La spirale che attanaglia il Mali

Le violenze in Mali continuano. Dieci  caschi blu sono rimasti uccisi in un attacco al campo base di Aguelhok. Mentre 800 scuole in tutto il Paese sono state  chiuse

di Elia Gerola.

Come riportato da un comunicato ONU, nella prima mattinata di domenica 20 gennaio un commando di guerriglieri del gruppo al-Qaeda in the Islamic Maghreb (AQIM) hanno assaltato un campo base delle forze di peacekeeping della missione ONU MINUSMA, in Mali ormai dalla primavera 2013. Nell’attacco, secondo quanto riportato da Al-Jazeera, gli assalitori avrebbero fatto irruzione nelle posizioni ONU impiegando camionette e motociclette, ingaggiando uno scontro a fuoco nel quale 10 caschi blu originari del Chad e circa 20 assalitori sarebbero rimasti uccisi, e decine di altri combattenti sarebbero rimasti feriti.

Le reazioni di sdegno e condanna per l’ennesimo atto di violenza sono state molte, a cominciare da quelle dell’inviato ONU nello Stato del Mali Mahamat Saleh Annadif. Ha bollato l’attacco come “vile e criminale”, sottolineando come le tecniche di combattimento impiegate dai guerriglieri islamisti starebbero migliorando, per sofisticatezza ed efficacia tattica. In altre parole, la situazione sta divenendo sempre più seria e l’operato dei 12 mila caschi blu nel Paese non sta avendo l’effetto di riappacificazione e stabilizzazione auspicato.

Tra le cause dell’attacco, come riportato dall’agenzia stampa mauritana Al-Akhbar, vi sarebbe la recente visita del premier

Benjamin Netanyahu

Israeliano Benjamin Netanyahu al vicino Chad, confinante e presente in Mali con forze di interposizione. Bibi, come il leader del partito di centro destra israeliano Likud viene soprannominato in patria, si è recato in Chad per riallacciare piene relazioni diplomatiche con il Paese africano. Erano interrotte dal 1972. Tra le motivazioni della riconciliazione, il presidente locale Idriss Déby ha appunto sottolineato la comune lotta al male del nostro secolo, il terrorismo.

Tuttavia, nonostante le violenze dell’ultimo attacco abbiano riguardato la parte settentrionale della regione del Kidal, verso il confine con l’Algeria, il 16 gennaio durante una riunione tra il Consiglio di Sicurezza ONU e Bintou Keita, l’assistente del Segretario Generale delle Nazioni Unite per l’Africa, è stato tratteggiato un quadro ben più articolato.

Le violenze sarebbero infatti l’effetto di un malessere ben più diffuso, causato da povertà, mancanza di lavoro, insicurezza diffusa e lotta per le risorse. Il contesto maliano vede lo Stato centrale incapace di garantire la sicurezza della propria popolazione. La conseguenza è quindi che continui attacchi ai civili, come quello riportato il 16 gennaio stesso nella regione orientale di Menaka, non fanno che rendere impossibile una normale vita quotidiana.

Da non sottovalutare è poi la chiusura di ben 800 scuole, per effetto delle violenze diffuse e dell’incapacità di garantire l’incolumità del personale e degli alunni. Quest’ultimo fatto, da effetto delle violenze, rischia di divenire col tempo causa di un circolo perverso che si autoalimenta. Lo spiega la professoressa inglese Mary Kaldor, parlando delle cosiddette New Wars. Non ricevere un’istruzione mette sulla strada centinaia di ragazzi, rendendoli incapaci di costruirsi un futuro, apprendere una professione e condurre così una vita normale. Per molti le prospettive diventano due: scappare in cerca di fortuna emigrando verso l’Europa, oppure unirsi alle guerriglie locali, che per molti giovani divengono le uniche fonti di sostentamento e realizzazione.

Molti esperti sostengono che la comunità Onu, così come il governo locale, dovrebbero aver capito che i 12 mila caschi blu stanziati nel Paese sono probabilmente necessari, ma non sufficienti. I problemi di fondo restano. Oltre a questi interventi cosmetici, come in altri contesti simili di conflitto diffuso, asimmetrico ed a bassa intensità, vengono indicate come necessarie riforme economiche, sociali e del sistema d’istruzione. Bisogna interrompere – dicono – il perverso ed auto-alimentante ciclo della violenza.

Per maggiori informazioni potete visitare la nostra scheda conflitto.

 

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