Palestina tra elezioni ipotetiche e vaccini negati

Le votazioni dovrebbero svolgersi in Cisgiordania e Gaza dal mese di maggio, mentre sul fronte sanitario Israele esclude i palestinesi dal piano vaccinale

di Alice Pistolesi

Dopo quindi anni i palestinesi potrebbero tornare alle urne. Il condizionale è d’obbligo visto che annunci simili in passato non hanno mai portato al voto. Il decreto con il quale il leader dell’Autorità nazionale (Anp), Abu Mazen ha convocato le elezioni  in Cisgiordania e Gaza è arrivato nella giornata di venerdì 15 gennaio. Le votazioni dovrebbero essere così articolate: il 22 maggio si terranno quelle per i membri del Consiglio legislativo, il 31 luglio, dopo 16 anni, quelle per il presidente dell’Anp e il 31 agosto per il rinnovo del Consiglio nazionale palestinese, il Parlamento dell’Olp. La notizia delle elezioni non ha suscitato particolari entusiasmi nella popolazione palestinese ma la reazione delle forze politiche è stata positiva. Nel dicembre 2020 Ismail Haniyeh, esponente di Hamas, aveva scritto alla presidenza dell’Anp dicendo che il voto era l’unica soluzione per mettere fine allo scontro tra Fatah e Hamas che dal 2007 divide Gaza dalla Cisgiordania.

Abu Mazen vorrebbe che le elezioni si svolgessero anche a Gerusalemme Est, la parte araba della città è occupata da Israele, ma ci sono pochissime possibilità ai palestinesi venga consentito di votare. Secondo molti osservatori l’Anp, con le elezioni, punta a legittimarsi agli occhi dell’Unione Europea e della nuova Amministrazione Biden, per recuperare i rapporti di collaborazione che con Trump si erano a dir poco interrotti.

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Un’altra questione che tiene impegnata la politica palestinese (e non solo) in questi giorni è legata al vaccino contro il Covid-19. Israele è stato tra i primi Paesi al mondo a cominciare l’immunizzazione e pare che entro marzo verrà raggiunta la maggior parte della popolazione, segnando un record a livello globale. Tuttavia, il piano sanitario non ha compreso i territori della Striscia di Gaza e della Cisgiordania. Israele, lamenta l’Olp, fornisce i vaccini ai “coloni che occupano illegalmente la terra palestinese” ma non ai palestinesi dei Territori occupati come prevede il diritto internazionale umanitario. Nel suo documento l’Olp denuncia anche gravi criticità legate ai palestinesi delle zone occupate, a quelli detenuti (4400 i detenuti attuali) nelle carceri israeliane, ai rifugiati, ai residenti di Gaza e di Gerusalemme Est.

La denuncia sull’esclusione dai vaccini arriva anche da dieci organizzazioni umanitarie internazionali, israeliane e palestinesi tra cui Amnesty International Israel, B’Tselem, Adalah (The Legal Center for Arab Minority Rights in Israel) e Physicians for Human Rights Israel. “Esortiamo le autorità israeliane – si legge nell’appello inviato a dicembre 2020 – a rispettare i loro obblighi legali e garantire che vaccini di qualità siano forniti ai palestinesi che vivono sotto il controllo e l’occupazione israeliana anche in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza”. L’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha intanto fatto sapere di aver sottoscritto un contratto per ottenere i vaccini contro il Covid-19 prodotti dalla Oxford University in collaborazione con la multinazionale AstraZeneca, arrivando così a lanciare la vaccinazione entro il mese di marzo.

Alla situazione sanitaria preoccupante con gli ospedali della città che soffrono la mancanza di aiuti e di strumenti si sommano le demolizioni di case palestinesi nell’area di Gerusalemme Est: 145 quelle distrutte nel 2020 e 21 quelle in questi primi giorni del 2021, secondo l’Olp, proprio mentre l’Oms raccomanda di restare a casa.

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