Le chiavi della pace

Alla Conferenza di Ginevra sull'Afghanistan il capo dell'esecutivo di Kabul  ci riprova: offre una road map ai Talebani per chiudere il conflitto. Con scarse speranze

La Conferenza di Ginevra sull’Afghanistan, apertasi ieri nella città Svizzera, è stata l’occasione di un ennesimo rilancio del presidente Ghani nel tentativo di avviare negoziati diretti tra Talebani e governo di Kabul. Ma come già in precedenza, quella del capo dell’esecutivo afgano, è sembrata più una speranza che non un piano legato alla realtà dei fatti. 

Ashraf Ghani: ci prova di nuovo

L’obiettivo della conferenza è mostrare la solidarietà della comunità internazionale con il popolo afgano e il governo nei loro sforzi per la pace e la prosperità”, recita il comunicato con cui l’Onu ha presentato la Conferenza di Ginevra sull’Afghanistan tenutasi ieri nella città svizzera: un’ “occasione per sottolineare l’importanza dell’agenda per lo sviluppo e le riforme… cruciale nel misurare i risultati rispetto ai 15,2 miliardi di dollari impegnati dalla comunità internazionale nel 2016”. Il summit di Ginevra sarebbe stato l’ennesimo show di parole più o meno significative – tanto che quasi nessun leader internazionale si è fatto vedere e persino il segretario dell’Onu Guterres si è fatto rappresentare da un video messaggio – se non avesse offerto la scena al presidente Ashraf Ghani per un’ennesima apertura ai Talebani. Che sembra però, come tutte le precedenti, molto simile al refrain di una vecchia canzone di Mina degli anni Settanta: parole, parole, parole.

Ghani ha spiegato che il suo esecutivo ha formato un team di 12 membri per negoziare con la guerriglia: “Dopo diversi mesi di intense consultazioni in tutto il Paese, abbiamo formulato una road map per i negoziati di pace”, ha detto il presidente inserendo le parole che piacciono alla comunità internazionale: “Diritti e obblighi costituzionali di tutti i cittadini, in particolare delle donne, devono essere garantiti”. Ma il suo piano in 5 fasi è però più legato alla speranza che non a fatti concreti. Il capo della diplomazia Ue Federica Mogherini lo ha definito una “coraggiosa offerta di pace” ma il suo appoggio e quello assai distratto dei Paesi europei, che sull’Afghanistan hanno come unica strategia quella di rimpatriare i richiedenti asilo, non basteranno.

Zalmay Khalilzad: cauto ottimismo

Ghani sa bene che la sua è la rincorsa di americani e russi che l’hanno ormai largamente bypassato: con colloqui diretti tra turbanti e il rappresentante Usa Zalmay Khalilzad e la partecipazione dei talebani a un summit a Mosca giorni fa. Quale sia la reazione talebana alle aperture di Ginevra ancora non si sa ma quel che si legge sul sito della guerriglia parla chiaro su come sia considerato Ghani, a capo di un esecutivo che “non ha diritto di essere chiamato governo”. Negziati? “Il capo del presunto Consiglio di “Pace” Karim Khalili – scrivono – dice che i nostri leader hanno tenuto videoconferenze e sono in contatto via lettera. Rifiutiamo categoricamente questa propaganda. Nessuno di loro ha contattato alcuna istituzione, né ci sono state videoconferenze o lettere”.

Intanto in Afghanistan si continua a morire. Nella provincia di Helmand, nel distretto di Garmsir, ieri 30 civili, tra cui donne e bambini, sarebbero rimasti vittime di un bombardamento degli Stati Uniti mentre a Kabul l’attentato che ieri pomeriggio, mentre a Ginevra si firmavano le dichiarazioni congiunte, ha colpito nella Kabul la struttura che ospita l’agenzia di sicurezza privata G4S con sede a Londra è sembrato a molti una risposta indiretta alle aperture del presidente. 

Nell’immagine di copertina il simbolo della città di Ginevra

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