Libia: riparte la trattativa

A Ginevra le due fazioni tornano al tavolo. Il complesso scacchiere internazionale e il dramma di sfollati e rifugiati

Le parti in guerra in Libia hanno ripreso i colloqui a Ginevra già giovedì 20 febbraio, allo scopo di mediare un duraturo cessate il fuoco nel Paese devastato dalla guerra. “I colloqui sono di nuovo in corso”, ha dichiarato Jean El Alam, portavoce della Missione di sostegno delle Nazioni unite in Libia, pochi giorni dopo che il governo guidato da Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj e riconosciuto dall’Onu aveva abbandonato le trattative col generale Khalīfa Belqāsim Ḥaftar.

L’inviato della Libia delle Nazioni Unite Ghassan Salame ha lanciato martedì una seconda tornata di colloqui militari con cinque alti funzionari del governo di accordo nazionale della Libia (Gna), e cinque negoziatori che rappresentano le forze del comandante militare del settore orientale, Khalifa Haftar. Il Gna si è ritirato dal processo dopo che una raffica di razzi si è abbattuta  su  un porto della capitale Tripoli, già obiettivo di mesi di bombardamenti da parte delle forze di Haftar. L’editore diplomatico di Al Jazeera, James Bays, riferendo da Ginevra, ha affermato che dopo l’attacco missilistico e il successivo ritiro di Gna, le Nazioni Unite hanno cercato di “raccogliere i pezzi”.

“È una linea temporale molto ambiziosa quella che le Nazioni Unite stanno perseguendo. Questi colloqui mirano a ottenere un cessate il fuoco durevole – ecco perché il GNA è stato così sconvolto dall’attacco mentre si stavano svolgendo”, aggiungendo che in una settimana, le Nazioni Unite prevedono colloqui più ampi che coinvolgano tutte le fazioni politiche. E alla fine, che si possano tenere elezioni sotto la supervisione delle Nazioni unite.

Ma non ci sono solo le fazioni locali a contendersi il potere in Libia: la Turchia ha reso noto il 25 febbraio che due suoi militari sono rimasti uccisi nel corso di una operazione in territorio libico: “Abbiamo due martiri lì in Libia”, ha detto Erdogan ai giornalisti martedì 25 prima di partire per l’Azerbaigian in visita ufficiale. Il presidente aveva precedentemente affermato che la Turchia aveva “diversi martiri” in Libia. La Turchia appoggia il governo riconosciuto dalle Nazioni unite, come la maggior parte dei Paesi europei.

Ma ci sono stati sospetti sul rapporto della Francia con il generale Haftar. Secondo la BBC: “…anche se la Francia nega di essere schierata nel conflitto, il presidente francese Emmanuel Macron è stato il primo leader occidentale ad invitare i Haftar in Europa per colloqui di pace, e la Francia ha lanciato attacchi aerei a sostegno delle sue forze nel febbraio 2019. Hanno preso di mira le forze dell’opposizione ciadiana che combattono contro l’ Lna nel Sud del Paese.”

Si è invece apertamente schierata con ‘il ribelle’ Haftar la Russia. Vladimir Putin e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, si sono già incontrati per cercare di mediare un cessate il fuoco, ma hanno avuto un successo limitato, con il generale Haftar che ha lasciato i colloqui a Mosca a metà gennaio senza firmare un accordo. Secondo la BBC: “questo  ha mostrato che Haftar non fa molto affidamento sulla Russia, fintanto che può contare  sul sostegno della superpotenza regionale, l’Egitto, e degli Emirati arabi uniti.” Il tavolo del cessate-il-fuoco che dunque dovrebbe riaprirsi a Ginevra entro una settimana sarebbe molto affollato, con l’Unione europea solo formalmente unita, e tutti questi attori regionali che pretendono di aver voce in capitolo. Ma sembra l’unica via possibile.

Intanto è uscito l’ultimo rapporto sulla Libia dell’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, che tra le altre cose afferma che “fino al 90% delle persone che attraversano il Mar Mediterraneo verso l’Europa partono dalla Libia”. Si stima che 1,3 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza umanitaria in Libia. Centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni non sicure, con accesso limitato o inesistente a cure sanitarie, medicine essenziali, cibo, acqua potabile sicura, alloggio o istruzione.

“Il nostro obiettivo generale in Libia è migliorare la protezione e l’assistenza salvavita a sfollati, rifugiati e richiedenti asilo e comunità di accoglienza. Il Paese presenta uno scenario di sfollamento complesso con 217.002 persone sfollate all’interno del paese (Idp). Supportare gli sfollati interni è una priorità per noi e forniamo loro kit di accoglienza, articoli di soccorso di base e assistenza in denaro.”

“Stiamo utilizzando progetti ad impatto rapido (Qip), che sono progetti di piccole dimensioni e rapidamente implementati, per aiutare a sostenere chi ha bisogno di aiuto. Insieme alle comunità e ai partner identifichiamo progetti adeguati da attuare, principalmente nei settori della sanità, dell’istruzione, dei rifugi o dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari.” La Libia ospita anche 43.113 rifugiati e richiedenti asilo registrati presso l’Unhcr. I rifugiati viaggiano insieme ai migranti sulle rotte pericolose che portano in Europa.

(Red/Ma.Sa)

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