Disperati, non li vedi ma non sono scomparsi

di Ilario Pedrini

«Quello che stiamo facendo in Libia è un grande pasticcio. Abbiamo fatto un accordo con il governo al Sarraj che, come noto, non controlla neanche il palazzo dove vive. Il che vuol dire che Sarraj o anche noi direttamente in realtà abbiamo fatto l’accordo con le milizie di Sabrata, cioè con le milizie che fino a ieri trafficavano con i barconi e gli esseri umani e che da quando li paghiamo per un po’ saranno gli anti-trafficanti. Noi stiamo rimandando la gente in preda a torture, stupri e sevizie. Lo sappiamo tutti e facciamo ipocritamente finta di non saperlo». Parole e musica di Emma Bonino.

La protagonista di tante battaglie radicali, assieme a Marco Pannella, è l’ex ministro degli esteri del Governo Letta (quello che ha seguito il Governo Monti ed ha preceduto il Governo Renzi). Nelle scorse settimane avevano destato scalpore le sue rivelazioni: «Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino».

Insomma l’isolamento politico del “Bel Paese” in materia di gestione dei profughi è anche colpa di Roma. Lo scellerato accordo è del periodo 2014-2016 (quando a Palazzo Chigi c’era Matteo Renzi). Le sue dichiarazioni erano state raccolte dalla direttrice del Giornale di Brescia Nunzia Vallini durante la 69esima assemblea di Confartigianato Brescia.

«L’operazione europea Triton, partita nel 2014 dopo la fine di quella italiana Mare Nostrum – spiega il Fatto Quotidiano -, prevede che le navi dei Paesi europei che pattugliano il Mediterraneo portino i migranti eventualmente soccorsi in Italia. Anche se Triton non è pensata come missione di salvataggio, bensì di controllo delle frontiere».

E adesso è sempre Emma Bonino, davanti alle telecamere di Omnbibus (trasmissione di La7) ad alzare un nuovo velo sulla discutibile gestione della questione profughi. Insomma l’Italia (il Governo Gentiloni), per cavarsi le castagne dal fuoco, visto che adesso si va a grandi passi verso le elezioni politiche, non sarebbe andato tanto per il sottile, siglando accordi che, in maniera diretta o indiretta, permettono che ai disperati, in fuga da mezza Africa, una volta bloccati in Libia accadano le peggio cose.

Le parole di Bonino sono forti ma e arrivano dopo l’inchiesta con cui l’Associated Press ha denunciato gli accordi tra trafficanti di uomini e governo italiano.

A ricordare come sono andate le cose ci pensa il Post: «Un’inchiesta pubblicata da Associated Press ipotizza che per fermare il flusso di migranti dal Nord Africa il governo italiano abbia stretto degli accordi con due potenti milizie libiche che solo qualche tempo fa erano direttamente coinvolte nello stesso traffico.

Il governo italiano ha smentito di avere un accordo di questo tipo e rispondendo ad AP ha detto che “non negozia con i trafficanti”. L’inchiesta sembra comunque molto solida e cita molte e varie fonti, fra cui il portavoce di una delle due milizie coinvolte che ha confermato l’accordo con le autorità italiane».

Nell’agosto 2017 sono sbarcati sulle coste italiane solo 3.507 migranti, contro i 21.294 dell’agosto 2016. Il governo di Fayez al Sarraj, con cui sono state ufficializzate relazioni diplomatiche, controllerebbe quasi solo il territorio della città di Tripoli e la sua Guardia costiera: «Un’accozzaglia di bande armate che è difficile descrivere come un unico corpo di polizia. L’inchiesta di Associated Press porta le accuse al governo italiano a un altro livello: lo accusa di aver saltato l’intermediazione di Sarraj e aver stretto accordi direttamente con gli stessi personaggi che fino a poco tempo fa erano in combutta con i trafficanti».

E mentre ci si trascina verso le elezioni, con un governo preoccupato per lo stato di malessere degli italiani in materia di gestione dell’emergenza profughi, le accuse all’Italia e le telecamere accese sui centri di detenzione libici producono i loro effetti. Secondo Nancy Porsia, giornalista esperta di Libia, oggi le milizie armate – quelle a cui si sarebbe affidato il nostro Paese pur di bloccare il flusso di migranti nel Mediterraneo –  fanno parte di un sistema che «permea tutta la struttura della società» libica. «Fra le altre cose le milizie controllano anche i centri di detenzione per migranti, fa notare sempre il Post: lager dove «i diritti umani vengono sistematicamente violati».

Il rapporto dell’Unicef, intitolato «Un Viaggio Mortale per i Bambini», parla molto chiaramente: «Molto spesso le violenze vengono compiute all’interno dei centri di detenzione gestiti dal governo o da una delle tante milizie che controllano delle parti di territorio in Libia». L’Unicef parla di «campi di lavoro forzato e prigioni improvvisate». Altre volte sono compiute ai molti checkpoint che i migranti sono costretti a superare per arrivare alle città libiche sulla costa, dalle quali partono le barche dirette in Italia.

*Una mappa delle rotte dei migranti diretti verso l’Italia, pubblicata nel rapporto dell’Unicef

http://www.ilpost.it/2017/09/04/speciale-tg1-libia/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/30/migranti-ap-italia-ha-trattato-direttamente-con-milizie-libia-per-bloccare-gli-sbarchi-fonti-farnesina-falso/3826802/

http://www.ilpost.it/2017/08/30/libia-milizie-migranti/

http://www.ilpost.it/2017/02/28/rapporto-unicef-libia/

https://www.unicef.de/blob/135970/6178f12582223da6980ee1974a772c14/a-deadl-journey-for-children—unicef-report-data.pdf

 

 

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