Vladimiro non molla

di Ilario Pedrini

Adesso è ufficiale. Vladimir Putin si ricandida alle presidenziali russe del 2018. Lo riferisce Interfax. Putin ha dato l’annuncio nel corso di un discorso ai lavoratori di una fabbrica di automobili a Nizhny Novgorod.

Una vita al potere. È al potere, come premier o presidente, dal 2000. Se verrà rieletto – e al momento non si capisce come potrebbe non essere eletto – resterà in carica fino al 2024. Finora hanno annunciato la loro candidatura la giornalista e oppositrice Ksenya Sobchak e l’esponente dell’ala liberale dell’establishment russo Boris Titov. Per citare Anna Zafesova de La Stampa, il presidente russo viene spesso definito il padre spirituale dei nuovi populisti, ma lui non è uno di loro. Non è un idolo delle piazze, non è un rivoluzionario, non è l’uomo antisistema. Lui è il sistema.

Putin – si legge su Rai News – la prima volta si è presentato alle Presidenziali nel marzo 2000, dopo che era stato chiamato come facente funzioni al Cremlino nel dicembre del 1999 da Boris Eltsin.

La presidenza addomesticata. Dopo due mandati come presidente, il numero massimo concesso allora dalla Costituzione, nel 2008 lasciò il timone a Dimitry Medvedev, che aveva introdotto la riforma necessaria per consentire un terzo mandato a Putin e la sua estensione a sei anni.

Judo e servizi segreti. Nato il 7 ottobre 1952, nel 1970 Putin si iscrisse all’università, studiò diritto e lingua tedesca, ma nel tempo libero si dedicava al judo. Questa disciplina gli servì quando nel 1975 entrò nel Kgb, chiamato ad occuparsi di controspionaggio.

L’odio di Hillary. Vladimiro, fra le altre cose, da neocandidato si porta dietro la sua storia di odio per la sconfitta del secolo, quella Hillary Clinton, ex fisrt lady americana ed ex segretario di Stato. Una vicenda mediatica, fatta di insulti a distanza, che – vista l’antipatia della suddetta in terra russa – in realtà potrebbe rappresentare un’arma in più per conquistare gli elettori.

Relazioni pericolose con Donald. Durante la campagna elettorale Usa e, in verità, anche nei mesi a seguire si è discusso molto della presunta amicizia (o alleanza strategica) tra il miliardario americano Donald Trump e l’ex agente del Kgb Vladimir Putin. Il Russia Gate è una bomba ad orologeria sotto la Casa Bianca, ma intanto ecco cosa si leggeva sul giornale di Torino poco dopo l’elezione del candidato repubblicano, in realtà un outsider anche per il Partito Repubblicano: «Non sembra che al Cremlino stiano brindando per la vittoria. Il primo risultato della vittoria di Trump, la caduta del prezzo del petrolio, non è stato una buona notizia per i russi. E da che Mosca aveva di fatto lasciato capire che interrompeva ogni dialogo con la Casa Bianca fino all’arrivo del prossimo presidente (…) e si parlerà con l’amministrazione di Obama. Perché dopo si entrerà in un territorio che non è stato segnato sulle mappe. E Putin non ama le sorprese. (…) È difficile immaginare due persone più diverse per carattere, formazione, messaggio e ruolo di Vladimir e Donald».

Come uscire dalla polveriera siriana. E sempre sul quotidiano dove scrive Anna Zafesova, attraverso la penna di Giordano Stabile, si spiega che Russia e Stati Uniti sembrano avere raggiunto un accordo per una soluzione politica del “caso Siria”: «I due leader hanno ribadito che collaboreranno per «combattere l’Isis» fino alla fine e distruggerlo. La guerra all’Isis in Siria in effetti sta per finire e Stati Uniti e Russia non vogliono ritrovarsi invischiati in un altro conflitto per procura, al fianco die rispettive alleati.

Il Califfato è ormai ridotto a qualche striscia di territorio desertico a Nord-Est dell’Eufrate, su entrambi i lati della frontiera fra Siria e Iraq. Con la liberazione di Raqqa, poi la conquista di Deir ez-Zour da parte dell’esercito di Bashar al-Assad, infine la caduta ieri di Al-Bukamal, l’ultima cittadina in mano allo Stato islamico, si è chiuso un ciclo durato quasi quattro anni, durante i quali i seguaci del califfo Abu Bakr al-Baghdadi hanno governato centinaia di centri urbani grandi e piccoli (…) Il primo dato, il più impressionante, è la nascita di un esercito transnazionale sciita, libero di muoversi fra Siria e Iraq e connesso con l’Hezbollah libanese. Sono le milizie Hashd al-Shaabi create e modellate dal generale dei Pasdaran Qassem Suleimani».

 

 

 

 

 

 

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1064&biografia=Vladimir+Putin

http://www.lastampa.it/2016/08/01/esteri/insulti-e-parodie-quellodio-antico-tra-hillary-e-lo-zar-XMrW2mIsbHB9gOIVBYRiHN/pagina.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Russia-Putin-si-candida-a-presidenziali-2018-4c914fea-d7ef-4289-ab80-7fdd316531b0.html?refresh_ce

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2017/12/06/russia-putin-si-candida-a-presidenziali_6b92c751-52c6-4002-9cd6-7a84fbad2283.html

Tags:

Ads

You May Also Like

La guerra alla droga di Dacca

Caccia all'uomo in Bangladesh con vittime e arresti di massa. Il modello Filippine si espande

“Se non si taglia la domanda (di stupefacenti) come si può pensare di fermare ...

Giro di vite a Caracas

Lo spagnolo Felipe Gonzalez duro su Maduro, ma lancia un’idea di pace europea e sudamericana

di Maurizio Sacchi Sei membri dell’esercito e della polizia venezuelani sono stati arrestati, secondo ...

Piccoli schiavi nel sommerso

Prostituzione e lavoro nero per minori e giovanissimi sono in aumento in Europa e ...