Sahara Occidentale: ancora un nulla di fatto

Il Consiglio di Sicurezza ha rinnovato la missione Minurso con una risoluzione che, secondo il fronte Polisario e non solo, mina i progressi fatti nei mesi precedenti

Essere in una situazione di stallo non è certo una novità per il Sahara Occidentale e il voto della nuova risoluzione Onu non crea eccezioni. Il 30 ottobre 2019 il Consiglio di sicurezza ha approvato la risoluzione 2494 che sancisce il rinnovo della missione Minurso fino al 31 ottobre 2020. La risoluzione è stata approvata con 13 voti a favore e le astensioni della Federazione Russa e del Sudafrica. Secondo quest’ultima il testo indebolisce il principio di autodeterminazione del popolo Saharawi.

La risoluzione ha, come prevedibile, scontentato il Fronte Polisario che l’ha definita in una serie di comunicati “deplorevole e inaccettabile“ e che “provoca un duro colpo allo slancio politico” costruito e mantenuto negli ultimi 18 mesi. Il riferimento è alle iniziative messe in campo dall‘ex inviato Onu Horst Kohler, che era riuscito a organizzare due tavole rotonde a Ginevra, a sei anni dalla conclusione degli ultimi negoziati. Il Polisario accusa il Consiglio di sicurezza di non aver agito in nessun modo “per porre fine ai palesi tentativi del Marocco di trasformare la Minurso in uno strumento per normalizzare la sua occupazione illegale di parti del nostro territorio nazionale”.

Nel testo dell’ennesimo rinnovo, infatti, il tanto atteso referendum non trova spazio. In questo senso, quindi, il Polisario minaccia di riconsiderare il suo ruolo nella missione di Pace: “di fronte al ripetuto fallimento del Consiglio di sicurezza e del Consiglio di sicurezza nell’impedire al Marocco di dettare i termini del processo di pace e il ruolo delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale”. E ancora: “Ci riserviamo il nostro legittimo diritto di agire in risposta a tutte le azioni destabilizzanti del Marocco, la potenza occupante nel Sahara Occidentale”.

Per il momento si tratta solo di parole ma da attenzionare è sicuramente il Congresso del Fronte Polisario, che si terrà nei “territori liberati” dal 19 al 22 dicembre e che “affronterà il problema e prenderà una posizione ferma per affrontare le cose”. Oltre ai malumori e alla voglia di cambiare le cose che si respirano da tempo sia nel territorio del Sahara Occidentale che nei campi profughi del deserto algerino, c’è da considerare anche la scelta della sede del 15esimo congresso: realizzare le giornate di incontri nell’area desertica che il Polisario ha riconquistato negli anni potrebbe essere interpretato dal Regno del Marocco come una dura provocazione.

di Red/Al.Pi.

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