La Turchia al bivio elettorale

Domani si vota per le presidenziali e il rinnovo del Parlamento. Opposizioni unite. Dopo vent’anni al potere, Erdogan rischia grosso.

di Alessandro De Pascale

Con il ritiro dalle elezioni turche della “terza via”, come si è auto-definito Muharrem Ince (59 anni) dell’Homeland Party, unico candidato senza un’alleanza a sostenerlo, le elezioni presidenziali turche si sono trasformate in un vero e proprio referendum. Perché già al primo turno di domani, la reale sfida sarà unicamente a due. Da un lato l’attuale Presidente Recep Tayyip Erdogan (69 anni), ininterrottamente al potere da vent’anni e in corsa col suo Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) in coalizione con altre formazioni di destra. Dall’altro, ancora una volta, lo sfiderà alle urne Kemal Kilicdaroglu (74 anni), per oltre un decennio di sconfitte elettorali numero uno del Partito Popolare Repubblicano (CHP), ora alla guida della Nation Alliance formata da sei partiti dell’opposizione e con dentro anche i candidati filo-curdi.

Oltre a loro due resta in corsa anche Sinan Ogan (55 anni) per l’Alleanza Ancestrale Nazionalista (ATA) di tre formazioni politiche e già membro del Partito del Movimento Nazionalista (MHP), alleato dell’AKP guidato da Erdogan, dal quale è stato espulso nel 2015. Come detto, la competizione elettorale è fin dall’inizio tra l’attuale presidente e Kilicdaroglu. Ancor più dopo il passo indietro l’11 maggio di Ince, il cui nome resterà ugualmente presente sulle schede elettorali ormai già stampate. “Mi sto ritirando da questa competizione. Lo sto facendo per il mio Paese”, ha spiegato in una conferenza stampa ad Ankara il candidato dell’Homeland Party. “Non voglio che mi incolpino quando perdono”, ha poi aggiunto Ince riferendosi alla coalizione dell’opposizione. Secondo diversi analisti politici, nonostante la sempre maggiore convergenza di voti su Erdogan e Kilicdaroglu, la sua candidatura al ruolo di Presidente avrebbe aumentato le possibilità di andare al ballottaggio.

Un sondaggio realizzato tra l’1 e il 3 aprile da MetroPOLL, dava Kilicdaroglu in vantaggio al 42,6%, Erdogan al 41,1% e Ince al 5%. Per passare al primo turno servono più del 50% dei voti. Se nessuno li raggiunge, chi ne ha ottenuti di più andrà al ballottaggio, che se avrà luogo si terrà il 28 maggio. Anche se, sempre secondo i sondaggisti, gran parte dei voti di Ince potrebbero ora confluire su Kilicdaroglu. In altre parole, dopo un ventennio, Erdogan rischia di perdere il potere. Uno scenario simile si era già configurato nel giugno 2015, quando alle parlamentari l’AKP perse la maggioranza assoluta dei seggi alla Grande Assemblea Nazionale Turca. Quelle elezioni sono passate alla storia per l’ingresso per la prima volta in Parlamento del partito il filo-curdo Partito Democratico dei Popoli (HDP) di Selahattin Demirtaş, che con il 13,12% dei voti conquistò 80 seggi.

Dopo quella tornata elettorale, l’AKP di Erdogan non riuscì a formare un governo con la maggiore formazione di opposizione: il Partito Popolare Repubblicano (CHP). Per cinque mesi la Turchia viene guidata da un esecutivo ad interim, fino alle nuove elezioni anticipate del successivo 1° novembre, alle quali con 49,46% delle preferenze, l’attuale Presidente riconquista la maggioranza dei seggi (316 seggi su 550). Il nuovo Governo dell’AKP modificherà nel luglio 2018 la Costituzione passando dal sistema parlamentare a quello presidenziale, abolendo così il ruolo di premier che fino ad allora deteneva il potere. Tra i temi di questa campagna elettorale, innanzitutto l’economia e il recente sisma. A ottobre l’inflazione è schizzata all’85,51%, il livello più alto degli ultimi 24 anni, facendo aumentare ulteriormente i prezzi. A questo si sono aggiunti i due forti terremoti che il 6 febbraio scorso hanno colpito il Sudest della Turchia: 50mila morti, circa 14 milioni di persone colpite (il 16% della popolazione), miliardi di euro di danni.

Tra le altre questioni ci sono poi i rifugiati siriani (secondo i dati ufficiali pari a circa 3,7 milioni dei 5,5 milioni totali di stranieri presenti in Turchia), la deriva antidemocratica degli ultimi anni dell’era Erdogan (dopo il fallito tentativo di colpo di stato del 2016, migliaia di arresti e riduzione della libertà di stampa con il 90% dei media sotto il controllo del governo o di uomini d’affari vicini all’esecutivo), l’eventuale ritorno al sistema parlamentare. L’ultima mossa di Erdogan è del 9 maggio, con l’annuncio du un aumento del salario minimo dei dipendenti pubblici del 45%, arrivando a 15mila lire turche (poco meno di 700 euro), un provvedimento che dovrebbe riguardare 700mila lavoratori. Oltre al Presidente, verranno rinnovati domani con il proporzionale anche 600 membri del Parlamento. Le elezioni erano inizialmente previste per il 18 giugno, ma sono state anticipate. I seggi resteranno aperti domani alle 8 alle 17 ore locale, con i primi risultati attesi dopo le 21. Vista l’importanza del voto è prevista un’alta affluenza.

Nella foto di copertina Istambul durante la campagna elettorale (® Moon Safari Photos/ Shutterstock.com

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