Dopo il Nagorno Karabach occhi puntati su Nakhchivan

Il ruolo dell'exclave azera e del corridoio di Zangezur che mette d'accordo Baku, Instabul e Teheran ma scontenta Yerevan

Sono almeno trentamila le persone che in questi giorni hanno lasciato il Nagorno-Karabakh per arrivare in Armenia, dopo la nuova offensiva scatenata dall’Azerbaigian e che aveva l’obiettivo di annettere il territorio conteso con Yerevan dal 1994.

Obiettivo che sembra essere stato raggiunto. Giovedì 28 settembre l’autoproclamata repubblica separatista del Nagorno Karabakh ha annunciato che scioglierà tutte le sue istituzioni a partire dall’1 gennaio 2024. Il decreto emanato dal leader dell’enclave annuncia lo scioglimento “di tutte le istituzioni e organizzazioni governative (…) il primo gennaio 2024” e che di conseguenza “la Repubblica del Nagorno Karabakh (Artsakh) cesserà di esistere”.

L’esodo in corso coinvolge quasi un quarto delle 120 mila persone di etnia armena che risiedevano nella Regione. La maggioranza degli armeni del Karabakh, infatti, non accetta le promesse dell’Azerbaigian di garantire i propri diritti e teme invece che il governo di Baku possa dar vita a una violenta campagna di pulizia etnica. Secondo quanto riferito dall’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) la maggior parte di coloro che arrivano sono vulnerabili e sono soprattutto anziani, donne e bambini. “Le persone – si legge nella nota – che arrivano alle frontiere sono esauste e necessitano di assistenza urgente e di supporto psicosociale. Con temperature gelide notturne e alloggi limitati, è urgentemente necessario il supporto di un rifugio di emergenza”.

Ma quella del Nagorno Karabach non è l’unica area da tenere sotto osservazione. Si guarda con sempre più interesse al Nakhchivan, territorio parte dell’Azerbaijan ma che si trova in Armenia, al confine con l’Iran e la Turchia. Nakhchivan divenne un’exclave separata dalla terraferma azera dopo l’occupazione sovietica della Regione del Caucaso meridionale nel 1920, rappresenta circa il 6% del territorio dell’Azerbaigian ed è abitato da 460mila persone, in maggioranza azeri ma anche di etnia russa.

Con la vittoria azera nell’ultima offensiva si torna a parlare del “corridoio di Zangezur”, la porzione di territorio armeno ampia circa 30 chilometri che divide l’Azerbaigian dalla sua exclave. Baku chiede da tempo l’apertura del corridoio per porre fine all’isolamento dell’exclave, dal momento che questa era una delle condizioni incluse nell’accordo di cessate il fuoco con Erevan del 2020. In era sovietica Nakhchivan era collegato con l’Azerbaigian con strada e ferrovie, bloccati con l’inizio della guerra per il Nagorno-Karabakh. L’Armenia ha chiuso tutti i tipi di collegamenti energetici, elettrici e di trasporto, comprese le autostrade e i collegamenti ferroviari con Nakhchivan, lasciandola senza gas per 15 anni. Attualmente, i collegamenti via terra con Nakhchivan sono disponibili attraverso l’Iran o la Turchia.

L’accordo del 2020, dopo la guerra delle sei settimane tra Yerevan e Baku per il controllo del Nagorno Karabach, prevedeva lo sblocco di tutti i collegamenti economici e di trasporto nella regione. L’Armenia si è impegnata a garantire la sicurezza dei collegamenti di trasporto tra le regioni occidentali dell’Azerbaigian e Nakhchivan per facilitare la circolazione illimitata di cittadini, veicoli e merci in entrambe le direzioni. Nonostante il cessate il fuoco, però, la tensione è rimasta alta e i collegamenti non sono stati mai effettivamente ripresi.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato martedì 26 settembre che la Turchia (alleato di Baku) farà “tutto il possibile” per aprire al più presto il corridoio, al quale l’Armenia continua ad opporsi dal momento che senza posti di blocco armeni minerebbe la sovranità del Paese. Instabul è favorevole ad un corridoio terrestre che le garantirebbe un collegamento con il resto del mondo turco.

A ribadire l’importanza strategica di quel territorio, lunedì il presidente azero Ilham Aliyev e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan hanno inaugurato un nuovissimo gasdotto transfrontaliero che collegherà Nakhchivan con la regione turca di Igdir. Il nuovo gasdotto si estenderà da Igdir al distretto di Sadarak a Nakhchivan, coprendo una distanza di 97,5 chilometri. La capacità di trasporto iniziale del gasdotto Igdir-Nakhchivan è di 2 milioni di metri cubi di gas naturale al giorno e 730 milioni di metri cubi all’anno, ma in futuro la capacità del gasdotto potrà essere più che raddoppiata.

Altro attore di rilevo è l’Iran, alleato dell’Azerbaijan. Già nel marzo 2022 i due governi avevano firmato un Memorandum di intesa sull’instaurazione di nuovi collegamenti di comunicazione tra il distretto economico dello Zangezur orientale in Azerbaigian e la Repubblica autonoma di Nakhchivan, attraverso il territorio iraniano. Lo scopo del memorandum era appunto quello di stabilire una nuova ferrovia, un’autostrada, nonché linee di comunicazione ed energetiche.

* In copertina, mappa di Armenia e Azerbaijan (sameer madhukar chogale/Shutterstock.com)

di Red/Al.Pi.

Tags:

Ads

You May Also Like

Masha, Armita e le altre

"Le ragazze iraniane muoiono ancora". Conversazione con Asia Raoufi, attivista di “Donna, Vita, Libertà”

di Anna Violante A un anno dalla morte per mano della polizia morale di ...

Ucraina, poco negoziato, molte armi e soldati

La Gran Bretagna fornisce  all'Ucraina missili anticarro a corto raggio e uomini. Si muove anche il Canada. Stallo nei colloqui

Mentre il segretario del Consiglio di sicurezza della Bielorussia, Alexander Volfovich, ha dichiarato lunedì ...

Myanmar: la Lega ha vinto. Cosa rischia di perdere?

I dati ormai sono ufficiali e incontestabili: una vittoria a valanga ancor più che nel 2015. Ma restano le incognite di sempre sul futuro del Paese asiatico