Grecia, la prima Presidente donna

Voto importante, non solo perché rompe una tradizione  alla guida della democrazia ellenica, ma anche perché  Katerina Sakellaropoulou è una giudice progressista, che si è distinta nella difesa dei diritti dei migranti, una vera emergenza

La prima donna Presidente della Grecia è stata eletta dal parlamento ellenico con una maggioranza schiacciante. La  giurista 62enne Katerina Sakellaropoulou ha infatti ottenuto i voti non solo di Nea Demokratia, il partito al governo del premier Kyriakos Mitsotakis, ma anche di Syriza, il partito dell’ex primo ministro Alexis Tsipras, e di altri partiti minori, con 266 votazioni su 300.

E’ un voto importante, non solo perché rompe una tradizione di soli maschi alla guida della democeazia ellenica, ma anche perchè la Sakellaropoulos è un giudice progressista, che si è distinta nella difesa dei diritti dei migranti, una vera emergenza per la Grecia.

Secondo Pavlos Tzimas,  noto commentatore politico: “…appartiene a una minoranza di giudici in Grecia che hanno sempre preso una posizione coraggiosa sui diritti civili, sia che si tratti di votare contro la discriminazione sessuale, sia a favore dei bambini rifugiati o delle unioni civili per le coppie dello stesso sesso. Ci sono molti nello stesso partito  di  governo, che la ha proposta, che non saranno contenti di questa scelta”.

Il dramma dei rifugiati in Grecia si legge nei 55mila approdati solo nella seconda metà del 2019 nelle isole dell’Egeo, e  si aggiunge alla tragedia di quelli che rimangono nei centri di raccolta -la parola “accoglienza” è certo inadeguata- proprio di fronte a quelle isole, sulle coste turche. I deportati provengono da  Afghanistan, Algeria, Iraq, Marocco, Pakistan, Somalia e Tunisia. solo 11 di essi  sono stati inviati ad altri Paesi del l’Unione europea. secondo l’accordo del 2016, poiché non sarebbero  qualificati per la protezione internazionale o l’asilo, come ha annunciato il ministro della Migrazione Notis Mitarakis sui social media: ”Stiamo accelerando le procedure, dando corso alla nuova legge che abbiamo votato di recente“, ha detto nel suo commento, riferendosi al progetto di  Nuova Democrazia di spostarne 20.000 dalle isole alla terraferma e di aprire nuovi centri di detenzione per controllare quelli non ammissibili all’asilo.

Dopo l’accordo UE-Turchia del 2016, solo circa 2000 rifugiati sono stati inviati ad altri Paesi europei delle decine di migliaia inviate dai trafficanti di esseri umani che la Turchia ha lasciato operare.  Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha lamentato che il blocco non sia sopravvissuto fino al termine dell’accordo, che include, oltre al versamento alla Turchia  di 6 miliardi di euro, una accelerazione dei colloqui di ingresso di Ankara nell’UE e l’esenzione del visto per i cittadini turchi.

Le condizioni disumane in cui vivono i migranti in Grecia sono state al centro dell’interesse della neo Presidente, che assumerà la sua carica in marzo. Benché, come in Italia, tale carica non sia di governo, ma di garanzia, c’è da sperare che la sua elezione rappresenti un segnale di cambiamento, sia pur nelle drammatiche circostanze che paiono destinate a permanere a lungo.

(Red/Ma.Sa,)

In copertina, il palazzo presidenziale ad Atene

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