Fuga dal Venezuela, il caso degli Yukpa

Dal Venezuela si fugge e uno dei ripari è in Colombia. O almeno in un riparo sperano lo oltre 550mila persone scappate alla fine del 2017 e aumentate, secondo le autorità di migrazione, del 62% nella seconda metà dello scorso anno.

L’anno scorso, l’inflazione in Venezuela ha raggiunto il 2.600 percento e, secondo l’FMI, nel 2018 si prevede che supererà il 13mila percento. Inoltre nel paese il tasso di omicidi è tra i più alti del mondo. Due i punti d’ingresso principali per arrivare dal Venezuela alla città di confine colombiana, Cucuta: il ponte Simon Bolivar, e il ponte Francisco de Paula Santander. I passaggi vengono raggiunti nella maggiorparte dei casi a piedi.

A cercare salvezza in Colombia sono principalmente clan indigeni che sperano di ricevere assistenza medica.  In tutto il Paese e in particolare nelle zone interessate dal transito dei migranti venezuelani ci sono gravi carenze di cibo e medicine. La maggior parte degli indigeni che sono fuggiti in Colombia dorme in tende improvvisate fatte di rami e sacchi di spazzatura. L’etnia Yukpa è una di quelle interessate.

E a loro Al Jazeera dedica un reportage che descrive le loro condizioni di vita. Nell’articolo si riporta anche una sentenza della Corte costituzionale della Colombia, intervenuta sul caso degli Kukpa nel 2009. La Corte aveva ordinato allo stato di formulare piani per salvaguardare la sopravvivenza dell’etnia, la cui esistenza era precedentemente minacciata dal conflitto interno colombiano.

La maggior parte degli Yukpa non possiede documenti di identità ed è per questo difficile dimostrare la loro doppia nazionalità. Per questo gli Yukpa non rientrano nelle decisioni del presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, che il mese scorso aveva annunciato che solo i venezuelani con un passaporto valido e i titolari di una carta di confine per l’immigrazione, possono entrare in Colombia.

Non solo Colombia, però, per chi fugge dal Venezuela. Un’altra direzione è infatti il Brasile, attraverso la foresta amazzonica. Per l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), si tratta di un flusso continuo, stimato in circa 300 profughi al giorno nell’ultimo anno.

Dall’inizio della crisi economica venezuelana nel 2016, si stima siano circa 56 mila  i cittadini arrivati in Brasile. Nel 2017, sono 22 mila le persone che si sono rifugiate tra gli stati di Amazonia, Parà e soprattutto in Roraima. Di questi, 8mila hanno ufficialmente richiesto residenza permanente.

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