Nigeria, dietro gli scontri

Almeno 78 i morti registrati nello stato di Kaduna, a partire da una disputa al mercato. Alcune spiegazioni sulla nuova violenza

E’ stata una settimana di sangue quella appena trascorsa in Nigeria.

Almeno 78 i morti negli scontri nel nord di Kaduna, stato situato al centro Nord del Paese. Le autorità di polizia hanno schierato forze speciali e hanno dichiarato un coprifuoco nella capitale dello Stato. Coprifuoco che prosegue anche nella giornata di oggi, giovedì 25 ottobre.

Gli scontri si sono sviluppati dalla violenza scoppiata giovedì 18 ottobre tra comunità musulmane e cristiane nell’area di Kasuwan Magani, nel sud di Kaduna, e che hanno causato la morte di almeno 55 persone.

In quell’occasione la lite è scoppiata tra i musulmani Hausa e i giovani cristiani di Adara nel mercato di Kasuwan Magani, a seguito di una disputa tra i portatori di carriole. Il sito della Bbc aveva così descritto gli scontri: “Giovani musulmani e cristiani si sarebbero scontrati dopo una lite tra facchini”.

Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari su Twitter  ha dichiarato che “Il governo federale e le sue forze dell’ordine lavoreranno con il governo dello stato e i leader della comunità per garantire il pieno ripristino della pace e della sicurezza”.

La popolazione locale ha riferito che i disordini sono avvenuti sia nelle aree cristiane che in quelle musulmane della capitale. La violenza è poi proseguita quando i giovani di Adara hanno attaccato i residenti di Hausa, bruciando case e uccidendo dozzine di persone. Lo stato di Kaduna è popolato al nord prevalentemente da persone di fede musulmana e al sud per la maggioranza da cristiani.

L’episodio che si è sviluppato al mercato del giovedì non è nuovo per il Paese. Nel febbraio 2018, gli scontri hanno provocato la morte di almeno 10 persone e la distruzione di centinaia di case e aziende. Gli attacchi più gravi sono avvenuti tra il 2000 e il 2002, quando le vittime furono migliaia.

Come in ogni situazione di violenza e conflitto riportare gli scontri e le morti alla sola dimensione religiosa sminuisce o devia l’attenzione dal problema. Il centro della Nigeria è infatti spesso teatro di scontri a sfondo non solo religioso ma anche economico-politico-sociale. Nella stampa nigeriana, a partire dal Daily Post, è poi emerso un nome che secondo alcuni potrebbe aver fomentato gli scontri.

Secondo alcuni senatori, tra cui Solomon Lar, che rappresenta il distretto senatoriale meridionale di Kaduna, il governatore dello stato di Kuduna, Mallam Nasir El-Rufai, sarebbe responsabile della crisi nello stato. Pare, infatti, che il governatore avesse accennato alla crisi prima di viaggiare fuori dal paese. El Rufai si trovava all’estero al momento dei disordini. Per alcuni il governatore avrebbe deliberatamente orchestrato la crisi a Kajuru, nel sud di Kaduna perché sapeva che la zona non lo avrebbe votato alle elezioni del 2019.

In tutto questo alcuni politici nigeriani, tra cui il senatore Philip Gyunka (PDP, Nasarawa), ha denunciato l’importazione di massa di armi illegalmente nel paese. Secondo lui, armi e munizioni stavano arrivando nel paese con importatori avvolti nel segreto e ha incolpato il governo federale di non aver fatto abbastanza nel limitare l’importazione di armi.

Intanto anche nel nord-est del Paese gli attacchi di Boko Haram si susseguono senza sosta.  In uno degli episodi più recenti  sono stati uccisi a colpi di machete almeno dodici agricoltori mentre stavano raccogliendo arachidi nei loro campi a Kalle, un villaggio che dista una ventina di chilometri da Maiduguri, capoluogo del Borno State.

Secondo stime Onu, dal 2009 sono oltre ventisettemila le persone morte e  altre due milioni hanno dovuto lasciare le loro case a causa dei Boko Haram. I sequestri sono frequenti e il denaro che viene chiesto per il riscatto serve per il finanziamento delle operazioni criminali.

*L’immagine è tratta da www.africa-express.info

di Al.Pi.

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