Alex Zanotelli: rischiamo una Guerra Mondiale

Parla il missionario pacifista, che il 28 maggio chiuderà a Roma l’Eirenefest, il Festival del Libro della Pace e della Nonviolenza: “Bisogna far capire alle persone la follia totale che stiamo vivendo”

di Laura Tussi

Al via venerdì 26 maggio a Roma (nel quartiere di San Lorenzo) l’Eirenefest, il Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza, giunto alla sua seconda edizione. Fino a domenica, in programma tre giorni di dibattiti, tavole rotonde, proiezioni, laboratori, spettacoli, cui si aggiungono iniziative per scuole e bambini. Nella giornata conclusiva del festival, anche padre Alex Zanotelli, religioso, presbitero e missionario dei Comboniani, ispiratore e fondatore di diversi movimenti italiani a favore della pace e della giustizia solidale.

Padre Zanotelli, secondo lei oggi l’umanità si trova davvero sul crinale del baratro nucleare?

Sì. Basta un niente e può saltare tutto. La guerra in Ucraina è sempre più pericolosa, perché siamo davanti a due superpotenze nucleari: la Russia e gli Stati Uniti, cui si aggiunge la NATO. E non è uno scherzo. La Russia ha spostato armi nucleari anche in Bielorussia. Altrettanto stanno facendo gli Stati Uniti. Basta un niente per far saltare qualcosa, un ingranaggio, un sistema informatico. Stiamo rischiando davvero molto. La Russia deve essere condannata in tutti i termini possibili, perché ha invaso un Paese sovrano come l’Ucraina, conducendo una guerra assurda e criminale. Ma questo non ci libera dai problemi, perché non prendiamoci in giro: noi occidentali siamo altrettanto dentro a questo meccanismo. Quando è caduto il muro di Berlino l’accordo tra Gorbaciov e Bush, non scritto ma orale tra i due, era che la Nato non doveva prendere il posto occupato dall’ex Patto di Varsavia. Quindi i Paesi dell’est. Invece abbiamo circondato la Russia. Putin è caduto nella trappola e ha fatto un’enorme errore con quest’invasione. Dal 2014 l’Occidente ha inviato armi. Americani e inglesi hanno preparato l’esercito ucraino e adesso Biden ci dice che la guerra deve continuare “per indebolire la Russia e per fronteggiare la Cina”. Inviando altre navi da guerra nell’Indo Pacifico. Il comandante delle truppe statunitensi è stato nelle Filippine, dove gli USA hanno moltissime basi, per chiederne altre cinque che verranno costruite ex novo. Ancora gli Stati Uniti hanno già dato sottomarini nucleari all’Australia. Rischiamo la Terza Guerra Mondiale e nucleare. Ecco perché è importante far capire alle persone questo enorme pericolo, la follia totale che stiamo vivendo.

Come possono i pacifisti fronteggiare il rischio nucleare e più in generale opporsi alla guerra?

Rimango dell’opinione che bisogna avere il coraggio di parlare chiaro. Il problema del nucleare è enorme e non è così semplice risolverlo. Ritengo serva molto coraggio da parte degli attivisti. Daniel Berrigan, un grande resistente americano, era un gesuita che ha sostenuto tutta la lotta contro la guerra in Vietnam. Per tutte le sue varie azioni si è fatto 44 mesi di carcere. La polizia era davvero terrorizzata dai due fratelli Berrigan. Daniel diceva che fare la pace è altrettanto costoso del fare la guerra. Questo per dire che o ci metti la faccia e la pelle e hai il coraggio di sfidare anche finendo in carcere, oppure è inutile. Se vogliamo davvero sfondare il sistema ritengo servano questo tipo di azioni. Altrimenti facciamo solo proclami. Ci vogliono quindi azioni nonviolente serie, pagate anche col tribunale e la galera. Per affossare il sistema è necessario questo tipo di resistenza.

L’Eirenefest percorre la via più lunga e difficile, quella del convertire le coscienze con un percorso di educazione alla pace. Pensa sia invece più urgente un pacifismo istituzionale, che tenti di indirizzare le politiche degli Stati verso la fraternità tra i popoli?

Al momento non vedo la possibilità di cambiamenti, a livello istituzionale. Gli Stati sono prigionieri del complesso militare e delle banche che finanziano. Non solo negli USA, ma dappertutto, quella delle armi è la maggiore industria. Italia compresa. Quasi inutile quel tentativo istituzionale è invece necessario continuare con insistenza dal basso. La nonviolenza attiva non viene da Gandhi, oppure da Martin Luther King, ma da Gesù di Nazareth a cui questi si sono sempre ispirati. Trovo assurdo che proprio nelle comunità cristiane questo pensiero non passi. Gesù ha inventato la nonviolenza attiva? Allora siano le comunità cristiane le prime ad agire. Altrimenti non sono seguaci di Gesù.

Quali altri suggerimenti si sente di dare per questo festival?

Ringrazio innanzitutto coloro che lo organizzano e lo portano avanti: ho partecipato alla prima edizione dell’Eirenefest e parteciperò ancora. Secondo me è fondamentale divulgare e e diffondere libri, testi, romanzi, sui temi della pace e della nonviolenza. Me ne vengono in mente di bellissimi e straordinari, come la trilogia di Gene Sharp “Politica dell’Azione Nonviolenta”. Lui è uno scrittore americano che scrisse tra gli altri anche “Come abbattere un regime”. Dovremmo avere piccoli libri divulgativi che aiutino le persone a sviluppare azioni concrete di nonviolenza coerente. Perché se il popolo comincia a muoversi e ragiona, iniziando a impiegare tecniche nonviolente, queste diventano estremamente efficaci per mettere in discussione sistemi come il nostro, fondati sulla violenza e sulle armi.

All’Eirenefest lei parteciperà all’evento conclusivo “L’obbedienza non è una virtù: l’insegnamento di Don Milani a 100 anni dalla nascita”. Questa figura della pace e della nonviolenza, quanto ha influenzato il suo pensiero?

Non è facile rispondere a questa domanda. Don Milani è stato importante nella mia vita e nel mio pensiero. Anche se non l’ho mai conosciuto personalmente ha sempre camminato con me e mi ha ugualmente aiutato nelle scelte che ho fatto nella vita. Da quando sono diventato direttore di Nigrizia (rivista italiana mensile dei missionari comboniani dedicata al continente africano, ndr) i suoi scritti mi hanno profondamente plasmato: dall’occuparsi degli ultimi alle sue posizioni sulla guerra e sulle armi. Tutto questo è stato per me di grande insegnamento. Inoltre, ho sempre ammirato il suo coraggio nell’affrontare la tempesta mediatica che ha subito per le proprie posizioni.

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