Dietro l’attacco di Nairobi

Il gruppo al-Shabab ha ucciso almeno 300 persone in Kenya negli ultimi cinque anni. Le rivendicazioni e i motivi degli assalti e dell'ultima strage

Aria tesa a Nairobi. Dopo l’attacco bomba all’hotel di lusso Dusit D2 di mercoledì scorso, la città è in tensione. Le vittime accertate sono ad oggi ventuno ma il numero non è ancora definitivo. Tra i morti ci sono 16 keniota, un britannico, un americano (sopravvissuto all’11 settembre) e tre persone di nazionalità africana non ancora identificate. Il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha poi riferito che più di 700 civili sono stati salvati dal complesso durante e dopo l’assedio.

A rivendicare l’attacco è stato il gruppo al-Shabab, affiliato di al-Qaeda e già tristemente noto in Kenya. Il gruppo ha ‘sede’ nel Corno d’Africa, in Somalia, dove vuole imporre una versione rigorosa della legge islamica e sta combattendo per rovesciare il governo appoggiato dall’Occidente. Il motivo che ha scatenato l’attacco è stata, a detta del gruppo, la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele ma, come sempre, anche il fatto che truppe keniote combattono in Somalia a fianco del governo di Mogadiscio..

Le ragioni sono dunque da ricercare più a fondo e indietro nel tempo. Dal 2011 al-Shabab ha più volte preso di mira il Kenya e negli ultimi cinque anni sono state almeno 300 le persone uccise nei 20 venti attacchi rivendicati dal gruppo. Tra i più sanguinari si ricorda quello del 2013 in un centro commerciale della capitale che ha ucciso più di 60 persone e quello del 2015 all’università della città di Garissa che ha causato almeno 147 morti. La maggior parte degli attacchi del gruppo armato è avvenuta nei pressi del lungo confine (oltre 600 chilometri) con la Somalia che i combattenti possono attraversare facilmente.

Ma perché il Kenya? Il gruppo accusa il Kenya di aver partecipato alla repressione del movimento islamista che  controllava alcune città nel Sud della Somalia. Il Kenya è quindi per il gruppo uno dei Paesi nemici. Ma non è il solo. Al-Shabab ha infatti rivendicato la responsabilità degli attacchi a Gibuti e in Uganda, due dei Paesi che fanno parte di una missione di mantenimento della pace, dell’Unione africana con mandato delle Nazioni Unite, in Somalia.

Nairobi rappresenta inoltre una delle più grandi economie africane ed è la città in cui molti media internazionali e organizzazioni internazionali hanno le proprie sedi operative. Secondo gli osservatori, infatti, il gruppo ha scelto la capitale del Kenya perché sa che lì c’è una grande copertura dei mass media, che può essere sfruttata per rafforzare le proprie fila. Dopo la strage, alcuni cittadini e personaggi pubblici – riferiscono fonti locali – hanno inscenato proteste, armi alla mano, accusando il governo di lassismo.

(Red/Al.Pi.)

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