L’Italia ripudia la guerra (a volte)

di Andrea Tomasi

L’Italia esporta cultura (non quanto si vorrebbe) e gastronomia, ma siamo «campioni» anche nella morte. Nel 2016 le esportazioni italiane di armamenti hanno raggiunto 14,6 miliardi di euro, con un aumento dell’85,7% rispetto ai 7,9 miliardi del 2015. Lo si apprende dalla Relazione annuale al Parlamento in materia di armamenti, inviata dalla Presidenza del Consiglio.

I dati sono stati resi noti attraverso l’agenzia Ansa. Il 50% del valore delle esportazioni (7,3 miliardi) deriva dalla fornitura di 28 Eurofighter della Leonardo (ex Finmeccanica) al Kuwait che sale al primo postocome mercato di sbocco per l’Italia. Seguono Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Arabia Saudita (427,5 milioni), Usa, Qatar, Norvegia e Turchia (133,4 milioni). Sono 82 i Paesi che acquistano i nostri prodotti, permettendoci di collocarci ai primi posti nella graduatoria mondiale per penetrazione del mercato

Siccome sappiamo che il futuro è la «specializzazione», ecco qualche numero per spiegare in cosa il Belpaese è eccellente: oltre agli aeromobili (che pesano per 8,8 miliardi di euro), la categoria di armamenti più venduta dall’Italia è quella di “bombe, siluri razzi, missili e accessori” per 1,2 miliardi. Nel 2014 le vendite all’estero erano state di 2,9 miliardi».

Florido anche il «mercato dell’import». Anche l’incremento delle importazioni di armamenti in Italia ha raggiunto livelli record: nel 2016 ha toccato quota 612 milioni di euro (+169% rispetto al 2015). L’82% del materiale d’armamento è stato acquistato dagli Stati Uniti. Lo si apprende dalla Relazione annuale trasmessa dal governo al Parlamento sull’applicazione della Legge 185 del 1990 in materia di armamenti.

Giova qui ricordare cosa dice la Costituzione. «L’Italia – recita l’articolo 11 – ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».

Una norma che ora – in una fase in cui gli Usa ci chiedono maggiore partecipazione alla spesa per il mantenimento della Nato – viene tirata con l’elastico. Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro della Difesa Roberta Pinotti, ha varato un disegno di legge di delega al Governo per la riorganizzazione dei vertici del ministero. Tradotto: mettere mano alle strutture delle forze armate, cambiando il modello professionale e riorganizzando la formazione. Si tratta dell’applicazione del cosiddetto “Libro Bianco” della Pinotti. In una recente intervista a Repubblica il ministro dice che finora il bilancio della Difesa è stato il più colpito da tagli: «È stato così in passato. Nel primo anno del mio ministero una parte significativa degli “80 euro” (il bonus promosso da Renzi, che è sostanzialmente un credito Irpef riconosciuto dal datore di lavoro al lavoratore dipendente direttamente in busta paga, ndr) è stata coperta con tagli al nostro bilancio ma da allora la consapevolezza è cambiata. In parte perché la sicurezza è diventata un bene più pregiato, ma in parte dipende anche dal lavoro che abbiamo fatto spiegando l’importanza della Difesa. Quest’anno c’è stato un lieve incremento e siamo all’1,18 per cento del Pil pari a circa 23 miliardi».

Quindi aumenta la spesa italiana in armamenti per venire incontro alle esigenze statunitensi, anche se Pinotti dice non si può chiedere al Paese di arrivare al 2% delle intese Nato, non oggi. «Ma si può fare di più e soprattutto di meglio. Incrementare le risorse con piani credibili e sostenibili mentre lavoriamo perché una maggiore integrazione europea porti ad avere economie di scala». Il “meglio” – teorizza – si potrà ottenere con la traduzione in legge del suo “Libro Bianco”.

Con il “pacchetto Pinotti” viene fatta una serie di modifiche all’attuale codice dell’ordinamento militare. Fra le novità principali vi è l’eliminazione di pesi e contrappesi di garanzia: al Capo di Stato Maggiore della Difesa vengono attribuiti più poteri anche sotto l’aspetto tecnico-amministrativo. Ad esempio presiederà tutte le commissioni di avanzamento di carriera. E poi arriveranno civili in posizione di vertice (Segretariato Generale e Direzione Armamenti). Il rischio – dicono i critici – è che nomine e decisioni siano frutto di cordate di partito, nella migliore delle ipotesi.

 

http://www.repubblica.it/politica/2017/03/01/news/pinotti_cosi_cambia_la_difesa_nasce_il_pentagono_italiano_meno_comandi_piu_giovani-159480731/

http://www.lultimaribattuta.it/60255_libro-bianco-difesa-pinotti

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/04/27/boom-di-export-delle-armi-per-litalia-85-rispetto-al-2015-_9f779f87-fb1b-4199-94f5-9771f39952ba.html

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