Vittoria di Maduro alle regionali. Opposizione divisa

Astensione al 60 percento. Si attende il verdetto della Missione internazionale sulla regolarità del voto

di Maurizio Sacchi

Vittoria del governo alle amministrative in Venezuela. Il chavismo ha vinto in 20 dei 23 Stati,  e  si é confermato al governo della capitale Caracas. Un’alta astensione ha segnato le elezioni regionali di domenica in Venezuela, le prime in cui l’opposizione ha partecipato in cinque anni. Solo il 41,8 percento degli elettori si é presentato alle urne.. I  partiti dell’opposizione, (Acción Democrática, Primero Justicia, Un Nuevo Tiempo e Voluntad Popular) hanno tentato di fare fronte comune nella Mesa de la Unidad Democrática, ma hanno vinto solo in tre degli Stati.

L’opposizione è arrivata alle elezioni frammentata. Non ci sono state liste comuni nella maggior parte delle regioni. Manuel Rosales,  dell’opposizione, governatore eletto dello stato di Zulia, ha detto lunedì che la “mancanza di umiltà” dei partiti di opposizione ha portato alla perdita di più di 10 governatorati in Venezuela. “Se fossimo stati uniti, più di 10 governatorati avrebbero accompagnato la vittoria nello  Zulia”. Quello che Stati uniti e Paesi europei considerano ancora come legittimo presidente, se pur ad interim,  Juan Guaidó ha tentennato a lungo sull’opportunità di andare a votare, e Leopoldo López, esiliato a Madrid, ha esplicitamente  invitato direttamente all’astensione.

Dopo anni di boicottaggio, la partecipazione dell’opposizione era stata fortemente voluta soprattutto dal governo di Nicolas Maduro, con il fine di veder legittimare il suo potere. A garantire le regolarità della consultazione, 300 osservatori internazionali, tra cui quelli del Centro Carter, delle Nazioni unite, del Ceela (Consiglio di esperti elettorali dell’America latina) e dell’Unione europea, che ne ha inviati quasi cento.   Un implicito riconoscimento per il governo bolivariano, e di fatto una legittimazione anche di questa vittoria. Ma a mettere le mani avanti ci aveva pensato alla vigilia l’alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione europea Josep Borrell che, malgrado  l’impegno di mantenere «una condotta di rigorosa imparzialità», aveva dichiarato: “se tutta l’opposizione si presenta alle elezioni, dobbiamo accompagnarla, perché la nostra presenza costituisce per essa una maggiore garanzia. Questo legittima Maduro? No. Quello che lo legittimerà o meno sarà il rapporto della Missione”.

Il verdetto della Missione sulla regolarità del voto  é atteso per oggi martedì 23 novembre. Se esso confermerà la validità dei dati diffusi, più che a una effettiva legittimazione del governo Maduro, si spera che possa almeno riattivare il processo di pacificazione del tormentato Paese di Simon Bolivar. Un processo che passa anche per il riallacciarsi del dialogo fra governo e opposizione, che sotto egida norvegese si stava svolgendo a Città del Messico, ma che si è recentemente interrotto a causa dello scandalo che ha coinvolto il faccendiere Alex Saab, recentemente estradato da Capo Verde agli Usa. Saab é accusato di lavaggio di denaro e di essere stato complice di Maduro nel dirottare ingenti fondi di aiuto umanitario diretti al popolo venezuelano in conti privati del presidente. Maduro ha reagito all’estradizionde di Saab abbandonando il tavolo dei colloqui. 

In quanto agli Stati uniti, il governo Biden ha reagito ai risultati con un comunicato ufficiale estremamente duro, in cui si afferma fra l’altro: “[…il regime ha grossolanamente alterato (…) il  risultato di queste elezioni molto prima che qualsiasi voto fosse stato espresso.  Arresti arbitrari e molestie nei confronti di attori politici e della società civile, criminalizzazione delle attività dei partiti di opposizione, divieti per i candidati di tutto lo spettro politico, manipolazione dei registri elettorali, censura persistente dei media e altre tattiche autoritarie”.  La televisione pubblica venezuelana ha titolato invece “Vittoria storica della rivoluzione”. Maduro i camicia rossa ha ringraziato il popolo venezuelano, sottolineando che queste sono state le none elezioni durante il suo mandato. e che nelle ultime due é stata l’opposizione a decidere di non presentarsi.

In attesa delle decisioni della Missione internazionale, resta l’enorme problema dei profughi, circa tre milioni di persone fuggite negli ultimi tre anni, e sparse nei vari Paesi dell’area. E resta soprattutto il problema della crisi economica che strangola il Venezuela, aggravata, oltre che dall’embargo, anche dalla crisi del prezzo del petrolio, unica fonte di valuta estera della culla dell’indipendenza sudamericana.  Non resta che sperare nel dialogo e nel sollevamento delle sanzioni, e in un ritorno a una normalità che consenta il rientro dei profughi, per porre fine alla crisi umanitaria più grave che affligge l’America latina.

Nell’immagine, una foto di Ronald Labrador per Unsplash 

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