Kurdistan Iracheno, referendum in bilico

Si avvicina il 25 settembre, quella che potrebbe diventare una data storica per la popolazione kurda irachena e non solo.

Tra venti giorni, infatti, si terrà il referendum che, con ogni probabilità segnerà l’inizio di una nuova reale indipendenza per il Kurdistan iracheno.

Ma la strada è in salita e la consultazione potrebbe essere in bilico.

Secondo gli accordi raggiunti in una riunione straordinaria e una consultazione fra tutti i maggiori partiti, il Kdp (Partito Democratico del Kurdistan )del presidente Massoud Barzani, il Puk (Unione Patriottica del Kurdistan) di Jalal Talabani e il centrista Gorran, saranno istituiti tre comitati elettorali e dopo il referendum si terranno le elezioni parlamentari.

Ma, ovviamente, non è così semplice.

Il governo di Baghdad si è sempre detto contrario alla piena indipendenza e ha chiarito che non riconosceranno i risultati del referendum anche se non è chiaro in che modo intendano opporsi.

Il Kurdistan gode già di un’ampia autonomia, ha un suo esercito, i Peshmerga, e una sua forza di polizia completamente autonoma.

Ad opporsi, oltre all’Iraq, anche  Iran e Turchia.

Nei giorni scorsi il capo dello staff delle forze armate iraniane, il generale Mohammad Hossein Baqeri, ha fatto visita ad Ankara. L’incontro aveva come ordine del giorno l’opposizione comune all’indipendenza kurda. Entrambi i paesi condividono le frontiere con il Kurdistan iracheno e hanno grandi minoranze kurde (circa tre quarti di tutti i kurdi in Medio Oriente vive in Turchia e Iran) che potrebbero cercare di unirsi a un nuovo Kurdistan indipendente.

In questo contesto arriva anche l’intercessione statunitense:  il Segretario alla Difesa Usa, James Mattis, è stato in questa settimana nella capitale curda Erbil, sollecitando il presidente del KRG di rinviare il referendum. Ipotesi che però Barazani pare non disposto ad accettare.

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