Rio, comprare sesso non è uno sport

di Andrea Tomasi

Si fa presto a dire Olimpiadi. Il Brasile ospita i Giochi e – al netto delle grane giudiziarie dell’ex presidente Lula (che le Olimpiadi le aveva fortemente volute) e dei problemi sanitari legati all’inquinamento delle acque dove si terranno le competizioni di canoa e vela – a Rio de Janeiro «stato di emergenza finanziario». Sono stati chiesti fondi federali – scrive il Fatto Quotidiano – per adempiere agli obblighi per i servizi pubblici. Nella città, dove stanno convergendo circa 500mila visitatori stranieri, sono necessarie misure per evitare «un crollo totale in settori come sicurezza pubblica, sanità, istruzione e trasporti». Le entrate dello Stato sono diminuite negli ultimi due anni con il crollo dei prezzi mondiali del petrolio. «Le autorità locali potranno contare su un “assegno in bianco” di tre mesi che consente l’erogazione di fondi da parte del governo federale senza l’approvazione dell’Assemblea nazionale». E intanto c’è chi spera in un’altra economia, sommersa ma non troppo, quella della prostituzione, anche minorile. Per molte ragazze e ragazzine Olimpiade significa «occasione di lavoro». Già ai mondiali di calcio del 2014, la città carioca, invasa come in passato da migliaia di prostitute – le «piranhas», come le chiamano con termine volgare – venute da tutto il Paese, non è stata in grado di offrir loro i proventi di una volta. Adesso sono in molte ad aver fatto un (nuovo) viaggio della disperazione. Il Brasile – scrive l’Ansa – è considerato una delle mete preferite del turismo sessuale internazionale «e la prostituzione coinvolgerebbe nel paese circa 250mila minorenni». «El Pais ha pubblicato i risultati di un’inchiesta durata diversi giorni, intervistando diverse prostitute venute a Rio. La prostituzione è legale in Brasile, ma esiste il reato di istigazione alla prostituzione. C’è l’ex infermiera, l’ex assistente di volo, la studentessa di fisioterapia, l’aspirante massaggiatrice, una futura ingegnera industriale e diverse ragazze madri». Sono i racconti di vita: una vita resa ancora più difficile in un «mercato» sempre più complesso. «Luiza, 32 anni, ha ricevuto l’offerta da un club di Copacabana, insieme ad altre 12 ragazze: è stato pagato loro viaggio, vitto, alloggio e trasporti pubblici. In cambio devono lavorare nel club otto ore al giorno, dal lunedì al venerdì, spingendo i clienti a bere il più possibile, oltre – naturalmente – a prostituirsi». Maria, appena arrivata a Rio dove lavora in un club del centro, racconta: «Odio quello che faccio. Però è l’unica via veloce che posso percorrere per far denaro. Ho cercato lavoro per molto tempo ma non ci sono riuscita». Intanto, preoccupa sempre più la prostituzione infantile e minorile. Un appello pubblico è stato lanciato mesi fa al presidente brasiliano ad interim, Michel Temer, nell’ambito della campagna «No al turismo sessuale. Comprare sesso non è uno sport», mentre L’ambasciata d’Italia a Brasilia ha aderito alla campagna di Ecpat Italia Onlus contro lo sfruttamento sessuale dei minori durante i Giochi Olimpici e Paraolimpici di Rio 2016. Il villaggio olimpico infine: ogni atleta riceverà 42 preservativi, quasi il triplo rispetto ai 12 di Londra 2012. Cioè un totale di circa 450mila profilattici.

 
http://www.rinnovabili.it/ambiente/inquinamento-acqua-malati-atleti-delle-olimpiadi-2016-333/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/17/olimpiadi-brasile-2016-stato-di-rio-de-janeiro-dichiara-lemergenza-finanziaria/2840557/

http://www.ansa.it/web/notizie/giochiolimpici2012/news/2012/07/20/atleti-150-mila-profilattici-record_7214969.html

foto tratta da www.latinpost.com

 

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