La Colombia in un vicolo cieco

Bachelet, Onu: "Identificare i responsabili delle morti". L'esercito nelle strade

“È essenziale che tutti coloro che sono coinvolti nelle lesioni o morti, compresi i funzionari statali, siano soggetti a indagini tempestive, efficaci, indipendenti, imparziali e trasparenti e che i responsabili siano chiamati a risponderne”, ha dichiarato Michelle Bachelet, a capo della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite per l’America del Sud. Il suo ufficio ha fatto specifico riferimento a Cali, dove  da venerdì 28 aprile si danno notizie secondo cui 14 persone sono state uccise, e altre 98 ferite, di cui 54 con armi da fuoco.  La situazione si è aggravata nella terza città del Paese dopo la militarizzazione della repressione, che ha portato il Presidente Ivan Duque a triplicare la presenza delle Forze armate nel capoluogo del Valle del Cauca, il dipartimento che ha visto gli scontri più aspri. Da qui parte l’autostrada che porta al porto sul Pacifico di Buenaventura, sulla quale i manifestanti hanno instaurato i posti di blocco che rappresentano la prima linea dello scontro fra governo e oppositori.

Benché non sia stato ufficialmente dichiarato lo stato di emergenza, che prevede l’adozione di restrizioni alle libertà costituzionali, e che già in passato era stato adottato in Colombia più volte, in chiave antinarco, o anti-guerriglia, l’ intervento dei militari ha inasprito il clima, e bloccato di fatto il dialogo. Nel fine settimana scorso, Il Comitato dello sciopero e il governo avrebbero dovuto discutere delle riforme richieste dai manifestanti: un salario minimo d’emergenza, per milioni di famiglie ridotte in miseria dalla crisi; un piano di sussidi statali all’istruzione, per il diritto universale allo studio; e il rafforzamento del servizio di salute pubblico. 

Ma la presa di posizione dell’ex Presidente Alvaro Uribe, che ha dichiarato come precondizione al dialogo la rimozione di tutti i blocchi stradali, anche se pacifici -posizione repentinamente fatta propria da Ivan Duque- ha bloccato tutto. E ora l’escalation della violenza è un rischio autentico. Per ora, lo stato di emergenza non è dichiarato: anche perché esso deve essere ratificato dal Congresso, avrebbe una durata limitata al massimo di 45 giorni; e sarebbe monitorato dal parlamento. Così la crisi sembra aver imboccato un cammino pericoloso, e di cui è difficile prevedere l’esito. 

Intanto, il Covid-19 non accenna a calare. Ed è quindi sorprendente che il 1 di giugno il Governo abbia deciso la riapertura di molte attività, proprio quando la curva dei contagi sale. Ma forse la spiegazione sta nel fatto che una parte dell’opinione pubblica indica la causa delle proteste più nelle chiusure determinate dalla pandemia, che negli squilibri endemici della società colombiana. E si spera allora che il ritorno al lavoro faccia sgonfiare le proteste, e che la gente lasci le barricate per tornare alla normalità.

(Red/Ma/Sa)

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