L’ombra della violenza sulle urne congolesi

Il 20 dicembre nella Repubblica Democratica del Congo si tengono le  presidenziali

di Sarvish Waheed

Il 20 dicembre, nella Repubblica Democratica del Congo, si terranno le elezioni presidenziali. L’attuale Presidente in carica Fèlix Tshisekedi cercherà di riconfermarsi in un clima di guerra e tensione. Fra i candidati avversari spunta anche il nome del ginecologo Denis Mukwege, Premio Nobel per la pace nel 2018. Il clima di costante guerra, miseria e crudeltà permea la Repubblica Democratica del Congo che non sembra riuscire a trovare pace. All’alba delle elezioni presidenziali programmate per il 20 dicembre 2023, la popolazione congolese continua a vivere in circostanze estremamente pericolose dove, i diritti umani, sono perennemente calpestati. Più di 120 gruppi armati ribelli terrorizzano i civili, soprattutto nella regione del Nord Kivu e Sud Kivu, facendo così cadere nel baratro il Nordest del Paese.

Durante gli ultimi scontri a fuoco con le milizie, le forze armate governative (FARDC) si sono macchiate anch’esse di crimini di guerra. Abusi sessuali, torture ed esecuzioni hanno esacerbato un contesto estremamente efferato imponendo regole completamente opposte rispetto alle leggi del diritto internazionale. Le offensive condotte dalle FARDC hanno trovato resistenza per anni in queste regioni. Il casus belli è ormai noto: il controllo delle risorse naturali; fra i gruppi ribelli, anche questa volta, si sono distinti i miliziani filo-tutsi del March 23 Movement (M23).

Circa 7 milioni di sfollati cercano di scappare dalle operazioni belliche delle varie fazioni: è un numero record e in costante aumento in un Paese che è vittima dei combattimenti ormai da anni. Oltre alle persone che hanno lasciato le proprie case nelle ultime settimane, già in 600 mila – in precedenza – avevano trovato riparo nei campi temporanei per sfollati interni nella città di Goma. Secondo l’UNJHRO, l’esercito governativo, ha sistematicamente fatto in modo di ostacolare giornalisti ed attivisti nelle investigazioni sui crimini di guerra. In attesa delle elezioni, le autorità congolesi hanno respinto con estrema violenza manifestazioni pacifiche e arrestato reporter.

Le FARDC, insieme alle forze di peacekeeping in Congo (MONUSCO), non sono mai realmente state in grado di fermare l’M23 e altri gruppi come la CODECO, lasciando che questi uccidessero – non solo negli ultimi giorni – centinaia di civili. Le autorità governative, durante il conflitto, hanno negato l’accesso ai civili a cure mediche. Onesphore Sematumba, analista per l’International Crisis Group, ha dichiarato che il governo congolese si sta servendo di una milizia che porta il nome di Wazalendo. Ed è proprio lo scontro fra l’M23 e Wazalendo che ha creato ulteriori dissapori, morti e sfollati negli ultimi giorni. Sempre secondo Sematumba, l’accordo con questo gruppo extra-governativo avrebbe avuto il chiaro intento di utilizzare un’ulteriore arma per sconfiggere i dissidenti dell’M23 prima delle elezioni.

Nella città di Munigi, vicino a Goma, alcuni testimoni hanno raccontato delle condizioni precarie di vita della gente. Molti sfollati vivono in tende di fortuna fatte di plastica, i servizi igienico sanitari sono assenti o assolutamente non a norma. Le malattie e le infezioni si diffondono a macchia d’olio e ai morti non è possibile dare degna sepoltura. I civili, devono recarsi a Goma per elemosinare, oppure, per raccogliere legname presso il Virunga National Park per poi destinarlo alla vendita. Sempre secondo le testimonianze locali, 36 persone sono state uccise durante il viaggio verso la città alla ricerca di soldi.

L’M23 al momento ha il controllo delle zone di Masisi e Rutshuru e quindi sarà impossibile per i locali andare a votare in occasione delle elezioni presidenziali. Procurarsi la documentazione necessaria per votare è possibile solo per chi ha il denaro per viaggiare versi gli uffici appositi. Molte persone perdono le proprie tessere elettorali durante la fuga dai conflitti. Sullo sfondo, le campagne elettorali, si fanno anch’esse accese e violente, andando ad aggiungere aggressività ad una situazione già da tempo compromessa.

In copertina Kinshasa. Foto Monusco

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