Africa avvelenata anche dai pesticidi

di Andrea Tomasi
C’è un modo raffinato per uccidere gli africani. Si trova in agricoltura. Come se non bastasse tutto il resto, l’Africa viene avvelenata anche dai pesticidi. Naturalmente si tratta di una morte lenta, ma non c’è dubbio che l’utilizzo di certe sostanze nelle coltivazioni, sul lungo periodo, possa essere micidiale, soprattutto se sommato a tutti gli altri fattori di rischio di alcune zone del continente africano. «A inizio marzo la relatrice speciale per il diritto al cibo delle Nazioni Unite, Hilal Elver, ha portato all’attenzione di tutti la necessità di limitare l’utilizzo di questi prodotti in agricoltura. I pesticidi sono responsabili di 200.000 morti per avvelenamento all’anno, spiega il report, nel 99% dei casi in Paesi in via di sviluppo. Nel rapporto i pesticidi vengono collegati a malattie come l’Alzheimer e il Parkinson, a disfunzioni ormonali e a problemi respiratori» scrive Nigrizia. Fra i primi a denunciare l’esistenza di una vera e propria bomba ad orologeria era stato, quindici anni fa, il settimanale Vita, che aveva interpellato il professor Marco Vighi, docente di ecotossicologia dell’Università Bicocca di Milano: «Un certo numero di prodotti, fra cui la maggior parte degli insetticidi organoclorulati (come il ddt e il lindano) che sono stati banditi o strettamente regolamentati in Occidente fin dagli anni 70, così come nei Paesi più avanzati del Sud America. Non è che siano più tossici di quelli di nuova generazione, ma sono più resistenti e mobili. Si possono ritrovare anche molto lontano dai luoghi d’uso. Persino in Antartide. Sono degli inquinanti globali e costano poco. In Africa sono ancora utilizzati in agricoltura, e anche per combattere la malaria e la febbre gialla e in generale tutte quelle malattie che sono veicolate dagli insetti». Oggi la sostanza che più fa preoccupare è il glifosate. È una molecola della famiglia degli acidi aminati, scoperta da Monsanto all’inizio degli anni ’70.  È costituito da un aminoacido, la glicina e da una molecola di acido fosfonico unite tra loro da un ponte di azoto. «Nei paesi in via di sviluppo, un contadino su 5.000 rischia l’avvelenamento – scrive Marta Gatti -. Secondo la relatrice speciale per il diritto al cibo, anche i popoli indigeni e le comunità rurali sono a rischio. Per quanto in Africa il mercato dei pesticidi sia meno fiorente, i prodotti chimici sono ugualmente diffusi. In molti paesi africani gli agricoltori, che sono anche i più esposti ai pesticidi, rappresentano più del 60% della popolazione attiva». È facile immaginare il tipo di protezione che può essere utilizzata dai contadini africani nelle fasi di irrorazione. Alla mancanza di sistemi di sicurezza – non parliamo di scafandri stile palombaro ormai diffusi in occidente ma anche delle semplici mascherine per proteggere parzialmente le vie aeree – si aggiunge la diffusione di fitofarmaci obsoleti «ormai vietati e assimilabili a rifiuti tossici». La Fao parla di 25.000 tonnellate di pesticidi obsoleti in circolazione: sostanze che mettono a rischio ambiente e salute. Come sempre, per capire le dimensioni del problema, ci viene in soccorso l’economia. Secondo i calcoli delle Nazioni Unite i costi occulti dei pesticidi in Africa – stando al report più recente, quello del 2013 – il danno si aggira attorno ai 97 miliardi di dollari nella proiezione verso il 2020. E non si parla solo di zone con ampie distese coltivate. «Nel report pubblicato nel 2010 ” Communities in peril: global report” si spiega come nelle zone rurali di Mali, Senegal e Tanzania sia diffuso l’uso di pesticidi anche tra i piccoli produttori, fino al 90-95% degli agricoltori».
 
http://www.nigrizia.it/notizia/pesticidi-spesso-obsoleti-in-africa
 
http://www.vita.it/it/article/2002/08/23/africa-scoppia-il-caso-pesticidi-veleno-ai-poveri/15691/
foto tratta da http://globalfarmernetwork.org/2016/06/open-letter-to-the-eu-parliament-from-a-kenyan-farmer-leave-africa-alone/

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