La guerra dell’acqua di Daniel Ortega

L'ex comandante rivoluzionario vuol far soldi privatizzando un bene primario. E spunta un aiuto dall'Italia

di Adalberto Belfiore

Nella Giornata mondiale dell’acqua indetta dall’Onu nel 1992 per sensibilizzare cittadini e governi ad una corretta gestione di questo bene primario, è interessante notare cosa dell’acqua intende fare Daniel Ortega, l’attuale presidente e padrone assoluto del Nicaragua. Privatizzarla, naturalmente. A fine 2020 l’Assemblea Nazionale controllata dal dittatore, con l’approvazione della legge 1046 e la deroga della Legge generale delle acque che riservava allo Stato la gestione delle risorse idriche, ha reso possibile la concessione di licenze d’uso ai privati.

Ciò va visto in relazione all’inizio delle speculazioni sull’acqua iniziate nel dicembre 2020 alla Borsa di New York e a quella mercantile di Chicago, al pari del petrolio o del grano. Il Nicaragua, con il Gran lago Cocibolca e la conca del Rio San Juan, possiede le principali riserve d’acqua del Centro America ed è in grado di esportare acqua ai vicini El Salvador e Costa Rica, paesi soggetti a una strutturale carenza idrica. Il dittatore nicaraguense non è un dilettante, è al potere dal 2007, controlla tutti i poteri pubblici, ha modificato la Costituzione per permettere la sua rielezione indefinita e punta a una discendenza di tipo dinastico. Esattamente come la dittatura dei Somoza, che si perpetuò al potere per più di mezzo secolo e che paradossalmente Ortega stesso contribuì ad abbattere quando era uno dei nove comandanti della Rivoluzione.

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La sua scommessa è sull’incremento esponenziale del prezzo dell’acqua, già oggi valutata 0,39 US$ per mc. Ossia, secondo i calcoli dell’ingegnere idraulico nicaraguense Salvador Montenegro Guillén, al regime medio di 590 mc al secondo con cui il Gran Lago scarica nel Rio San Juan, si arriva a 50,9 milioni di mc al giorno e 7.338 milioni US$ all’anno di guadagno potenziale. Ed è facile prevedere che con i cambi climatici e il riscaldamento globale, essendo l’acqua il principale strumento di mitigazione degli stessi, il suo prezzo andrà alle stelle. Un’ottima possibilità per Ortega di usare le concessioni per cementare intorno a sé gli interessi di un’oligarchia locale famelica e indifferente al tema dei diritti umani, politici, civili e quant’altro. E di canalizzare consistenti investimenti stranieri, in modo molto più realistico e meno appariscente di quanto non gli riuscì con il progetto del secondo Canale interoceanico fallito, oltre che per l’enorme difficoltà tecnica e politica, soprattutto per mancanza di fondi e investitori credibili.

Con l’acqua invece la dittatura non dovrà investire un dollaro. Basterà appropriarsi ancora una volta di un bene pubblico e gestirlo a vantaggio suo, della sua famiglia e di chi gli garantirà appoggio politico. A questo proposito sarebbe interessante sapere come mai l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo abbia proprio in questi giorni assegnato un milione 200 mila euro per finanziare un progetto di gestione dell’acqua potabile, il cui capofila è nientemeno che il Comune di Livorno (la controparte in loco si ignora ma il mediatore risulta essere l’Associazione Italia-Nicaragua, distintasi per l’appoggio a un Governo responsabile di una repressione dei movimenti di protesta che dal 2018 ha causato 350 morti, centinaia di prigionieri politici e 100mila profughi). C’è da chiedersi se i nostri esperti di aiuto pubblico allo sviluppo e i bravi amministratori livornesi condividano l’idea che l’acqua sia un bene pubblico essenziale, se sono consapevoli che il progetto italiano potrà essere usato  in modo clientelare e propagandistico, se sappiano che natura abbia il regime nicaraguense, colpito da sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea per violazione dei diritti umani e in che conto Ortega tenga la salute e il benessere dei suoi cittadini. Se insomma oltre al tema dell’acqua siano o meno sensibili a quelli dei diritti umani e della democrazia.

In copertina uno scatto di Zach Klein  del Lago Cocibolca noto anche come Lago Nicaragua

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