Cosa chiediamo a Babbo Natale

di Raffaele Crocco

Cosa chiedere a Babbo Natale, quest’anno? Quali potrebbero essere i regali sotto il gigantesco albero addobbato per la festa? Vediamo. Il primo regalo potrebbe essere la fine dei regimi dittatoriali, autoritari, ottusi. Potrebbe essere farla finita con chi, in nome di un qualche dio e della sua legge, stupra e uccide una ragazzina di 14 anni solo perché non si è messa il velo. Farla finita con gli uomini neri – perché sono sempre maschi e sono sempre vestiti di nero, lo avete notato? – che impongono alle donne le loro leggi crudeli, buone solo a curare le loro frustrazioni, Potrebbe farla finita con chi parla di “denazificazione” del Mondo arrestando i propri oppositori, tentando la conquista di terre altrui, uccidendo chiunque la pensi in modo diverso.

Questo sarebbe già un grande regalo. Ma sotto l’albero potremmo trovare anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani trasformata all’improvviso in realtà, cioè nella nostra quotidianità. Potremmo trovarla nella fine delle diseguaglianze economiche, con i ricchi che diventano meno ricchi e pagano le tasse e i poveri che diventano meno poveri e vivono con più di 5 dollari al giorno. Oppure nei ragazzi e nelle ragazze di ogni luogo del Mondo che possono andare finalmente a scuola. O nelle persone che possono curarsi, che hanno un lavoro dignitoso e ben pagato, che possono scegliere a chi credere, chi votare, a quale genere appartenere.

Anche questo regalo lo scarteremmo volentieri. Così come sarebbe bello aprire la scatola di un terzo regalo e trovare quello che serve – cioè le scelte politiche condivise –  per fermare il cambiamento climatico, abbattere le emissioni di Co2 e bloccare l’aumento delle temperature che uccide il mare, desertifica le terre, ci toglie l’acqua. Sarebbe un bel regalo da condividere con tutti, trovando anche le misure per compensare chi in questo giorno di Natale di risistemazione planetaria rischia ancora una volta di rimetterci, di pagare dazio per tutti, di rimanere arretrato, in attesa di altre occasioni e altri strumenti – ma quali? – di sviluppo. Pensate all’Africa senza luce e energia, all’Asia senza diritti, all’America latina dell’arretratezza e della fame.

Infine, ci sarebbe il più bel regalo nel sacco di Babbo Natale. È un regalo così grosso, da contenere tutti quelli di cui abbiamo parlato. Un regalo capace di far tacere le armi, tutte e ovunque.  Un regalo che non solo elimini le guerre, no…. che tolga proprio di mezzo le ragioni per l’esistenza delle guerre. Un regalo che faccia capire che uccidere gli altri o farsi uccidere in nome di una qualche convinzione, di una qualche emergenza, di una qualche religione, ideologia o conquista è semplicemente stupido e inutile. Un regalo che si chiama Pace, non come semplice fine di una o di tante guerre, ma come sistema in cui vivere tutti, come rete di rapporti, relazioni, diritti, democrazia da condividere ogni giorno tutte e tutti. Pace come aria che si respira, come normalità anche conflittuale, come banale quotidianità. Così ovvia da sembrare la nostra vita.

Sarebbe un grande regalo questo, da trovare sotto l’albero in questo ennesimo strano Natale di guerre e ingiustizie. Un regalo che in fondo, si chiama intelligenza.

Buon Natale.

*In copertina Foto di Fine Mayer da Pixabay 

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