Ucraini in fuga: l’ambigua risposta di Budapest

L'apertura senza precedenti ai profughi dall'Ucraina  ha una lettura elettorale tutta ungherese. Che può aiutare Orban alle prossime elezioni di  aprile. Reportage dal confine

di Erdna Bridgjowsky

Zahony (Ungheria) – Zahony si trova a 2 km dal confine ucraino della città di Chop. Questo è il principale punto d’ingresso in Ungheria dall’Ucraina, la frontiera è percorribile in entrambe le direzioni a piedi, su gomma e su rotaia. E’ l’unico confine dove i treni possono attraversare e raggiungere l’Ungheria. Conta 4156 abitanti e dallo scoppio della guerra ha visto arrivare, secondo dati della polizia, più di 60.000 persone, molte delle quali – nell’arco di qualche giorno – lasciano il Paese in direzione di Budapest, di altri paesi europei o verso loro Paesi di origine, principalmente India e Africa. Tutti gli spostamenti sono gratuiti attraverso biglietto di solidarietà sul territorio ungherese e su quello europeo. Nella quasi totalità dei casi cittadini di terze nazionalità hanno la possibilità di raggiungere gratuitamente i loro Paesi di origine con voli messi a disposizione dalle rispettive ambasciate.

Ogni giorno, in media ogni ora un treno arriva a Zahony con 500 passeggeri. Zahony ha già raggiunto il limite della propria capacità di gestione di tale flusso e al momento, nonostante un’apertura politica, non vi è traccia alcuna del supporto governativo. Poche organizzazioni mal coordinate stanno cercando di rispondere alla crisi con sovrapposizione di compiti e mancanza di competenze e servizi. Per questi motivi la situazione sta diventando critica. Il Comune si aspetta un numero crescente di migranti. La situazione sta diventando tesa alla frontiera, dove auto e persone a piedi possono attraversare il confine, le donne con bambini che aspettano per ore stanno diventando nervose e aggressive. Stessa cosa per la polizia, non abituata a un tale carico di lavoro e con un livello di ricambio molto basso. Sono stati segnalati molti episodi di violenza e un enorme flusso di Rom in arrivo dall’Ucraina (previsti 140.000), che in molti casi non possono tornarvi se non a piedi attraverso i punti di ingresso non ufficiali, trova rifugio nei punti di transizione messi a disposizione del Comune, creando congestione e impedendo un rapido tournover necessario per garantire la sicurezza in questo punto di transizione.

Crisi e calcoli elettorali

La sensazione è quella di essere davanti ad una crisi senza precedenti nel cuore del continente e che l’Ungheria non sia in grado di gestire su cosi larga scala. C’è bisogno di aiuto ora, perché l’impressione è che il peggio debba ancora arrivare. Dallo scoppio della guerra, secondo fonti delle ONU più di 150.000 persone hanno raggiunto l’Ungheria attraverso i 135 km di confine con l’Ucraina. Secondo proiezioni questo numero è destinato a raggiungere le 500.000 persone con l’attivazione dei corridoi umanitari. Il Governo di Orban, a un mese dalle elezioni che per la prima volta negli ultimi 10 anni appaiono incerte, ha mostrato una inaspettata apertura a ricevere persone in fuga dall’Ucraina.

Questa apertura di Budapest verso i profughi ha una lettura elettorale. Infatti, oltre che rifugiati ucraini, la maggior parte delle persone arrivate sono ungheresi che vivono nei Trans Carpazi, in possesso di doppia cittadinanza (si tratta di circa 150.000 persone) e altri sono Rom con cittadinanza ungherese. Queste persone, per le quali era possibile venire e risiedere in Ungheria anche prima dello scoppio della guerra, hanno diritto di voto e possono votare nel suolo ungherese alle prossime elezioni in programma per la prima settimana di aprile.

Il premier Viktor Orban, che nel Sud del paese sta costruendo muri elettrificati e centri di detenzione per migranti, dal maggio 2020, ha reso impossibile chiedere asilo alla frontiera e sul suolo nazionale. Secondo i decreti del 2020, la procedura di asilo può essere presentate solo all’ambasciata ungherese a Kiev. Per questo, le persone in arrivo da Ucraina non hanno lo status di rifugiati, e senza un visto sono autorizzati a trascorrere solo 90 giorni nella zona Schengen. Il Governo ha risolto il problema il 24 febbraio usando poteri di emergenza (che sono in vigore a causa della pandemia) per scavalcare la legge con un atto legislativo di livello inferiore, emettendo un decreto governativo. Il decreto, che è entrato in vigore immediatamente, stabilisce che “coloro che sono fuggiti dalle loro case a causa di conflitti armati, guerre civili o scontri etnici (…)” hanno diritto allo status di protezione temporanea.

La protezione temporanea non garantisce gli stessi diritti dello status di rifugiato. La più grande differenza è nella durata della sua validità. Secondo il decreto, lo status di protezione è attualmente valido fino al 1° giugno. Il titolare dello status di protezione temporanea, non può lavorare, mentre il rifugiato sì. La protezione si applica alle persone in arrivo dall’Ucraina, e non possono o non vogliono tornare in Ucraina a causa della guerra. Il decreto sulla protezione temporanea non menziona esplicitamente i cittadini ucraini che entrano da un altro paese (per esempio la Serbia) o che soggiornano in Ungheria da un po’ di tempo che avrebbero lo stesso diritto alla protezione. Si applica invece a coloro che, pur non essendo cittadini ucraini, stavano legalmente in Ucraina (con un permesso di soggiorno o visto).

Le foto sono di Fabrizio Rigo

 

 

 

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