Migranti, piace il «modello turco»

di Andrea Tomasi

A qualcuno piace il «modello Turchia». Al netto di un colpo di stato (poi sventato) e di una serie di vendette contro i golpisti o presunti tali, all’Europa piace il «sistema Ankara» per risolvere il «problema immigrati». Non dispiace affatto al presidente del parlamento europeo Martin Schulz, che si è detto a favore di un accordo sui profughi con l’Egitto sul modello di quello con la Turchia. In una dichiarazione alla Sueddeutsche Zeitung e ripreso dall’agenzia di stampa Ansa, Schulz ha affermato che «si deve imboccare questa strada» e che l’accordo con Ankara «dimostra che tali collaborazioni sono possibili senza venir meno ai propri principi». Con riferimento all’Egitto, le cui coste nei giorni scorsi sono state teatro del’ennesima tragedia (con protagonisti centinaia di disperati finiti affogati nel Mediterraneo) Schulz ha aggiunto che la cooperazione deve «essere ampia» e non limitata agli aiuti finanziari, ma abbracciare anche la questione dei migranti. Però Amnesty International – ha raccontato Repubblica – denuncia «l’inadeguatezza del sistema d’asilo della Turchia e le difficoltà cui vanno incontro i rifugiati fatti rientrare nel Paese». L’organizzazione parla di comportamento «illegale e privo di scrupoli» da parte dell’Unione Europea. Il patto – oggi contestato da vari osservatori – è datato 18 marzo 2016: «In cambio di sei miliardi di euro e di concessioni politiche da parte dell’Unione Europea, la Turchia ha accettato di riprendere tutti i “migranti irregolari” giunti sulle isole della Grecia a partire dal 20 marzo». Secondo il portavoce del Consiglio Italiano rifugiati (Cir) Chrsopher Hein – come si legge sul sito di Redattore Sociale – l’Europa «deve far un passo indietro, per quel patto sono venuti meno tutti i presupposti e dunque va superato». La Turchia – dice – non è un Paese sicuro, in cui possono essere legalmente rimandati indietro i rifugiati dalla Grecia. «La Turchia non è un Paese terzo sicuro e dunque anche l’accordo con l’Ue deve venire meno». Secondo Hein sarebbe quantomeno «imbarazzante per l’Europa autorizzare il pagamento dei sei miliardi di euro previsti dall’accordo a un Paese che sta attuando una repressione tanto cruda». Fausto Corvino, sulla versione online del Fatto Quotidiano, fa notare che Ankara è strategica: «Dispone della possibilità di chiudere o riaprire la rotta balcanica dei migranti. In Medio Oriente consente alla Nato di arginare l’influenza di Mosca. E per dove è posizionata il suo contributo nella lotta al terrorismo non è sicuramente trascurabile». Detto ciò, «il prezzo che l’Europa ha pagato nell’ultimo anno per salvaguardare le relazioni con Ankara sembra eccessivamente superiore ai vantaggi che ne ha conseguito (…) Con l’accordo sui migranti abbiamo messo in piedi un respingimento di massa di richiedenti asilo politico. Abbiamo attribuito alla Turchia di Erdogan lo status di luogo sicuro, aggirando così le norme internazionali che ci avrebbero proibito di sbattere la porta in faccia a chi fugge da guerra e violenza». L’Europa, con questo accordo, ottiene vantaggi immediati ma sta snaturando la propia natura e offuscando l’immagine di terra del diritto. Bridget Anderson su Fortune ha scritto: «Per una generazione l’Europa si è avvolta in quello che oramai appare essere un mito: un Continente di decenza e diritti umani, consapevole del suo brutale passato, ma più maturo e più saggio, aperto a tutte le razze e le fedi, disposto a guidare il Mondo verso un futuro più aperto e più pieno di speranza». Poi – nota Corvino – è venuto il golpe. «Più di 15.000 persone sono finite in manette, tra cui 234 accademici, oltre 2.000 magistrati e 100 giornalisti. Hanno dovuto chiudere i battenti 3 agenzie di stampa, 16 canali tv, 23 radio, 45 giornali e 29 case editrici. Inoltre con le leggi sullo stato di emergenza varate dopo il tentativo di golpe è estremamente difficile per gli arrestati provare la propria innocenza. Ma l’Unione europea continua a considerare la Turchia un luogo sicuro in cui spedire richiedenti asilo inermi». Un modello da seguire, secondo Schulz, da adottare anche in Egitto. «Ankara può continuare a fare ciò che vuole nelle sue faccende interne, tanto Bruxelles continuerà ad avere bisogno del suo aiuto».

 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/05/turchia-leuropa-ha-perso-se-stessa-venendo-a-patti-con-erdogan/2955758/

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/09/23/migranti-schulz-con-egitto-accordo-modello-turchia_30bc07d8-da5b-4716-b9cd-3fc99835c858.html

http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2016/06/03/news/turchia_illegale_irresponsabile_e_illegale_amnesty_international_chiede_la_sospensione_dell_accordo_in_materia_d_immigraz-141210091/

foto tratta da www.activistpost.com

 

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