India/Pakistan. L’Onu offre una mediazione

Esprimendo profonda preoccupazione per l'aumento della tensione tra i due Paesi asiatici  dopo l'ultimo episodio in Kashmir, Antonio Guterres ha chiesto alle parti di esercitare la massima moderazione ed è pronto a mettersi a disposizione

Mentre Delhi respinge al mittente l’olivo offerto dal Pakistan, che ha chiesto di partecipare all’indagine sulla strage in Kashmir di paramilitari indiani uccisi da un’autobomba una settimana fa, interviene l’Onu cercando di fermare l’escalation di tensione tra i due Paesi asiatici. Esprimendo profonda preoccupazione per l’aumento della tensioni tra India e Pakistan, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto a entrambe le parti di esercitare la massima moderazione e ha offerto i suoi “buoni uffici” per spegnere la crisi.

“Il segretario generale sottolinea l’importanza per entrambe le parti di esercitare il massimo controllo e prendere provvedimenti immediati per allentare la tensione. I suoi buoni uffici sono disponibili se accettati da entrambe le parti “, ha detto Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite durante una conferenza stampa.

Dopo la strage dei paramilitari, Islamabad si è offerta di collaborare negando che l’attentato sia riconducibile al Pakistan e dichiarando che chi agisce in questo modo non lo fa certo negli interessi del Paese. New Delhi però ha bollato l’offerta del premier Imran Khan una “scusa”. L’India ha invece chiesto che il Pakistan prenda “azioni credibili e visibili” sull’ attacco suicida in Kashmir. “Chiediamo al Pakistan di smettere di ingannare la comunità internazionale e di agire in modo credibile e visibile contro i responsabili dell’attacco terroristico di Pulwama e di altri gruppi terroristici che operano da aree sotto il loro controllo”, si legge in una nota diramata martedì dal ministero degli Esteri indiano.

Sotto accusa per l’attentato c’è il gruppo Jaish-e-Mohammad (JeM) e il suo leader Masood Azhar che in Pakistan sono ufficialmente fuori legge del 2002 ma che secondo Delhi continuano ad avere lì le loro basi protette da Islamabad. JeM, che ha rivendicato l’attacco, è nella lista nera dei gruppi terroristici di Australia, Canada, India, Russia, UAE, Regno Unito, Usa, e dal gruppo dei BRICS.

In copertina un’immagine tratta dal sito ufficiale dell’esercito indiano (Red/T.G.)

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