Ragazze nigeriane e sesso agli italiani

di Andrea Tomasi

Cosa costringe le ragazze nigeriane a prostituirsi sulle strade dell’Italia, a parte la fame e la miseria? I ricatti e i riti a cui sono sottoposte nel loro Paese, prima di attraversare “mezza Africa” e salire su un barcone.

I riti che le tengono sotto scacco. Le giovani vanno (o vengono portate) dagli sciamani. Questi fanno loro bere degli intrugli mischiati con unghie, peli pubici, biancheria intima o gocce di sangue. «Posso fare in modo che non riescano mai a dormire bene né a trovare pace finché non avranno saldato i loro debiti» racconta un “sacerdote”, chiamato “the doctor”, intervistato da Thomson Reuters foundation.

Dice che qualcosa nella testa delle ragazze continuerà a ripetere: «Dovete pagare».

La rivista Internazionale spiega: «Nello stato dell’Edo – uno snodo del traffico di esseri umani nella Nigeria meridionale – molte ragazze cominciano volontariamente il loro viaggio verso la prostituzione. La maggior parte di loro non ha le idee chiare sull’incubo che le attende. Alcune vanno da sole a trovare sacerdoti come Elemian, sperando che il juju (il rito) le aiuti ad arricchirsi vendendo sesso in Italia».

Tutti sanno. C’è un fenomeno interessante. Una volta le donne e loro famiglie non sapevano cosa sarebbe accaduto loro una volta approdate sulle coste italiane. Non sapevano che anziché un futuro di parrucchiere o cameriere le avrebbe attese la strada, la prostituzione sull’asfalto del “Bel Paese”, spesso in qualche fredda città del nord. Ora, stando alle ultime ricerche sociologiche, c’è coscienza in larghissimi strati della popolazione.

Insomma pure i bambini sanno che le ragazze – quelle che partono, attraversando Niger e Libia, per poi attraversare il Mediterraneo  – vanno a vendere sesso agli italiani.

Le ex vittime che diventano carnefici. «Secondo l’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodoc), più di nove donne nigeriane su dieci entrate in maniera illegale in Europa vengono dall’Edo, uno stato a maggioranza cristiana con una popolazione di tre milioni di abitanti. (…) “Le donne dello stato di Edo hanno cominciato ad arrivare in Italia per comprare oro e perline all’inizio degli anni ottanta e hanno notato che c’era un mercato fiorente nel settore della prostituzione”, spiega Kokunre Eghafona, docente di sociologia e antropologia all’Università di Benin City e consulente per l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim). “Sono tornate in Nigeria e hanno cominciato a portare parenti e amiche”. Queste donne, chiamate madam, rappresentano secondo l’Undoc la metà dei trafficanti di esseri umani della Nigeria e sono spesso ex vittime che si sono trasformate in mediatrici che vessano le altre donne per indurle alla prostituzione.

Più di 12.000 nigeriane sono arrivate in Italia viaggiando per mare negli ultimi due anni.

In un’inchiesta del Corriere della Sera Annalia De Simone spiega che «durante il viaggio le ragazze contraggono un debito che va 35mila a 55mila euro, un debito che dovranno estinguere diventando schiave controllate a vista da una delle madame (donna membro della banda criminale, che a sua volta si è affrancata dalla schiavitù e che gestisce le baby prostitute, ndr).

Sono sempre più giovani. Alla polizia dicono di avere 23 o 25 anni, ma di anni ne hanno 14 o 15. Percorrendo la Domiziana, la lingua di terra che separa la terra e il mare tra il Lazio e la Campania, si incontrano centinaia di ragazze prevalentemente nigeriane, costrette a prostituirsi. Molte di loro sono ragazzine minorenni.

Gli aborti con “dottor venerdì”. A Castelvolturno (Caserta) Friday Ewunoragbon, 51enne nigeriano, è stato in esecuzione di una misura cautelare emessa dal gip di Santa Maria Capua Vetere, che ha accolto la richiesta della Procura sammaritana.

Era conosciuto come «Doctor Friday» e la sua specialità era eseguire aborti clandestini per donne nigeriane, «molte delle quali prostitute costrette a interrompere la gravidanza dai loro sfruttatori in quanto essa rappresentava un ostacolo all’attività» si legge su Repubblica.

Per gli aborti chiedeva tra i 300 e i 350 euro per le gravidanze tra le 4 e le 5 settimane, fino ad arrivare a 2500 euro per le gravidanze inoltrate anche fino al quinto mese. Insomma le ragazze rendono “bei soldi”, sia che il denaro venga dai clienti, sia che venga dalle donne e dai loro protettori dopo che i clienti italiani le mettono incinte.

 

https://www.internazionale.it/notizie/adaobi-tricia-nwaubani/2016/11/21/prostituzione-italia-nigeria

http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/17/tratta-prostitute-bambine-nigeriane-che-arrivano-italia-barconi-migranti/356e733c-6ae0-11e7-b051-36367461b8c9.shtml

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/10/14/news/santa_maria_capua_vetere-178238889/

 

 

 

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