Il boom della coca in Colombia e la lotta di Petro

Cambio di rotta in chiave ambientalista. L'Accordo di Escazù, passo importante per la difesa della selva . I dati dell'Onu

di Maurizio Sacchi

Secondo i dati resi noti in ottobre dalle Nazioni Unite, la Colombia ha aumentato del 43% la coltivazione di piante di coca, il principale ingrediente della cocaina. L’anno scorso l’area di coltivazione della coca è cresciuta fino a 204.000 ettari . La Colombia è già il più grande produttore di cocaina al mondo. Si tratta della cifra più alta da quando l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) ha iniziato a raccogliere tali dati nel 2001. Il Presidente colombiano Gustavo Petro ha definito la guerra alla droga dei suoi predeccessori un fallimento, e dichiara invece di volerne regolamentare l’industria e ampliare i programmi di sostituzione delle colture illegali. La maggior parte della cocaina colombiana è destinata all’Europa e agli Stati Uniti, che ne sono i maggiori consumatori al Mondo. Per anni la Colombia ha lottato per convincere i contadini ad abbandonare la produzione di coca, ma le promesse di fornire incentivi e sussidi alle coltivazioni alternative sono rimaste sulla carta.

I dati  delle Nazioni Unite dicono che  lamaggior produzione di coca avviene nel dipartimento di Norte de Santander, nel Nordest della Colombia, e in due dipartimenti del Sudovest, al confine con l’Ecuador: Nariño e Putumayo. Il comune di Tibú, nel Norte de Santander, al confine con il Venezuela, ha il più alto livello di coltivazione di coca di tutti i comuni della Colombia – 22.000 ettari. La coltivazione è fiorente soprattutto nelle aree vicine ai confini nazionali o con facile accesso al mare. In queste regioni, bande armate illegali, trafficanti di droga e produttori lavorano insieme.

L’UNODC afferma che la coltivazione della coca continua a minacciare la biodiversità della Colombia, contribuendo alla deforestazione. Circa la metà delle piantagioni di coca si trova in zone speciali di gestione del territorio, comprese le riserve forestali. L’irrorazione aerea per eliminare le coltivazioni è stata sospesa nel 2015 dopo che un tribunale ha stabilito che l’erbicida utilizzato – il glifosato – poteva causare il cancro e inquinare il terreno. Il predecessore del Presidente Petro, Iván Duque, ha sempre sostenuto la linea degli Stati Uniti, che prevede un approccio aggressivo e repressivo nella guerra alla droga. Nel 2020 l’ex presidente Donald Trump ha detto alla Colombia di riprendere l’irrorazione aerea.

Con Petro, l’approccio al problema é cambiato. All’inizio di novembre, il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha incontrato Petro in Colombia e ha dichiarato che i due condividono “un ampio terreno comune” sul problema della coca. “Sosteniamo fortemente l’approccio olistico che l’amministrazione Petro sta adottando“, ha dichiarato Blinken. “Sia per quanto riguarda l’applicazione della legge, sia per quanto riguarda l’approccio globale al problema… Penso che siamo ampiamente in sintonia”.

Sul fronte della difesa delle aree forestali, e dei popoli che le abitano, la Colombia ha  da poco ratificato l’Accordo di Escazú sull’ambiente, un trattato internazionale giuridicamente vincolante che mira a promuovere la trasparenza nel processo decisionale in materia ambientale.  L’Accordo regionale sull’accesso all’informazione, la partecipazione pubblica e la giustizia in materia ambientale in America Latina e nei Caraibi, meglio noto come Accordo di Escazú (in spagnolo: Acuerdo de Escazú), è un trattato internazionale firmato da 25 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi riguardante i diritti di accesso all’informazione sull’ambiente, la partecipazione pubblica al processo decisionale in materia ambientale, la giustizia ambientale e un ambiente sano e sostenibile per le generazioni attuali e future. 

L’accordo ha avuto origine dalla Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile del 2012 ed è l’unico trattato vincolante adottato a seguito della conferenza. Con la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC) delle Nazioni Unite che funge da segretariato tecnico per il processo, è stato redatto tra il 2015 e il 2018 e adottato a Escazú, in Costa Rica, il 4 marzo 2018. Per l’entrata in vigore dell’accordo erano necessarie undici ratifiche, che sono state raggiunte il 22 gennaio 2021 con l’adesione di Messico e Argentina. L’accordo è entrato in vigore il 22 aprile 2021. L’Accordo è il primo trattato internazionale in America Latina e nei Caraibi in materia di ambiente, e il primo al Mondo ad includere disposizioni sui diritti dei difensori dell’ambiente, e  rafforza i legami tra i diritti umani e la protezione dell’ambiente imponendo agli Stati membri requisiti sui diritti dei difensori dell’ambiente. Il Congresso della Colombia  ha ratificato l’Accordo di Escazú l’11 ottobre scorso, diventando con la firma del presidente Petro il 14mo paese della regione a farlo.  Con esso si vuole  garantire il pieno accesso del pubblico alle informazioni ambientali, ai processi decisionali e alla protezione legale e ai ricorsi in materia ambientale.

Petrosi é assunto l’impegno di contrastare la deforestazione, aumentata considerevolmente sotto la precedente amministrazione, e di trovare alternative economiche, oltre che alla coltivazione della coca,all’estrazione di petrolio e minerali. Entrambe le industrie saranno sottoposte all’accordo Escazú, divenendo soggette a una maggiore supervisione. Si apre ora la il difficile capitolo di mettere sul campo le buone intenzioni. Nelle zone forestali e di frontiera, il controllo  del territorio é in mano a gruppi armati di narcotrafficanti e paramilitari, e chi si oppone viene ucciso.

Nell’immagine, Petro e Maduro a un incontro sull’ambiente. Dalla pagina Facebook di Petro

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