Quando il gas è sotto il lago

di Ilario Pedrini

Il gas naturale si estrae dagli stessi giacimenti di petrolio. «Come il petrolio, infatti, il gas naturale è il risultato delle trasformazioni subite dalla sostanza organica depositatasi sul fondo di antichi mari e laghi (bacini sedimentari). Non vi è dunque una ricerca di gas naturale distinta da quella del petrolio, ma un’unica attività di ricerca degli idrocarburi: solo dopo la perforazione di pozzi esplorativi è possibile accertare la natura del deposito». Parole che si leggono sul sito internet dell’Eni. E ancora: «Estrarre il gas naturale dal sottosuolo è abbastanza semplice. Quasi sempre si trova intrappolato insieme al petrolio sotto uno strato di roccia. Date le grandi pressioni, non appena si finisce di trivellare il gas schizza fuori da solo e occorre solamente “infilarlo” in un tubo e indirizzarlo verso le sue destinazioni finali o nei centri di stoccaggio». Un lavoro facile facile. Solo che tutto questo richiede investimenti, miliardi e governi disposti a dare le concessioni. Africa e Affari spiega che la parte orientale del «continente nero» è considerata una delle più promettenti frontiere nel mondo dell’energia. «I giacimenti di petrolio e gas naturale rinvenuti in Mozambico, Tanzania e Kenya ridisegnano la carta africana della distribuzione degli idrocarburi, tradizionalmente dominata dai Paesi collocati sulla sponda mediterranea del continente e da quelli che si affacciano sul Golfo di Guinea». Aumentano i carotaggi esplorativi anche in Etiopia e in Somalia, in Madagascar e intorno all’arcipelago delle Seychelles. Quello africano è un teatro di guerre (al plurale) proprio perché – non siamo certo noi i primi a dirlo – è un «forziere», pieno di ricchezze (oro, diamanti, coltan, cassiterite, gas e petrolio, naturalmente). Si parla del sottosuolo da trivellare, ma anche della superficie sotto alcuni spazi lacuali. «Il confine tra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda, centinaia di metri sotto la superficie del lago Kivu, uno dei sei grandi laghi africani, si nascondono – si legge sul National Geographics – 60 miliardi di metri cubi di metano e 300 miliardi di metri cubi di anidride carbonica. Per Paesi come il Ruanda e la vicina Repubblica Democratica del Congo, affamati di elettricità e con poche altre possibilità per espandere la propria rete, il giacimento di gas del lago Kivu offre un’opportunità unica». Il Ruanda ha già avviato il suo progetto estrattivo. È KivuWatt, affidato alla multinazionale americana Contour Global. L’estrazione – dicono gli esperti – si rende necessaria anche per la necessità per evitare un’eruzione limnica. «La quantità di gas intrappolato nel lago Kivu è impressionante se paragonata a quella del lago Nyos e la popolazione che vive intorno al bacino d’acqua è più importante: tra i 4 e i 5 milioni di individui. Nel caso di un’eruzione limnica, le vite a rischio sarebbero moltissime. Ma non tutti sono così sicuri che un’eventualità del genere sia probabile o anche solo possibile. In realtà sull’argomento si sa ancora poco. E c’è chi dice che la teoria del pericolo eruzione sia e resti solo una teoria. Dario Tedesco, docente di vulcanologia presso la Seconda Università degli Studi di Napoli ed esperto dell’area dichiara: «Quello che sappiamo è che in esso giocano un ruolo importante la dimensione del lago e la tipologia del bacino e i suoi fondali. Il lago Kivu ha una superficie che è quasi 2000 volte quella del lago Nyos, oltre ad avere un fondale più irregolare e molto più profondo (500 metri). Mettere a paragone i due laghi è una scelta arbitraria».

http://www.eniscuola.net/argomento/gas-naturale1/estrazione-e-trasporto/estrazione1/

Eldorado Orientale, i giacimenti di gas e petrolio dell’Africa dell’Est disegnano nuovi equilibri

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2016/04/28/news/lago_kivu_africa_metano_energia-3051705/

Immagine tratta da www.technologyreview.com

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