritto, mai, in nessun caso.  Chi ha sbagliato, per favore, paghi.

foto tratte da https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/01/voto-catalogna-polizia-nazionale-carica-gli-elettori-e-spara-761-feriti-rajoy-oggi-non-ce-stato-nessun-referendum/3887917/

foto tratta da https://www.tpi.it/2017/10/01/referendum-catalogna-voto/#r

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