La crisi della coca affama gli agricoltori in Colombia

Già finita la tregua coi narcos del primo presidente di sinistra Petro. Tra nuove droghe e antiche ingiustizie  

di Maurizio Sacchi

“L’assenza di acquirenti di pasta di coca sta portando alla fame nei territori di coltivazione della coca”, ha dichiarato il Presidente colombiano, Gustavo Petro, in un post su Twitter il 22 marzo. La crisi del mercato della cocaina sta aggiungendo così un altro elemento di crisi nella società di quel Paese sudamericano, che affronta il difficile cambio di rotta proposto dalla vittoria del primo candidato di sinistra alla guida della nazione. La politica sul fenomeno del narcotraffico annunciata da Petro durante la campagna presidenziale doveva cambiare radicalmente, rispetto alla guerra aperta del suo predecessore Ivan Duque, che prevedeva lo scontro frontale, e anche lo spargimento dal cielo dei diserbanti, che rendevano incoltivabili e deseriche le aree irrorate.

Una politica fallimentare, se l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) ha stimato che 204.000 ettari sono stati dedicati alla coltivazione di coca nel 2021, e che la produzione è stata in crescita per tutto il mandato di Duque. Si tratta della cifra più alta da quando l’UNODC) ha iniziato a raccogliere i dati nel 2001. Il Presidente colombiano Gustavo Petro ha definito la guerra alla droga un fallimento, e ha inaugurato un tentativo di dialogo con i vertici dei narcos, iniziando con una tregua nel confronto armato. Il 31 dicembre 2022, il Governo aveva annunciato di aver raggiunto un cessate il fuoco bilaterale con il Clan del Golfo, la principale organizzazione dei narcos colombiani.

Alla fine di marzo Petro ha però accusato il Clan del Golfo di aver infranto il cessate il fuoco, con un attacco a un acquedotto e dichiarndo che aveva incitato le proteste degli estrattori d’oro informali, che costituiscono una delle minacce più letali al patrimonio forestale e ambientale. Il Governo di Petro ha infatti fra i suoi obbiettivi la salvaguardia della selva amazzonica. Petro ha anche accusato i membri del Clan del Golfo di aver sparato agli agenti di polizia. “Da questo momento, non c’è nessun cessate il fuoco con il Clan del Golfo. Le forze di sicurezza devono agire immediatamente contro le strutture di questa organizzazione mafiosa”, ha scritto il presidente colombiano. Il capo della polizia colombiana, Henry Sanabria, ha invece aggiunto che saranno mobilitati più agenti e inviati nelle aree in cui il Clan del Golfo è più attivo.

La crisi del mercato della coca non dipende dall’opera del governo di Bogotà. I prezzi hanno iniziato a calare all’inizio del 2022, secondo Daniel Parra, coordinatore della Fondazione Pace e Riconciliazione (PARES). Un fattore chiave in questa é rappresentato dalla concorrenza di altre droghe meno difficili da produrre. I reagenti necessari per la raffinazione della pasta di coca possono essere facilmente rintracciati dalle forze di sicurezza. L’acquisto di grandi quantità di ammoniaca, acido solforico e permanganato di sodio fa scattare l’allarme nelle centrali di polizia. Si é registrato per esempio un incremento nella circolazione del fentanyl, droga sintetica circa 100 volte più potente della morfina.

La concorrenza è aumentata anche con l’espansione della produzione di cocaina a livello regionale in Sud America, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine. La coltivazione di coca in Perù è aumentata del 30,6%, raggiungendo 76.158 ettari nel 2021. E la Bolivia, il cui Governo ha posto fine alla collaborazione con l’Agenzia statunitense per l’applicazione delle droghe a novembre, ha visto la coltivazione di coca aumentare nello stesso anno del 4%, arrivando a coprire 30.500 ettari.

Quale destino attende le popolazioni che più per necessità che per scelta, dipendono dalla coltivazione della coca? Da decenni la Colombia e le agenzie delle Nazioni Unite tentano di convincere gli agricoltori ad abbandonare e sostituire tale produzione, ma i programmi di incentivi e sussidi si sono sempre rivelati inconsistenti e inefficaci. Più che i signori del narcotraffico, la crisi della coca sta colpendo i produttori agricoli poveri delle aree più disagiate. Interi raccolti rimangono invenduti e le famiglie soffrono la fame, anche perché le colture per l’alimentazione in questi anni sono state abbandonate per fare spazio alla foglia di coca. Il trasporto dei generi alimentari deperibili é infatti reso difficile dall’assenza di una efficiente rete stradale e di trasporti, specie nelle aree più povere, dove si concentra la produzione destinata alla produzione di cocaina.  

Il rapporto delle Nazioni Unite del 2022 afferma che la coltivazione di coca più rilevante avviene nel dipartimento del Norte de Santander, nel nord-est della Colombia, e in due nel sud-ovest, al confine con l’Ecuador – Nariño e Putumayo. Il comune di Tibú nel Norte de Santander, alla frontiera col Venezuela, ha il più alto livello di coltivazione di coca di tutti i comuni della Colombia: 22.000 ettari. La coltivazione è fiorente soprattutto nelle aree vicine ai confini nazionali o con facile accesso al mare, dice il rapporto. In queste regioni, bande armate illegali, trafficanti di droga e produttori lavorano insieme.

L’UNODC afferma che la coltivazione di coca continua a minacciare la biodiversità della Colombia, contribuendo alla deforestazione. Circa la metà delle piantagioni si trova in zone speciali di gestione del territorio, comprese le riserve forestali. “Si tratta delle cifre più alte nei nostri 22 anni di monitoraggi”, ha dichiarato il direttore regionale dell’UNODC per le Ande e il Cono Sud, Candice Welsh.

Nell’immagine tratta da Wikipedia, foglie di coca

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